Sakineh, sospesa la sentenza di lapidazione
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Mercoledì 08 Settembre 2010
Le autorità iraniane hanno sospeso la condanna a morte tramite lapidazione contro Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna condannata per adulterio e complicità nell'omicidio del marito. Lo ha riferito oggi il ministro degli esteri iraniano Ramin Mehmanparast alla televisione di stato iraniana in lingua inglese Press Tv. «Il verdetto è stato fermato ed è al momento sotto revisione», ha detto Mehmanparast.
Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 anni e due figli, era stata condannata nel maggio 2006 per "relazione illegale" con due uomini e aveva immediatamente ricevuto una prima condanna di 99 frustrate. La donna è stata anche accusata di coinvolgimento nell'omicidio del marito da parte del cugino Issa Taheri, condannato all'impiccagione. In quell'occasione Sakineh era stata assolta ma, poco dopo, i giudici avevano riaperto il dossie d'adulterio e condannato Sakineh a 10 anni di prigione e successivamente, alla lapidazione. In un'intervista telefonica il ministro Mehmanparast ha fatto sapere che la Corte sta ancora indagane sulle accuse di omicidio. La lapidazione in Iran esiste dal 1979 quando con la rivoluzione islamica fu introdotta la legge della Sharia. «È un caso come tutti gli altri - ha detto il ministro - si tratta di un dossier come molti altri che esistono in altri paesi».
«La decisione di sospendere la sentenza nei confronti di Sakineh è un grande gesto di ragionevolezza da parte delle autorità iraniane e un'importante vittoria di tutti coloro che si sono mobilitati per la difesa dei diritti umani. Questo significa che quando tutta la società civile si attiva per un obiettivo di alto profilo, alla fine si riescono ad ottenere validi risultati», ha dichiarato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. © Avvenire - 8 settembre 2010