Tratto dalla “Rivista di Studi Politici” numero 2/2010
Fausto Fasciani (*)
Ad un anno dalle elezioni legislative svoltesi il 7 giugno 2009 la vita politica e sociale libanese sembra essere entrata in una fase di relativa stabilità pure tra molte contraddizioni.
La consultazione, la prima dopo la fine della presenza militare siriana ( l’esercito di Damasco ha lasciato il paese nel 2005), ha confermato la maggioranza dello schieramento filo-occidentale “14 marzo” guidato dal Movimento del Futuro del sunnita Saad Hariri composto dal Partito Progressista Socialista del druso Walid Jumblatt, (dal quale poi si è distaccato) le Forze Libanesi di Samir Geagea e il Partito delle Falangi Libanesi di Amin Gemayel che con il 45,2% dei consensi ha ottenuto 71 seggi. L’opposizione della coalizione filo-iraniana e filo-siriana “8 marzo” formata dai due maggiori partiti sciiti Amal di Nabih Berri ed Hezbollah dello sceicco Hassan Nasrallah e dal Movimento Patriottico Libero del cristiano maronita Michel Aoun, pur avendo realizzato il 54,8% dei voti, ha mantenuto i 57 seggi dell’assemblea uscente.
I numeri non devono stupire: la legge elettorale libanese che risale al 1960 e poi modificata nel settembre scorso dopo gli accordi di Doha sottoscritti da Hezbollah, Hariri, maroniti anti- Aoun ed i filo-occidentali Drusi, di fatto è basata non sul volere popolare, ma sul consociativismo religioso al fine di stabilizzare il Libano(1)
Dopo lunghe trattative durate ben cinque mesi il premier designato Saad Hariri è così riuscito l’11 dicembre scorso nell’impresa di costituire un governo di unità nazionale composto da 30 ministeri così ripartiti: quindici alla maggioranza, dieci all’opposizione capeggiata dallo sciita Partito di Dio (Hezbollah), e cinque, tra i quali gli Interni e la Difesa, a personalità indipendenti scelti personalmente dal Capo dello Stato, il cristiano maronita Michel Suleiman.
Tra quelli assegnati alla minoranza spiccano i ministeri degli Esteri ( feudo del partito Amal del presidente del parlamento lo sciita Nabih Berri), dell’Energia, Telecomunicazioni, Industria e Turismo dati al Movimento Patriottico Libero di Aoun.(3) Ad Hezbollah, che ha avuto 12 seggi contro gli 11 di Amal ed i 19 della formazione di Aoun, sono andati “solo” due ministeri di basso profilo: Agricoltura e Sviluppo. Il Partito di Dio ha in cambio ottenuto un risultato politico importante in quanto nel decreto presidenziale che dà vita all’esecutivo si riconosce ad Hezbollah il diritto di difendere con le armi il Libano dalla minaccia israeliana. Secondo alcuni analisti occidentali l’obiettivo politico che Hezbollah persegue è quello di influenzare qualunque esecutivo, ma non di assumere il controllo dell’intero sistema politico libanese (2).
Hezbollah: resistenza armata e pragmatismo politico
a) cenni storici
Il Partito di Dio nasce come diretta conseguenza della Rivoluzione iraniana del 1979 e le due invasioni israeliane del Libano del 1978 e del 1982. Va sottolineato che già prima di questi eventi i rapporti tra gli sciiti iraniani e quelli libanesi erano molto stretti grazie agli scambi tra i religiosi delle due comunità che avvenivano nella città santa di Qom, in Iran e di Karbala e Najaf in Iraq, sedi di importanti scuole religiose dalla quale l’attivismo sciita, in lotta con il regime baathista di Saddam Hussein, si propagò verso il Libano fino ad arrivare nei Paesi del Golfo. Dunque, il nucleo originario del movimento nasce da una scissione di Amal e da una coalizione di altri gruppi sciiti radicali come il Movimento dei Diseredati (Harakat al Mahrumin) dell’Imam Musa al Sadr, figura di spicco che scompare nel nulla nel 1978 e la Chiamata Islamica (al Daw’wa al Islamiyya). In seguito ad una conferenza tenutasi a Teheran nel 1982, i principali gruppi sciiti si radunano nella valle della Bekaa dove vengono addestrati dalle Guardie della Rivoluzione iraniani. Lo stesso nome Hezbollah fu ispirato a Teheran dai massimi dirigenti della Rivoluzione dopo che i leader della nuova formazione vi si erano recati per chiedere aiuto direttamente all’ayatollah Khomeini. Hezbollah, in questa prima fase, è ispirata direttamente dai Mullah iraniani dei quali diventa la longa manus nell’area consentendo loro di esercitare una forte influenza sugli sciiti libanesi. Negli anni ‘80 Il movimento sciita, anche utilizzando altre sigle come quella di “Jihad Islamica”, mette a segno delle clamorose azioni come gli attentati alla caserma dei marines di Beirut che provoca 150 vittime fra i soldati Usa ( che poi furono ritirati) ed il dirottamento del volo TWA 847 avvenuto nel 1985 e che si conclude con la liberazione degli ostaggi dopo una settimana di trattative. Allo stesso tempo, anche la Siria, già in rapporti con Amal, prende contatto con Hezbollah. La politica siriana, mirando al mantenimento dello status quo nel paese dei Cedri, vuole impedire che uno dei due movimenti sciiti prenda il sopravvento sull’altro e, di conseguenza, la leadership della comunità sciita libanese. La tensione tra Amal ed Hezbollah sfocia in un conflitto armato per il controllo del sud del Paese che dura un anno e che si conclude con la vittoria del Partito di Dio. L’accordo di pace, il cosiddetto “Damasco 2”, concluso tra le due milizie sciite sotto la spinta iraniana e con la mediazione siriana, prevede la costituzione di due sfere d’influenza: ad Hezbollah spetta quella che si trova a ridosso della Zona di Sicurezza israeliana che va dal monte Hermon sino al Mediterraneo presidiata dall’Esercito del Libano del Sud (Els), una milizia filo-israeliana composta da truppa sciita ed ufficiali cristiani la cui azione viene resa inefficace dall’azione d’infiltrazione operata da Hezbollah.
Gli accordi di Ta’if del 1989, grazie al mutato clima internazionale determinato dalla caduta del muro di Berlino, chiudono la lunga guerra civile libanese iniziata nel 1975 e costituiscono un momento di svolta anche per Hezbollah. Il Patto Nazionale che segue all’accordo prevede, attraverso il graduale superamento del confessionalismo, l’equiparazione tra i cristiani ed i musulmani sunniti con un sistema di potere a tre (presidente della repubblica,presidente del parlamento e primo ministro assegnati ciascuno alle tre confessioni rispettivamente cristiana, sciita e sunnita) insieme ad una serie di riforme in campo economico e la definizione dello status delle truppe siriane così da realizzare l’effettiva sovranità del Libano su tutto il territorio nazionale.
Hezbollah, accettando le conclusioni degli accordi di Ta’if, inizia a praticare, anche su consiglio di Teheran specie dopo la prima Guerra del Golfo, una politica più conciliante e pragmatica nei confronti del governo di Beirut. Artefice del cambiamento è lo sceicco Hassan Nasrallah che viene eletto Segretario Generale dopo la spettacolare uccisione di Abbas Mussawi avvenuta nel 1992 ad opera dei reparti speciali israeliani infiltrati in territorio libanese. Nello stesso anno il Partito di Dio decide di presentarsi con una propria lista ed un programma (autentica novità per i partiti libanesi che sono nelle mani di una oligarchia di famiglie con gestiscono il consenso popolare) alle elezioni politiche conseguendo otto seggi. Hezbollah ha dalla sua parte il fatto di gestire una efficiente rete di servizi di welfare costituita da ospedali e centri di riabilitazione medica, scuole e fattorie finanziate da fondazioni che si occupano anche delle famiglie delle vittime e dei feriti o della ricostruzione delle abitazioni distrutte dai bombardamenti israeliani.
Hezbollah non rinuncia però al suo carattere militare e nel 1996, pur partecipando di nuovo alle elezioni parlamentari conquistando sette seggi, costituisce un’organizzazione denominata “Battaglioni Libanesi di Liberazione” allo scopo di liberare il sud del Libano dall’occupazione israeliana chiamandovi tutti i libanesi, indipendentemente dal credo religioso, a farne parte. Dal canto suo, Tel Aviv crea il Sayeret Egoz un reparto speciale dedicato al contrasto delle azioni del braccio militare di Hezbollah che riporta degli importanti successi quali l’eliminazione di importanti ufficiali israeliani e dell’Els fino al ritiro dell’esercito ebraico dalla zona avvenuto nel 2000. Nel frattempo, dal 1998 ad oggi, Hezbollah ha partecipato a tutte le consultazioni elettorali alleandosi, di volta in volta, anche con forze a lei tradizionalmente avversarie e predisponendo dei programmi elettorali alla cui base si ritrova sempre il mantenimento della rappresentatività degli sciiti fino ad ottenere nel 2004 un grande successo alle elezioni municipali superando Amal e diventando così la prima forza islamista del paese. Nel 2005, in seguito all’assassinio del premier Rafic Hariri e dopo le grandi manifestazioni anti-siriane di protesta, emergono nel paese delle posizioni contrarie al Partito di Dio. Nel 2006, in seguito all’improvvisa e breve invasione israeliana del Libano meridionale, si registrano delle forti tensioni tra i cristiani maroniti ed Hezbollah ritenuto responsabile con il rapimento dei due militari di Tel Aviv di aver provocato la guerra.
b) L’ideologia
Nel febbraio 1985 Hezbollah dà ufficialmente notizia della propria nascita mediante la diffusione della cosiddetta “Lettera aperta” (al-risal al maftuha) vero e proprio manifesto programmatico del movimento. Il documento è impregnato di caratteri antioccidentali ( si critica la Francia per l’appoggio ai cristiani maroniti), antisionisti ed antimperialisti ed in particolare la politica degli Usa e dell’ Unione Sovietica accusati entrambi di aver diviso la comunità dei credenti.
Hezbollah rivendica il diritto alla lotta armata in nome dell’Islam contro le potenze occidentali che occupano il Libano accanto alla distruzione dello Stato d’Israele e della Liberazione della Palestina e di Gerusalemme. Per quanto riguarda il Libano, la Lettera non dice nulla di esplicito anche se dal tono si evince che il Partito di Dio è favorevole all’instaurazione di una Repubblica Islamica sul modello di quella iraniana. Hezbollah, riconoscendo in maniera esplicita come autorità suprema l’imam-guida, ossia il velayat-e-faqih iraniano, si pone come un movimento inserito all’interno della tradizione islamica sciita con i suoi precetti e le sue pratiche finalizzate a stabilire un ordine islamico di derivazione divina per cui la separazione tra religione e Stato è inconcepibile. Per quanto riguarda il concetto di “Guerra Santa” ( jihad), Hezbollah è indubbiamente un movimento islamico che si rifà al concetto di jihad difensivo, inteso come il porre in essere da parte dei musulmani di tutte quelle azioni di resistenza contro ogni forma di oppressione.
Gli accordi di Ta’if hanno un ‘indubbia importanza anche per la modifica della visione politica del movimento. Hezbollah, pur non rinunciando alla resistenza armata contro Israele (jihad armato) decide di essere presente anche al Parlamento nazionale in quanto ritiene che la presenza all’interno delle istituzione è una diversa forma di lotta (jihad politico) che non significa l’accettazione del concetto occidentale di democrazia o del sistema politico libanese del quale il Partito di Dio ha sempre stigmatizzato il settarismo istituzionale affermando che ai cittadini andrebbero concessi uguali diritti e doveri prescindendo, appunto, dalla loro appartenenza confessionale o etnica.
Nel dicembre 2009 il Partito di Dio, a 25 anni di distanza dalla pubblicazione della “Lettera Aperta”, ha presentato il suo nuovo “Manifesto”. A parte la scontata e dura critica al sistema capitalistico, al modello “unipolare” che vede gli Usa potenza egemone mondiale e ad Israele definita “minaccia eterna per il Libano” e alla rivendicazione della “resistenza”, Hezbollah, dal punto di vista politico, insiste sull’abolizione del confessionalismo “forte ostacolo al raggiungimento di una vera democrazia in cui la maggioranza eletta possa governare e la minoranza elettorale possa opporsi” che può avvenire solo attraverso il “dialogo nazionale” e la “democrazia consensuale” definita “base fondamentale per la governabilità del Libano”. Il Partito di Dio dimostra anche di avere un concetto di Stato di tipo “socialdemocratico”, decentrato, ma non federalista, che interviene in economia (specie nei settori agricolo ed industriale) e garantisce a tutti i cittadini servizi sociali adeguati.
Significativa è l’affermazione secondo la quale “Il Libano ha un’identità e un’appartenenza araba” in quanto su questo punto pochi giorni prima delle elezioni del 2009 si era registrata un’aspra polemica fra lo sceicco Nasrallah ed il patriarca maronita Sfeir che, senza nominare Hizbollah, aveva paventato il rischio che il Paese, in caso di vittoria delle opposizioni, potesse perdere la propria “identità libanese e araba”(3). Definendo poi il Libano “modello di convivenza tra i seguaci delle religioni monoteiste” il Manifesto non solo denuncia che nella regione mediorientale si fomentano in modo artificioso conflitti razziali e religiosi intimidendo le minoranze, ma specifica che “ il continuo drenaggio cristiano dall’Oriente arabo ed in particolare dalla Palestina e dall’Iraq oltre che dal Libano, sono tutti fattori che minacciano la coesione delle nostre società[…..]invece di essere una fonte di ricchezza sociale e di vitalità, le diversità confessionali sembrano essere sfruttate come fattori d’incitamento alla divisione sociale”.L’analisi di Hezbollah ha molte assonanze con quella della Santa Sede che su questa tematica ha convocato in Ottobre un Sinodo sui cristiani in Medio Oriente.
Va infatti sottolineato che Benedetto XVI° ricevendo in udienza in Vaticano nel febbraio scorso il premier libanese Saad Hariri ha auspicato che “tramite l’esemplare convivenza” delle diverse comunità che lo compongono il Libano rimanga “un messaggio per la Regione mediorientale e per tutto il mondo”. D’altronde già Giovanni Paolo II° aveva definito il Libano “Paese simbolo di pluralismo e tolleranza”(4).
c) La struttura
Hezbollah, che gli Usa nel 2001 hanno inserito nell’elenco delle organizzazioni terroristiche, ma che l’Europa non considera come tale, è un movimento jihadista e, di conseguenza, tutta la sua struttura organizzativa ruota intorno alla leadership religiosa. L’organo più importante è il Consiglio della Shura composto da sette membri ( sei religiosi ed un laico) eletti per tre anni dal Consiglio centrale, un’assemblea composta da duecento dirigenti del movimento. Le decisioni del Consiglio della Shura sono definitive e vincolanti sia in campo amministrativo che religioso e, in caso di disaccordo, la questione viene demandata per la decisione al velayat-al-faqih iraniano. Il Consiglio della Shura, che nomina il Segretario Generale, ha sotto di sé sia gli apparati amministrativi (Consiglio esecutivo, Politburo, Parlamento, Consiglio dei Giudici e Consiglio del Jihad) sia quelli militari. Questi ultimi hanno relazioni buone ed istituzionalizzate con i vertici delle forze armate regolari. Fonti legate all’intelligence Usa e di Israele affermano che il braccio militare del Partito di Dio disponga di quarantamila razzi tra i quali il siriano M-600 che ha una gittata più lunga e più precisa rispetto ai modelli utilizzati in precedenza. Anche l’addestramento dei miliziani contempla la possibilità di compiere incursioni in territorio israeliano contro obiettivi sia militari che civili. D’altronde, Hezbollah ha annunciato che, in caso d’attacco, bombarderà Tel Aviv.
Il reclutamento dei membri del partito avviene secondo una procedura graduale che va dal basso verso l’alto alla fine della quale si diventa membri effettivi. Le fonti del finanziamento del Partito di Dio ufficialmente sono: i contributi iraniani, il pagamento dei credenti di un quinto del reddito, le donazioni e le operazioni finanziarie. Di recente Hezbollah ha seccamente smentito le accuse provenienti da ambienti Usa e da fonti di stampa europee di essere coinvolta nel narcotraffico.
Particolarmente importante è la strategia mediatica del Partito di Dio che sin dalla sua nascita ha filmato i suoi miliziani durante le azioni di guerra ed i video venivano poi inviati ai media occidentali. Nel 1989 fonda la televisione “Al Manar” (Il Faro) divenuto nel 2000 canale satellitare e che è stata fatta più volte oggetto di tentativi di oscuramento. Francia, Germania, Spagna ed Usa l’hanno messa al bando ed anche l’Australia sta valutando di prendere lo stesso provvedimento. Durante la guerra del 2006 l’aviazione israeliana ha bombardato più volte i suoi studi e ripetitori senza riuscire a spegnerla. Il sistema di telecomunicazioni di Hezbollah è diventato talmente importante che, per evitarne lo smantellamento ordinato dall’allora premier Fouad Siniora, le milizie del Partito di Dio il 7 maggio 2008 hanno occupato militarmente Beirut Ovest provocando una piccola guerra civile conclusasi il 13 maggio con decine di morti ed una scia di risentimento tra sunniti e sciiti che permane(5).
Conclusioni
Il governo di unità nazionale ha di fronte a sé delle sfide difficili. L’economia, della quale quest’anno si prevede una crescita del 5,8% grazie al buon andamento del settore turistico ed agli investimenti sauditi nelle costruzioni, è zavorrata dall’enorme debito pubblico (160% del Pil) e dal ridimensionamento dei flussi di valuta dall’estero provenienti dalle rimesse degli emigranti e dagli aiuti internazionali. A ciò si aggiunge l’irrisolta questione dei 400 mila profughi palestinesi nei cui campi hanno trovato rifugio alcune cellule fondamentaliste contigue ad Al Qaida(6). I cristiani, che rappresentano ormai solo un terzo della popolazione, rimangono politicamente divisi tra loro e l’ulteriore riprova è stata la doppia celebrazione della festa di San Marone, padre della Chiesa libanese del quale quest’anno si commemorano i 1600 anni della morte. I cristiani della coalizione di maggioranza (Suleiman e Geagea) hanno partecipato a Beirut alla Messa officiata dal patriarca Sfeir mentre quelli fedeli ad Aoun si sono ritrovati ad Aleppo in Siria(7). E anche tra gli elettori ed i leader del “14 Marzo” c’è tensione per il fatto che si è dovuto costituire un governo di unità nazionale sul quale pesa il potere di veto di Hezbollah che considera non negoziabile la cessione delle proprie armi all’esercito libanese pure previsto dalla risoluzione Onu 1701.
Con questa giustificazione l’aviazione israeliana viola sistematicamente lo spazio aereo libanese in contrasto con la stessa risoluzione 1701 provocando il congelamento del dialogo tra Beirut e Tel Aviv. La scintilla di un nuovo conflitto, però, potrebbe scoppiare in caso di attacco statunitense o israeliano all’Iran.
Il destino del Libano,quindi, si gioca sui tavoli internazionali ed in particolare dipende dalle scelte degli Usa e dei suoi alleati nella regione come Arabia Saudita ed Egitto che stanno riallacciando i rapporti, anche diplomatici, con la Siria per allontanarla dall’Iran. Tale politica ha portato allo storico incontro nel febbraio scorso tra Saad Hariri e Bashar al- Assad nel corso del quale si è parlato anche della spinosa questione della definizione dei confini tra i due paesi. Il Libano e la Turchia hanno poi sottoscritto un accordo di cooperazione economica.
Nessuno, al momento, sembra intenzionato a far esplodere la polveriera libanese e quindi, pur tra mille difficoltà, la tregua regge.
NOTE
1) Il sistema elettorale libanese prevede una forte polarizzazione del voto in senso confessionale. Su scala nazionale ad ogni confessione religiosa è assegnato un numero fisso di seggi: 64 ai cristiani e 64 alle altre religioni. Il paese è suddiviso in 26 collegi che la recente riforma ha ridimensionato in senso territoriale e disegnato” sulla base della presenza delle comunità religiose al suo interno. La legge stabilisce che all’interno di ogni collegio i seggi destinati alle varie confessioni siano prestabiliti. Ogni elettore può votare anche per candidati di altre confessioni, anche se ciascun candidato può essere in competizione solo con gli altri della sua confessione. Il sistema mira a premiare i candidati moderati e favorisce il dialogo interconfessionale, ma si presta alla pratica dello scambio dei voti.
2) F. Mazzucotelli- K.Mezran “Ma Hizbullah ha veramente perso le elezioni?” in Limes 4/2009
3) AsiaNews 18/6/2009 “Hezbollah chiede “spiegazioni” al patriarca Sfeir” e 19/06/2009 “Sfeir: a Hezbollah, chi perde cerca scuse per la sconfitta”
4) L’esecutivo guidato da Hariri il 18 febbraio scorso ha approvato un decreto che istituisce come “festività nazionale comune cristiano-musulmana” la Festa dell’Annunciazione che si celebra il 25 marzo per ricordare l’annuncio fatto dall’Arcangelo Gabriele a Maria che sarebbe diventata madre di Cristo. Alla celebrazioni ha partecipato anche l’ex presidente polacco Lech Walesa.
5) Sulla storia e sull’ideologia di Hizbullah vedi i saggi di Andrea Margelletti “Hizbollah” sulla rivista per Aspera ad veritatem 19/2001; Alessia De Caro “La parabola di Hizbollah dalla resistenza armata al partito politico” in Gnosis 4/2005; Rosita Di Peri “Determinanti storiche e politiche della nascita e dell’evoluzione di Hezbollah” in Il Politico maggio/agosto 2009
6) Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2009 p. 31
7) Asia News 09/02/2010 “Una doppia celebrazione per San Marone manifesta la divisione tra i cristiani libanesi”
(*) Fausto Fasciani, avvocato in Roma e giornalista pubblicista è socio fondatore e membro del direttivo dell’Associazione “Amici dell’Oriente Cristiano”