23 Maggio 2012

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Colei che fu confidente della Vergine Maria e amica del Cielo

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Omelia di S.B. il Patriarca Fouad Twal
Messa di Beatificazione di Madre Marie-Alphonsine
Nazareth, 22 novembre 2009

Eccellenza, Mons. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi e Delegato del Santo Padre,
Cari Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cara Madre Iness Al-Yacoub, Superiora della Congregazione del Rosario,
Cari fratelli e sorelle, religiosi e religiose,
Figli diletti in Cristo, cittadini di Nazareth,

Vi saluto in Cristo Gesù e sua Madre Maria, Vergine benedetta di Nazareth, questa città piena di echi della storia e del profumo della rivelazione che proprio qui è avvenuta, in questo stesso luogo che ha visto l’incarnazione di Cristo.

Insieme a voi e a vostro nome salgano al Signore le nostre azioni di grazie per questo evento unico nella storia della Chiesa di Gerusalemme, madre di tutte le chiese. Questo evento è la beatificazione di Madre Marie-Alphonsine, figlia della nostra terra, fondatrice della Congregazione del Rosario, così cara al cuore della Vergine e al nostro cuore. Colei che fu confidente della Vergine Maria e amica del Cielo viene oggi proclamata Beata. Ci auguriamo che questo giorno segni una svolta nella storia del nostro paese e che la Terra Santa possa rimanere un giardino rigoglioso di santi e di intercessori.

Ringraziamo Sua Eccellenza Monsignor Angelo Amato per la Sua presenza in mezzo a noi come Delegato del Santo Padre, che ha appena letto il Decreto di beatificazione, in questa Chiesa dell’Annunciazione, che ricorda un così grande evento nella storia dell’umanità. Il decreto di beatificazione è a suo modo un Vangelo, una «buona novella» per tutti noi. Ringraziamo il Santo Padre che, beatificando Madre Marie-Alphonsine, vivifica le nostre anime, allieta i nostri cuori, soffiando uno spirito nuovo, rinnovando la nostra Chiesa e invitandoci alla gioiosa speranza che noi tutti possiamo diventare santi come lei.

Una Chiesa che non suscita santi e sante tra i suoi sacerdoti, i suoi laici ed i suoi religiosi, è una madre sterile. Ciò che più conta non è infatti costruire grandi edifici e preparare grandi progetti. Ciò di cui la Chiesa ha più bisogno è la testimonianza dei santi. La santità è un segno di credibilità della Chiesa, ne costituisce la sua lettera credenziale più valida. L’interpretazione più autentica del Vangelo di Cristo sono i santi. Il Vangelo può essere compreso in modi diversi e secondo approcci diversi, ma l’immagine e realizzazione più evidente, più semplice, più limpida e più importante del Vangelo ci viene offerta dalle vite dei santi, «vangelo vivente» per tutti noi.

Madre Marie-Alphonsine è una immagine preziosa, araba e gerosolimitana ad un tempo, una illustrazione splendida del Vangelo di Cristo.

Madre Sultaneh Ghattas nacque in una famiglia pia e laboriosa di Gerusalemme, una famiglia in cui insieme si lavorava e insieme si pregava. Già dalla sua prima giovinezza Sultaneh comprese che Dio la chiamava a donarsi totalmente e ad abbracciare la vita religiosa. Non appena avvertì il desiderio di questa vocazione, ella si confidò con i genitori, che però si dimostrarono contrari. La giovane ebbe molto a soffrire, soprattutto da parte del padre, che vietò il suo ingresso nella vita religiosa. Egli, infatti, non voleva che la sua figlia tanto amata lo abbandonasse e andasse a studiare in Occidente - unico modo allora previsto per diventare religiosa.

Fu con il suo amore, la sua fede e la sua pazienza, che Sultaneh finì tuttavia per ottenere l’approvazione di suo padre, entrando a far parte della Congregazione delle Suore di San Giuseppe dell’Apparizione. Dopo la sua prima professione religiosa, la sua superiora le affidò la missione di insegnare il catechismo a Betlemme, nella scuola tenuta dalle suore. Suor Marie-Alphonsine fu una catechista eccellente, un’umile educatrice ed un apostolo instancabile. Fu proprio in questo periodo che fondò a Betlemme la Confraternita dell’Immacolata Concezione e l’Associazione delle madri cristiane.

Il Signore è veramente ammirabile nei suoi santi. Essi ottengono grazia ai suoi occhi, nella misura delle loro attese e del loro amore.

Mentre era suora di San Giuseppe, Marie-Alphonsine ebbe la grazia di ripetute visioni della Madonna, che le chiese di fondare per le figlie del suo paese una congregazione locale di suore che avrebbero dovuto prendere il nome di «Suore del Rosario». Le indicò anche il futuro direttore spirituale, padre Joseph Tannous, allora cancelliere del Patriarcato latino, che in seguito l’aiutò a realizzare questo progetto così importante per la Chiesa di Gerusalemme. Suor Marie-Alphonsine confidò al buon padre tutto quello che aveva visto e sentito dalla Vergine. Nel 1880, padre Joseph Tannous pose le prime basi della nuova fondazione, che fu subito accompagnata da un grande successo. Come avrebbe potuto fallire un progetto sostenuto dalla Vergine Maria, che con la sua intercessione riempie di meraviglie l’universo? Tutto ciò che la Madonna vuole, è Dio che lo vuole. Tre anni dopo la fondazione, Madre Marie-Alphonsine ottenne da Roma il permesso di entrare nella nuova Congregazione.

Dopo l’incontro spirituale tra Padre Joseph Tannous e Madre Marie-Alphonsine, la Congregazione del Rosario fu strettamente legata al Patriarcato Latino. Questo vincolo rimase anche in seguito, costituendo una delle caratteristiche fondamentali della Congregazione del Rosario, che fu, è e sarà sempre il braccio destro del Patriarcato latino nelle scuole, parrocchie e istituzioni. Insieme, generazione dopo generazione, i sacerdoti del Patriarcato latino e le suore del Rosario hanno testimoniato e testimoniano il Vangelo nella diocesi e negli altri paesi arabi.

Madre Marie-Alphonsine praticò l’eroicità delle virtù. Virtù che aveva inizialmente ereditato dai suoi genitori. È soprattutto la famiglia, infatti, a seminare le virtù umane e cristiane nel cuore dei bambini. I membri della famiglia Ghattas si riunivano ogni sera attorno alla statua della Vergine, pregando il rosario. Seguiva poi l’ascolto di una meditazione, preparata dal padre, sulla vita di Cristo o della Vergine. È a questa limpida sorgente che Marie-Alphonsine si abbeverava giorno per giorno. Ne ricavò una pietà profonda, un’immensa fede nella Provvidenza ed un’incondizionata e filiale fiducia nella Vergine Maria. Si distinse però soprattutto in due particolari virtù: per l’amore al silenzio e alla vita nascosta da una parte e per l’amore alla croce e al sacrificio dall’altra.

L’amore al silenzio e alla vita nascosta. Rimanere in silenzio è l’atteggiamento opposto a quello di mettersi a conversare. La vita nascosta costituisce un terreno fertile per il germogliare e il crescere delle virtù. Non ha forse detto il Signore nel Vangelo: «la tua elemosina resti segreta» e «non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra»? (Mt 6,3) Infatti, nonostante tutte le grazie ricevute, nonostante tutte le visioni di cui fu resa partecipe, nonostante tutte le istruzioni ricevute dalla Vergine per la fondazione della nuova Congregazione, la Beata Marie-Alphonsine rimase in silenzio. Non informò nessuno di quanto le accadeva, né le Suore di San Giuseppe e né più tardi le Suore del Rosario. Su raccomandazione della Vergine ne parlò solo al suo direttore spirituale e al Patriarca. Nessun altro venne a conoscenza delle sue conversazioni con la Madre di Dio. Seppe conservare questo segreto nel profondo del suo cuore. La sua vita è una perfetta immagine del famoso proverbio: «La parola è d’argento, ma il silenzio è d’oro». Per Marie-Alphonsine, il silenzio fu l’espressione della sua profonda santità e della sua incredibile umiltà.

L’amore alla croce e al sacrificio. Una vita consacrata senza croce e senza sofferenza è un’utopia. Madre Marie-Alphonsine non solo accettò, ma amò la croce e la sofferenza. Così scrisse nel suo diario: «Mi sono abituata a sopportare le prove. Tutto quello che era amaro e doloroso, l’ho trovato delizioso. La solitudine è il paradiso del mio cuore e l’obbedienza è il cielo della mia anima. Ho sempre trovato gli ordini dei superiori facili da seguire». Praticò l’ascetismo e la rinuncia. Trascorse lunghe ore al Calvario, imparando dal suo maestro come amare il sacrificio e come partecipare alla sua passione. «Sono convinta che la sofferenza e la stessa morte per amore sono state per il buon Dio la migliore prova d’amore. Gesù lo ha detto: “Non c'è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”».

Durante il periodo di noviziato nella Congregazione del Rosario, Madre Marie-Alphonsine bevve il calice della sofferenza in silenzio, in una vita nascosta; fu veramente una vittima del Rosario. Per essere efficaci, infatti, tutti i progetti divini hanno bisogno della croce e del sacrificio.

Una volta aprì il suo cuore al suo direttore spirituale, confidandogli quanto avesse dovuto soffrire proprio da parte di chi avrebbe dovuto essere per lei un sostegno. Fortunatamente il Signore stesso la aiutò e la sostenne. «Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?»

Cristo ci ha invitato a prendere ogni giorno la nostra croce, il peso delle nostre preoccupazioni e a camminare dietro di Lui. Se lo facciamo, la croce perde la sua pesantezza. Alcuni di noi portano la propria croce, ma non seguono Cristo. Altri invece la portano, ma si lamentano. Madre Marie-Alphonsine ha portato la propria croce con amore: l’ha portata in silenzio, senza mormorare, senza lamentarsi. Il suo silenzio è stato più grande della sua sofferenza, la sua pazienza più grande della sua croce e la sua dignità incredibile. Con le sue sofferenze portate in silenzio Madre Marie-Alphonsine è divenuta un esempio per tutte le suore del Rosario. È come un albero divenuto molto grande, con i rami frondosi e con frutti splendidi. Alla sua ombra, tutte le Suore del Rosario e tutta la diocesi devono cercare rifugio.


O benedetta e beata, colei che fu confidente della Vergine Maria e amica del Cielo!

Tu che hai ricevuto le rivelazioni del mondo invisibile e hai detto sì, senza esitare, tu che hai fondato la Congregazione del Rosario attraverso il dono di sé e il sacrificio, tu che con la tua vita hai offerto una splendida e radiosa immagine della Vergine immacolata, pura, amorosa, tenera, silenziosa, paziente e disponibile!

Noi ti preghiamo, rivolgi il tuo sguardo ai sacerdoti, al popolo, ai religiosi ed alle religiose di questa diocesi! Benedici coloro che ti hanno seguito nel cammino del Rosario e tutti quelli che si sono donati con amore, con spirito di sacrificio e generosità!

Rendi la Congregazione del Rosario un faro che indichi il cammino di bontà e di santità!

Insegnaci ad amare il silenzio e la vita nascosta e a trovare la nostra gioia nel dono di noi stessi!

Infondi nel nostro cuore un amore appassionato per il Vangelo di Cristo e per il Cristo del Vangelo. Ricordati di noi presso Cristo ora e sempre.

Amen.

+ Fouad Twal, Patriarca latino

© http://www.lpj.org/ - 23 novembre 2009



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