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Una doppia celebrazione per San Marone manifesta la divisione tra i cristiani libanesi PDF Stampa E-mail
Martedì 09 Febbraio 2010 00:00
Beirut (AsiaNews) - La divisione esistente tra i cristiani libanesi - politicamente presenti tra i partiti di governo e quelli all’opposizione - si evidenzia, oggi, in una doppia messa per San Marone, il “padre” della Chiesa libanese, del quale ricorre oggi la festa, particolarmente solenne quest’anno, nel quale si commemorano i 1600 anni della morte. Il patriarca maronita Nasrallah Sfeir e le principali autorità statali celebrano la ricorrenza a Beirut, nella chiesa di San Giorgio. Ci saranno il presidente Michel Suleiman (cristiano), il presidente del Parlamento, Nabih Berri (sciita), il premier Saad Hariri (sunnita) e numerosi deputati, tra i quali il presidente delle Forze libanesi, Samir Geagea.
Un altro rito viene celebrato in Siria, a Brad, non lontano da Aleppo, e vede la partecipazione di esponenti politici come Michel Aoun e Suleiman Franjieh, cristiani alleati di Hezbollah, dell’ex presidente Emile Lahoud e del ministro Jebran Bassil ed anche del consigliere politico del presidente siriano Bashar el-Assad, la signora Bouthaina Shaaban.
 
“La nostra visita oggi ad Aleppo - ha commentato Aoun - ha un’importanza storica, perché apre un nuovo percorso per far rivivere la cultura dei cristiani orientali, perché la Chiesa cristiana è nata qui”. Anche Franjieh ha sottolineato gli aspetti religiosi della sua presenza, anche se si è detto orgoglioso di far parte del fronte che comprende siriani e iraniani.
 
Nessun riferimento alla vicenda nell’omelia di oggi del patriarca Sfeir, che ha rivendicato il ruolo dei maroniti a favore della convivenza religiosa nel Paese.
 
Della doppia celebrazione hanno invece parlato ambienti del patriarcato citati dal quotidiano Ad-Diyar. Essi sostingono che “quanto accade a Brad è un tentativo di colpire il Patriarcato maronita e lasciar intendere che c’è un’autorità cristiana che può prendere decisioni per indebolire la Chiesa maronita”.
 
Una risposta indiretta può essere vista anche in alcune frasi del messaggio per la Quaresima del cardinale Sfeir, reso pubblico ieri. In esso il patriarca scrive tra l’altro che “il centro di gravità dei maroniti si trova in Libano” e che “i maroniti hanno scritto il loro primo e vero libro di storia non sulle pagine di carta, ma sul libro della terra libanese”.
  
Esplicito, invece, Geagea, per il quale “le personalità politiche che sono andate a Brad non l’hanno fatto per San Marone, ma per motivi politici”. (PD)

© Asia News - 9 febbraio 2010


SI APRE OGGI IL GIUBILEO DEI 1600 ANNI DELLA MORTE DI SAN MARONE, PADRE DEI MARONITI
Si apre oggi (per chiudersi il 2 marzo 2011), giorno della sua festa liturgica, il Giubileo dei 1600 anni della morte di san Marone, eremita, sacerdote e padre della chiesa libanese. Ad annunciarlo, nella sua 25° lettera pastorale “San Marone, i maroniti e il Libano” è il card. Mar Nasrallah Boutros Sfeir, patriarca maronita. “Il Giubileo – si legge – ha lo scopo di pregare, pensare, pentirsi, tornare indietro nella storia, meditarla, apprenderne la lezione, per disegnare una nuova strategia per la nostra Chiesa nel Terzo Millennio”. Per il patriarca, “celebrando questo Giubileo la Chiesa maronita risponde a tre desideri: tempo come dimensione per Dio, questo è un anno a Lui consacrato, il Sinodo come un palcoscenico nella storia della nostra chiesa, che vive nella sinodalità, e Giubileo come anno della giustizia, della riconciliazione e del pentimento, un anno di grazie speciali per le persone e per le comunità. Un anno di gioia non solo interiore ma che deve riflettersi anche all’esterno”. Per organizzare al meglio gli eventi di questo anno la chiesa maronita ha istituito un Comitato guidato dal vescovo, mons. Boulos Emile Saade, coadiuvato da mons. Youssef Anis Abi Aad e mons. Semaan Atallah e Youssef Mahfouz. Ne fanno parte anche rappresentanti di ordini religiosi e fedeli laici.

1600 years from the death of Saint Maron, hermit, priest and father of the Lebanese Church; the jubilee opens today (until 2 March 2011), the day of his liturgical feast. It was announced by Card. Mar Nasrallah Boutros Sfeir, Maronite Patriarch, in his 25th pastoral letter “St. Maron, Maronites and Lebanon”. “The purpose of the Jubilee – it is written in the letter – is praying, thinking, repenting, going back in history, meditating it, learning its lesson, to depict a new strategy for our Church in the Third Millennium”. According to the Patriarch, “celebrating this Jubilee, the Maronite Church meets three wishes: time as dimension for God; this year is consecrated to Him; the Synod as a stage in the history of our Church, which lives in sinodality, and Jubilee as year of justice, reconciliation and repentance, a year of special graces for people and communities. A year of joy, not only inner joy, but a joy which will also be reflected outside”. To organise this year's events in the best way, the Maronite Church set up a Committee led by the bishop, Msgr. Boulos Emile Saade, supported by Msgr. Youssef Anis Abi Aad, Msgr. Semaan Atallah and Youssef Mahfouz. Representatives of religious orders and lay believers are also part of it.

© SIr - 9 febbraio 2010


San Marone:

Assai ammirato dal celeberrimo Giovanni Crisostomo, San Marone visse a cavallo tra il IV ed il V secolo, eremita nei pressi della città di Ciro in Siria. Pur possedendo una capanna coperta di pelli di capra, si narra che ne abbia poco usufruito, vivendo principalmente all’aperto. Fu fedele discepolo di San Zebino, il quale era solito dispensare consigli estremamente succinti per poter trascorrere il maggior tempo possibile conversando con Dio. Scovate le rovine di un tempio pagano, Marone volle dedicarlo all’unico vero Dio, trasformandolo così nel suo luogo privilegiato di preghiera. Coloro che vi si recavano per consultarsi con il santo e per chiedergli consiglio non solo erano accolti con cortesia, ma venivano inoltre invitati ad unirsi a lui nell’orazione, cosa che spesso consisteva nel vegliare per l’intera notte. Si guadagnò la fama di taumaturgo, compiendo prodigiose guarigioni sia fisiche che psichiche, ma anche la sua reputazione quale direttore spirituale non fu da meno. Molti dei suoi ammiratori maturarono poi la decisione di farsi monaci o eremiti ed il vescovo Teodoreto di Ciro giunse a testimoniare che tutti i monaci della sua diocesi fossero stati istruiti da Marone.
Il santo eremita morì dopo una breve malattia, logorato dai rigori della sua vita, ma non è ben definita la data esatta della sua morte, da collocarsi comunque nella prima metà del V secolo. Purtroppo non si hanno notizie più approfondite e storicamente attendibili su questo santo, nonostante la sua popolarità. Alcune province confinanti si contesero il possesso dei suoi resti, che infine furono tumulati nel celebre monastero di Beth-Maron, nella regione siriana di Apamea, nei pressi della fonte del fiume Oronte. La Chiesa definita “maronita” afferma di aver avuto origine proprio in quel luogo e venera il santo eremita come proprio fondatore, facendone memoria anche nel canone della loro Divina Liturgia. Per alcuni storici è tuttavia difficile che le origini dei cristiani maroniti risalgano oltre il VII secolo, quando cioè si separarono dalla Chiesa adottando il monoteismo, eresia condannata dal concilio di Calcedonia nel 680. Il loro nome sarebbe collegato con maggiore probabilità al leggendario Giovanni Marone, da essi venerato anch’egli come santo, che fu monaco a Beth-Maron e nel 676 divenne vescovo di Botira su insistenza del patriarca monotelita Macario e primo patriarca maronita.
Distrutto dagli invasori arabi nel X secolo, il monastero fu ricostruito a Kefr-Nay nel distretto di Botira e qui venne traslata la testa di San Marone. Nel 1182, durante le crociate, ben quarantamila maroniti si convertirono al cattolicesimo e da allora la loro Chiesa rimase sempre unita a Roma, pur mantenendo una propria liturgia ed un proprio calendario. Sotto la protezione della Chiesa Cattolica i maroniti conobbero un periodo di prosperità e nel 1584 papa Gregorio fondò a Roma un collegio maronita che attirò le attenzioni di molti studiosi. Il XIX fu però il Venerdì Santo della Chiesa maronita: nel 1860 molti furono massacrati e patirono terribilmente per mano dei turchi, l’abate di Deir el-Khamar fu orribilmente torturato e circa sedicimila fedeli vennero espulsi dalle loro abitazioni. Nel 1926 il pontefice Pio XI beatificò un gruppo di undici vittime di tale persecuzione, capeggiato dal francescano Emanuele Ruiz Lopez, del quale facevano parte anche tre fratelli laici maroniti: trattasi dei beati Francesco, Abdel-Mooti e Raffaele Massabki. Ulteriori sanguinosi massacri colpirono i maroniti nel XX secolo, durante la prima guerra mondiale ed in Libano anche negli anni ’80.
Il Martyrologium Romanum commemora San Marone, presunto fondatore di questa grande Chiesa orientale, in data 9 febbraio, mentre i sinassari bizantini lo ricordano al 14 febbraio.

© http://www.santiebeati.it/


ROMA, mercoledì, 13 febbraio 2008 (ZENIT.org).- “Dire San Marone vuole dire Libano. Elogiare San Marone è riconoscere la grandezza e le possibilità anche attuali del Libano”. E’ quello che ha detto il Cardinal Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, durante la celebrazione della festa di San Marone, Patrono della Chiesa maronita e dei libanesi.

“I Maroniti – ha detto il 9 febbraio il porporato – , ovunque siano, si fermano per questa ricorrenza e celebrano la divina liturgia per attingere forza dall’amore di Cristo. Si fermano per riaffermare che nel nome glorioso di San Marone si trova uno dei piu alti simboli dell’identità stessa del popolo libanese”.

Rivolgendo un pensiero alla crisi attraversata da questo Paese, il Cardinale ha poi aggiunto: “Ci ritroviamo con la stessa gioia e con la stessa proccupazione a pregare per il Libano perché viva sempre nella liberta e nella pace, perche si ricompongano presto la concordia interna, la completa sovranità, il ripristino delle piene funzioni delle alte istituzioni dello Stato”.

Il Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali ha poi ricordato le parole del Santo Padre davanti al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il 7 gennaio scorso, il quale aveva invitato i responsabili della vita pubblica a mettere da parte “gli interessi particolari” per “impegnarsi sul cammino del dialogo e della riconciliazione”.

“Solo in questa maniera il Paese potrà progredire nella stabilità ed essere nuovamente un esempio di convivialità fra le comunità – ha sottolineato –. Solo su queste prospettive il Paese potrà progredire ed essere nuovamente un esempio di convivialita”.

Dopo la messa nella sede del patriarcato maronita a Roma, il Cardinal Sandri ha fatto giungere attraverso ZENIT un saluto al Cardinale Nasrallah Sfeir, Patriarca della Chiesa Maronita, e al popolo libanese.

“Il Libano – ha detto – grazie ai Maroniti ha contribuito a intavolare un dialogo molto cordiale e fruttifero con gli arabi di tutti gli altri Paesi, con i musulmani e le altre Chiese”.

Il Cardinale ha poi detto di pregare perché il Libano “trovi le strade della riconciliazione e possa di nuovo rifare tutte le sue istituzioni e cosi contribuire al bene del paese”.

“Con il Papa – ha poi concluso – preghiamo per il Libano, chiediamo al Signore per intercessione di San Marone pace e prosperita per tutti i suoi abitanti”.


© ZENIT - 14 febbraio 2008 Quote this article on your site

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