Le Nazioni Unite chiedono più protezione per i cristiani in Iraq
Baghdad, 16. Le Nazioni Uniti chiedono di aumentare la protezione dei cristiani in Iraq dopo la serie di attentati che nei giorni scorsi hanno coinvolto alcune chiese. L'inviato speciale dell'organizzazione internazionale, Ad Melkert - riferisce l'agenzia Baghdadhope - si è appellato a tutte le parti in causa, incluso il Governo, perché vengano rafforzate le misure per preservare nel Paese la diversità culturale, etnica e religiosa delle minoranze. "Questa campagna - ha sottolineato Melkert - mira a terrorizzare i gruppi vulnerabili e a impedire la coesistenza pacifica dei diversi gruppi religiosi in quella che era una delle culle mondiali della diversità etnica e religiosa". L'Onu nel passato aveva fra l'altro lanciato un piano di aiuti per oltre duemila famiglie fuggite da Mosul in seguito alle violenze.
L'intervento delle Istituzioni europee a difesa della libertà religiosa è stato, invece, al centro di un'interrogazione al Parlamento italiano del deputato Mario Mauro. "Di fronte agli ennesimi episodi nei quali ci si avvale dello spargimento di sangue innocente - ha detto il deputato - per far desistere l'uomo che ricerca la fede e dimostra nuovamente le continue persecuzioni ostili e barbare che si perpetrano ogni giorno nei confronti dei cristiani in molte parti del mondo, chiedo alla Commissione europea e al Consiglio se e in che modo intendono sollecitare la comunità internazionale a una vera e propria ingerenza umanitaria negli Stati dove la libertà religiosa è sistematicamente calpestata".
Intanto, nella capitale Baghdad, si sono celebrati i funerali di due vittime cristiane dell'attentato che ha coinvolto la chiesa di Santa Maria. Il vescovo ausiliare di Baghdad dei Caldei, Shlemon Warduni, ha presieduto il rito funebre. "Siamo qui per pregare nostro Signore - ha affermato il presule - affinché doni vita eterna ai cristiani e affinché dia pace e consolazione alle loro famiglie e pace e sicurezza alla nazione". Nonostante le violenze alcune centinaia di famiglie della comunità cristiana, che erano fuggite da Mosul e Kirkuk, hanno fatto rientro nelle loro case nei mesi scorsi. L'arcivescovo di Kerkûk dei Caldei, Louis Sako, ha evidenziato che "la situazione in Iraq sembra migliorare, anche se permangono episodi di violenza a opera di elementi che non vogliono la stabilità del Paese. Le violenze servono ad alimentare un clima di paura e sono un tentativo di dominare sugli altri". Un deputato cristiano del Parlamento iracheno, Younadem Kana, ha spiegato che "si tratta di attacchi sistematici e organizzati da gruppi di militanti che vogliono colpire gli iracheni e i cristiani in particolare". "Il loro scopo - ha specificato - è dire al mondo che la situazione è insostenibile e che il Governo iracheno non è in grado di mantenere la sicurezza dopo il ritiro delle truppe statunitensi iniziato lo scorso 30 giugno". Kana ha quindi lanciato un appello al Governo affinché garantisca la protezione ai luoghi di culto.
(©L'Osservatore Romano - 17 luglio 2009)