Il 2009 si chiude con una serie di segnali positivi per le relazioni ecumeniche tra Oriente e Occidente: lo scambio tradizionale di visite e auguri per la festa di S. Andrea Apostolo del 30 novembre ha portato con sé un sostanzioso patrimonio non solo di buone intenzioni, ma anche di positivi contributi nel cammino dell'unità dei cristiani.
Il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli ha parlato in modo molto esplicito della possibilità di “giungere alla pienezza della comunione”, un obiettivo solo apparentemente scontato di ogni iniziativa ecumenica, che da diverso tempo sembrava essere stato sostituito da una specie di minimalismo al ribasso. Con il Patriarcato di Mosca l'anno si chiude addirittura “col botto”: la tanto agognata elevazione delle rappresentanze diplomatiche russa e vaticana al rango di vere ambasciate. È un obiettivo “laico” e di mediazione, ma non può sfuggire il significato di vero avvicinamento non tanto tra i paesi e i governi, quanto proprio tra le Chiese, poiché solo le contraddizioni ecumeniche impedivano di perfezionare questo importante strumento di dialogo e cooperazione. Ma soprattutto sono ormai definitivamente mutati i toni delle relazioni stesse tra le Chiese: con il Patriarca Kirill di Mosca, in perfetta sintonia con il Patriarca Bartolomeo e il Papa Benedetto, il tema comune è pienamente quello della proclamazione del Vangelo agli uomini del nostro tempo, e del nostro continente europeo sempre più lontano dalle sue radici cristiane. Attendiamo i frutti, che cominciano a diventare sempre meno acerbi.