23 Maggio 2012

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IRAQ: PATRIARCA, DAL 2003 SONO PARTITI 65MILA CRISTIANI

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Baghdad_4689967612b4e (AGI) - Baghdad, 3 feb. - "I cristiani in Iraq sono non meno di 800mila, ma dal 2003 tra i 60 e i 65mila hanno lasciato il Paese": la stima e' del patriarca della chiesa cattolica-caldea, Emmanuel III Delly, intervistato dall'Agi nella sua residenza di Baghdad. Il patriarca, che parla bene l'italiano grazie agli studi e l'ordinazione a Roma, ci tiene a far sapere che il dramma che stanno vivendo i cristiani, soprattutto dopo l'attentato del 31 ottobre alla cattedrale di Nostra Signora del Perpetuo soccorso, e' lo stesso che vive tutto l'Iraq. "Di musulmani all'estero ne sono fuggiti quattro milioni", puntualizza. Il patriarca non vede un'emergenza specifica legata alla persecuzione dei cristiani in Iraq, tanto e' vero che i leader musulmani del Paese sono stati "i primi a condannare la strage nella cattedrale". Tuttavia ammette che talvolta ci sono delle discriminazioni. "Questo, pero', puo' avvenire in qualsiasi famiglia, quando si predilige un figlio a un altro", osserva, "e' facile che un musulmano preferisca trattare con un musulmano come un cristiano puo' privilegiare i rapporti con un altro cristiano. Ma tutti siamo parte della grande famiglia irachena e non c'e' una minoranza con diritti speciali e una maggioranza con altri diritti". Del resto, sottolinea, "ci sono 30-40 chiese solo a Baghdad e non c'e' nessuna difficolta' per costruirne di nuove". L'idea di una sola "grande famiglia irachena" vale anche per la condanna a morte di Tareq Aziz, per la quale dall'Europa si levano appelli alla clemenza che puntano soprattutto sul fatto l'ex vice di Saddam Hussein e' cristiano. "Lui e' come tutti gli altri, deve rispondere alla legge", sottolinea Emmanuel III Delly. Il Patriarca di Babilonia, che riveste questo incarico dal 2003, ritiene che il vero problema sia fare in modo che i cristiani non lascino il Paese. "Dopo l'attentato alcuni cristiani hanno avuto paura, qualcuno e' fuggito all'estero, ma noi non abbiamo avuto alcuna minaccia diretta in quanto cristiani". Anche l'Italia puo' fornire un aiuto, e' l'appello del patriarca, "accogliendo i nostri giovani che desiderano studiare in Italia o in Europa ma per poi tornare in Iraq". Sulla possibilita' di un futuro di convivenza e sviluppo per l'Iraq Emmanuel III Delly e' moderatamente fiducioso: "Sono ottimista ma non sono un profeta", sono le parole con cui si congeda al termine dell'intervista. (AGI) .

© AGI News - 3 febbraio 2011


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Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Febbraio 2011 21:48
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