23 Maggio 2012

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STRAGE IN NORVEGIA, LUTTO DI OCCIDENTE E ORIENTE

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mondo-perfetto-2La follia terrorista che ha colpito nei giorni scorsi la Norvegia, punta avanzata dell’Europa laica e tollerante, ha sconcertato le nostre coscienze e segnato un nuovo punto di riferimento nella storia e nella geografia della crisi della nostra civiltà postmoderna. Il 22 luglio 2011 sostituisce in qualche modo l’11 settembre 2001, chiudendo un decennio segnato dalla sensazione dell’Occidente di essere minacciato da un Oriente (o un Meridione, o un Terzo Mondo) desideroso di distruggerne le meravigliose conquiste di benessere e civiltà. Si apre clamorosamente e ufficialmente una fase in cui in primo piano sta la crisi stessa dell’Occidente nei suoi valori più conclamati, incapaci di generare un vero benessere e una vera civiltà, tanto da provocare un ritorno dei suoi figli agli istinti più crudeli e primordiali. Molti commentatori hanno cercato di spiegare il dettaglio socio-ideologico che ha scatenato la furia di Anders Breivik, cercando di evidenziarne la comunanza con le forme più disparate di separatismo razzista e nostalgie antidemocratiche, o perfino con le manifestazioni più estreme dell’integralismo cristiano antimoderno o del radicalismo ecologista antistorico. In realtà non c’è modo di espellere il bubbone dalla coscienza collettiva, trovando una spiegazione che rassicuri la maggioranza degli europei circa la propria bontà naturale: anche noi, i colti e progrediti, ben nutriti e pluralisti, siamo fragili come “quegli altri”, i fanatici oscurantisti, che non sono una minoranza etnica da isolare, ma sono membri delle nostre famiglie e della nostra cultura.

La ragione della strage norvegese è, infatti, una sola, l’incapacità di accogliere il diverso, l’intolleranza di chi pretende di aver creato un mondo perfetto e che per questo ritiene di dover lasciar fuori tutti gli altri. Un dato sorprendente, che ovviamente non poteva entrare nelle cronache e nei commenti di questi giorni, è che la Norvegia è oggi uno dei paesi più rappresentativi dell’Oriente Cristiano: le leggi liberali di quel paese, che hanno generato la follia di Breivik, hanno fatto sì che moltissimi cristiani dall’Iraq, Iran, Siria e Libano, Egitto e Maghreb e tutto il mondo arabo, dall’Europa Orientale e dall’Asia Centrale si siano rifugiati proprio nel più lontano e nel più occidentale dei mondi. Oggi anche quei cristiani piangono i loro morti, i loro connazionali caduti nel gorgo dell’impotenza di fronte alla deriva della ragione. Non solo i muezzin richiamano i nuovi norvegesi al cordoglio e alla preghiera, ma anche le antiche lingue delle liturgie siriache, copte, bizantine, come del resto avviene in molti paesi europei che ancora si ritengono di tradizione latina. Integrazione, multiculturalismo, ecumenismo: sono i nuovi “ismi” del Terzo Millennio, che sostituiscono le vecchie ideologie sociali ottocentesche. Non più lotta di classe, non più destra e sinistra ma scontro di civiltà, ancora Oriente e Occidente. I cristiani hanno molto da dire, e molto da fare, in questo mondo sconvolto dalla paura e dall’angoscia per il domani, in nome di Cristo avranno da salvare l’Europa, l’Occidente, il mondo intero.

S. C.  


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