Islamabad, 4. La comunità cristiana in Pakistan è immersa nel dolore dopo gli attacchi perpetrati dagli estremisti islamici nei villaggi di Korian e Gojra, avvenuti a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. Nelle due zone per ora è tornata la calma, ma la tensione resta alta perché si temono ulteriori violenze.
La Chiesa cattolica chiede al Governo un intervento deciso per garantire la sicurezza. L'arcivescovo di Lahore, Lawrence John Saldanha, ha intanto annunciato una serie di incontri con le autorità statali alle quali si obietta di non aver adottato tutte le misure necessarie per difendere la popolazione.
"La comunità cristiana - afferma l'arcivescovo - ha subito due attacchi premeditati. Nel primo (quello di Korian, ndr) fortunatamente non vi sono state vittime. Nell'altro, invece, (quello di Gojra, ndr) le persone non erano preparate a fronteggiare l'assalto e vi sono stati dei morti". Attualmente, il numero esatto delle vittime non è ancora stato accertato: finora sarebbero otto o più. La Chiesa denuncia che dietro agli attacchi c'è la mano del movimento estremista islamico Sipah-e-Sahaba, considerato fuorilegge dal Governo pachistano. "Ci sono indicazioni - specifica il vescovo di Faisalabad, Joseph Coutts - che fanno pensare che gli attacchi a Korian e a Gojra siano stati istigati dal movimento fondamentalista, messo al bando dalle stesse autorità statali, che vuole "purificare" il Pakistan, tentando d'instaurare un regime teocratico".
C'è dunque in atto un piano preciso dei fondamentalisti islamici per provocare tensioni religiose al fine di minare le fondamenta della democrazia nel Paese. "Dobbiamo - lamenta l'arcivescovo Saldanha - difenderci da soli da attacchi premeditati che prendono di mira la minoranza cristiana. Per questo è necessario tenere un basso profilo ed evitare che gli estremisti islamici trovino ulteriori pretesti per commettere violenze a sfondo religioso".
A confermare le preoccupazioni è anche il segretario esecutivo della Commissione nazionale di giustizia e pace (Ncjp) della Chiesa cattolica in Pakistan che ha sottolineato: "Riceviamo continuamente lettere di minacce. La situazione è delicata e la tensione palpabile. Non si tratta di attacchi isolati ma di una precisa strategia". L'organismo della Chiesa cattolica ha anche diramato un comunicato nel quale si chiede alle autorità governative "di sradicare le radici alla base dell'intolleranza religiosa nel Paese". Fra l'altro nel comunicato si ribadisce che il Governo deve risolvere la questione legata alla legge sulla blasfemia, uno strumento che "crea odio e divisione".
Da parte sua, come già accennato, la Chiesa locale ha creato un comitato, comprendente due vescovi, tre sacerdoti e alcuni consiglieri, con il compito di prendere contatti con i leader religiosi e politici islamici per trovare una via di riconciliazione e porre fine agli atti d'intolleranza.
Il Governo del Pakistan ha risposto predisponendo alcune misure di emergenza: il presidente della Repubblica Asif Ali Zardari ha ordinato al ministro per le Minoranze, Shahbaz Bhatti, di restare nella zona di Gorja finché la situazione non tornerà alla normalità. Il primo ministro, Yousuf Raza Gilani, inoltre, ha chiesto al governatore del Punjab, Shahbaz Sharif, di intraprendere forti azioni contro i colpevoli degli assalti ai due villaggi.
Il Governo ha anche reso noto la formazione di un'apposita commissione d'inchiesta sulla vicenda.
Apprese le notizie provenienti dal Pakistan, il segretario generale del World Council of Churches (Wcc), Samuel Kobia, ha inviato, ieri, al presidente Zardari una lettera, nella quale si esortano le autorità ad adottare misure atte a fermare le violenze. "Vostra Eccellenza il World Council of Churches - è fra l'altro scritto nella missiva - considera il massacro avvenuto a Gojra e gli attacchi che si sono succeduti negli ultimi tre giorni come un elemento di grave preoccupazione". "Noi crediamo - è aggiunto - che sia responsabilità dello Stato provvedere alla sicurezza di tutti i cittadini, in particolare in una regione (quella del Punjab, ndr) dove esiste un alto rischio di tensioni e violenze". "Ci appelliamo a Vostra Eccellenza - si conclude - al fine di prendere le necessarie misure nei confronti dei responsabili dei gravi e ingiustificati attacchi contro la minoranza cristiana a Gojra e di garantire l'incolumità e la sicurezza alle persone vittime degli scontri".
Ieri è stato il primo giorno di lutto nel Paese asiatico: le scuole e le università cristiane sono rimaste chiuse in segno di vicinanza alle famiglie delle persone uccise a Gojra e anche come forma di protesta contro il clima di odio instaurato nei confronti della comunità cristiana. La situazione, come già accennato, appare per il momento relativamente calma nonostante le preoccupazioni degli abitanti del villaggio. Truppe paramilitari e agenti di polizia stanno ancora controllando le strade di Gojra e quelle di altri villaggi vicini. Secondo quanto riferito dalle autorità sarebbero almeno 200 le persone arrestate in Pakistan in relazione agli attacchi. Ne ha dato notizia il responsabile dell'ordine pubblico nel Punjab, Rana Sana, che ha deciso di affiancare le truppe paramilitari ai poliziotti proprio per garantire un più efficace controllo del territorio.
Il pretesto per attaccare i cristiani è spesso quello accusarli di blasfemia. Prima dell'attacco a Gojra, il villaggio di Korian è stato devastato dopo un raid condotto da migliaia di musulmani. Qui il pretesto per l'attacco a Korian, per esempio, era stato il ritrovamento alcuni giorni prima, nei pressi di una casa abitata da cristiani, di alcune pagine di un testo contenenti iscrizioni islamiche.
In Pakistan vige una legge penale che condanna "quanti con parole o scritti, gesti o rappresentazioni visibili, con insinuazioni dirette o indirette, insultano il sacro nome del Profeta Maometto". In particolare, la disposizione che permette di mettere in carcere il presunto trasgressore, sulla base di semplici dichiarazioni orali fatte da qualsiasi cittadino, favorisce talvolta l'utilizzo della legge come strumento di vendetta da parte degli estremisti islamici.
Il nunzio apostolico in Pakistan, l'arcivescovo titolare di Montecorvino, Adolfo Tito Yllana, ha spiegato che "pur essendo perpetrati da gruppi estremisti, questi terribili atti trovano spesso un pretesto nella legge sulla blasfemia. La legge sulla blasfemia, e tutti qui lo sanno, viene utilizzata proprio contro le minoranze, come i cristiani". Il nunzio aggiunge che "queste accuse di blasfemia che sono state lanciate contro i cristiani non hanno alcun fondamento". La violenza si innesca così, afferma il nunzio: "Un grande capo religioso comincia a gridare: questi sono infedeli, dobbiamo eliminarli, ucciderli perché hanno dissacrato". "Anche le autorità - conclude il nunzio - sanno che la presenza cristiana è per il rispetto reciproco, per l'aiuto, perché molti funzionari hanno studiato nelle nostre scuole, peró nonostante ciò non vedono quel che accade".
(©L'Osservatore Romano - 5 agosto 2009)