LE LUCI E LE OMBRE DELLA SANTA MONTAGNA
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Sabato 14 Gennaio 2012
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Scritto da Stefano Caprio
Sta facendo scalpore in questi giorni l’arresto dell’archimandrita Efraim di Philoteou, 85 anni, uno dei monaci più conosciuti ed influenti del Monte Athos, per una questione di oscure compravendite di terreni ed immobili che lo vedono accusato di complicità addirittura con alcuni membri del governo greco. Il vertice della spiritualità ortodossa viene travolto da un’ondata di fango della specie più materiale e “terrena”: il corto circuito è tale da suscitare reazioni emotive e allarmate non solo nei vertici dello stato greco, ma anche ai più alti livelli delle Chiese e dei paesi ortodossi, a partire dal più grande e più potente, la Russia. Proprio nel regno di Putin e del patriarca Kirill, il venerando abate aveva condotto nelle scorse settimane un giro trionfale di fede e di devozione, mostrando ai fedeli la preziosa reliquia della Cintura della Vergine proveniente dal Monte Athos, radunando folle estasiate al di là di ogni aspettativa. Il fatto di cronaca assume significati assai più profondi delle eventuali responsabilità penali dei protagonisti della vicenda: la Santa Montagna della penisola calcidica è infatti il vero cuore pulsante dell’intera Ortodossia.
Non è la prima volta che la montagna monastica si fa conoscere per questioni più complesse e oscure delle litanie celebrate nelle sue splendide chiese e nei suoi austeri eremi. I russi si ricordano bene dello scalpore suscitato proprio negli anni precedenti alla Rivoluzione del 1917 da un gruppo di monaci considerati eretici, sostenitori della cosiddetta “onomatodossia”, la venerazione del Nome divino come sacramento centrale della fede cristiana: vi furono rivolte e sommosse, interventi della polizia e dell’esercito, prese di posizione della politica, della cultura e dell’intera opinione pubblica. In tanti periodi della sua storia gloriosa, il Monte Athos dovette difendere con le unghie e con i denti la sua autonomia nei confronti delle ingerenze esterne, sia laiche che ecclesiastiche, fin da quando il primo e il più grande dei suoi maestri, san Gregorio di Palamas, difese i suoi “santi esicasti” da chi li accusava di praticare forme di spiritualità troppo innovative e decisamente poco “ortodosse”. Alla montagna sacra si recavano asceti e pellegrini di ogni parte del mondo, anche i cattolici latini che a lungo qui associarono la regola benedettina all’esicasmo bizantino. Proprio i russi si sono sempre rivolti ai monaci athoniti per ricevere illuminazione ed energie spirituali, per alimentare il proprio cristianesimo neofita o bisognoso di rinascita: il primo monaco della Rus’ di Kiev, san Teodosio delle Grotte, arrivò dalla montagna greca, e quando la Russia moscovita riemerse dalla lunga oppressione mongola, nel XV secolo, chiese di inviare dei maestri della fede e delle Scritture per riannodare il legame spezzato da due secoli di devastazioni e persecuzioni. Arrivò così in Russia il famoso Maksim Trivolis, un monaco greco allievo di Savonarola a Firenze, che tradusse in lingua russa gli scritti dei padri della Chiesa insieme a Platone e Aristotele, ottenendo per questo vent’anni di arresti domiciliari nel monastero della Trinità di San Sergio. Dall’Athos venne l’ispirazione della rinascita monastica dell’Ottocento russo, iniziata dal monaco moldavo Paisij, che riversò a sua volta nella vita religiosa russa lo spirito degli antichi padri e ispirò la grande cultura degli slavofili e dei romanzieri alla Dostoevskij, che descrisse nei suoi romanzi la vita dei santi starets come il massimo punto di riferimento dell’anima russa.
Il Monte Athos è molto più di una riserva monastica orientale: è la custodia dell’intera tradizione ortodossa, soffocata dalle dominazioni degli arabi, dei turchi e dei mongoli, ma anche dalle dittature e dagli sconvolgimenti del secolo passato. I paesi di tradizione ortodossa guardano ai suoi monasteri inaccessibili e rigidamente maschili come la fonte della propria identità, da ricostruire dopo guerre e rivoluzioni, a cui rivolgersi in tempi di crisi morale e materiale, come quelli che stiamo vivendo all’inizio del terzo millennio cristiano. Se il cattolicesimo celebra il primato romano, chiedendo al
Papa regnante di incarnare le aspirazioni e le prospettive dell’intera Chiesa universale, l’Ortodossia da sempre preferisce farsi guidare dagli uomini spirituali, da coloro che nella preghiera continua possono attingere alla Profezia e alla Luce della Trasfigurazione. È un dono necessario per tutti i cristiani, non solo per quelli d’Oriente, che auspichiamo possa risplendere sempre più limpido e beneaugurante per tutti gli uomini di buona volontà.
Stefano Caprio