24 Maggio 2012

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Speranze e timori dei cristiani in Egitto

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041q06aIL CAIRO, 18. Sentimenti di speranza e di fiducia si accompagnano ad alcune incognite nella vita dei cristiani in Egitto, dopo le tumultose e imprevedibili manifestazioni di protesta popolare che hanno portato alle dimissioni del presidente Hosni Mubarak. Tra i Paesi del Vicino Oriente, l'Egitto è quello che conta la comunità cristiana più numerosa: circa il dieci per cento della popolazione - secondo le stime più ricorrenti - pari a ottantaquattro milioni di cittadini, sebbene l'istituto Pew Research Center negli Stati Uniti metta in rilievo che i censimenti finora condotti offrano percentuali differenti tra loro e, pertanto, in qualche caso la reale consistenza numerica potrebbe essere stata anche sottostimata o sovrastimata. I cristiani comunque sono sostanzialmente in attesa di vedere quali saranno gli sviluppi politici e se il ruolo dei partiti islamici avrà un peso più consistente nel nuovo assetto istituzionale del Paese.
In un colloquio con "L'Osservatore Romano", il cardinale Antonios Naguib, patriarca di Alessandria dei Copti, ha sottolineato che "tutti insieme, cristiani e musulmani, stanno pregando per la pace e la democrazia, senza differenze religiose". Il nunzio apostolico in Egitto, Michael Louis Fitzgerald, ha ribadito che attualmente "il sentimento predominante è la speranza" e che c'è stata "grande solidarietà tra i cristiani e i musulmani da quando sono iniziate le manifestazioni". E ha aggiunto: "Spero che questa situazione continui nel "nuovo Egitto"".
Anche dalla rete internazionale delle organizzazioni umanitarie si rileva il crescente clima di fiducia: "Dalle conversazioni che abbiamo con i volontari - afferma il presidente di Open Doors Usa - sappiamo che le comunità religiose sono rallegrate da questa opportunità per l'Egitto"; ma al contempo, puntualizza, "sono realiste" di fronte ai nuovi scenari politici che scaturiranno soprattutto a seguito del previsto referendum sugli emendamenti alla Costituzione. Il timore delle violenze resta comunque vivo tra la popolazione cristiana e l'auspicio è soprattutto quello che il processo democratico determini condizioni di sicurezza per le minoranze. Il pastore della Kasr El Dobara Evangelical Church al Cairo, Sameh Maurice, esprime la speranza che sia posta fine alla discriminazione.
I membri della comunità evangelica hanno accolto con molto ottimismo l'avvio del cambiamento come, è specificato, "una sorta di liberazione". Si tratta, per il pastore, "di un grande passo verso la reale libertà di parola, verso la vera democrazia e speriamo verso la libertà di religione". Dipenderà, chiaramente, dalla volontà di ritagliare alla comunità cristiana un posto di rilievo nella costruzione del nuovo Egitto.

(©L'Osservatore Romano - 19 febbraio 2011)


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