I sessanta anni di sacerdozio del Papa Benedetto XVI sono fonte della gratitudine e della letizia di tutti i fedeli cattolici e non solo, e insieme rinnovano la memoria dei grandi avvenimenti che hanno segnato la storia della Chiesa nel passaggio dal secondo al terzo millennio cristiano.
Se il beato Giovanni Paolo II, predecessore di Papa Ratzinger, è stato il traghettatore che ha guidato la Chiesa a “varcare la soglia” giubilare, l’attuale pontefice è stato ed è il grande esegeta dei cambiamenti, dei mutamenti e delle contraddizioni della società contemporanea, osservando e giudicando tutto questo alla luce della fede e della grande sapienza teologica che ha contraddistinto la sua vita di pastore e di teologo.
Benedetto XVI è senza dubbio uno dei Papi più autorevoli ed efficaci nella salvaguardia e trasmissione della dottrina cristiana, in tutta la storia della Chiesa e del papato. Oltre ad essere autore di numerosissime opere e interventi fin dai primi anni del suo sacerdozio, egli ha saputo mostrare una particolare sapienza profetica, indicando in anticipo i segni dei tempi con grande lucidità e profondità di prospettiva. Teologo progressista negli anni precedenti al Concilio Vaticano II, di cui fu protagonista e di cui rimane uno degli ultimi grandi testimoni diretti, egli fu tra i primi ad accorgersi delle sue deviazioni interpretative e delle conseguenti difficoltà che hanno attraversato la Chiesa nei decenni successivi all’assise conciliare. Seppe accorgersi delle grandi potenzialità dei nuovi movimenti ecclesiali quando ancora questi venivano guardati con sospetto dalle varie istituzioni, e si trovò in prima linea ad affrontare, come Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, le grandi questioni ecclesiologiche e sociali aperte dalla teologia della liberazione in Sud America negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. I cambiamenti successivi al crollo del muro di Berlino furono accolti dal cardinale Ratzinger con attenzione particolare, grazie alla quale egli seppe scorgere la grande crisi della società relativista del terzo millennio, che indicò con forza nell’anno giubilare con la pubblicazione dell’Istruzione Dominus Iesus. Il suo magistero e le sue encicliche papali continuano a illuminare il futuro della Chiesa e della società, indicando le vie per evitare la catastrofe antropologica, culturale e religiosa della nostra civiltà cristiana.
Papa Ratzinger non ha mai fermato la sua attenzione in modo specifico sulle tradizioni dell’Oriente Cristiano, a differenza del suo predecessore, che associava la sua origine slava con la storia orientale del cristianesimo europeo. Egli però ha sempre avuto grande dimestichezza con le tematiche ecumeniche, nel confronto con la tradizione luterana germanica e con tutte le grandi questioni del dialogo tra i cristiani, con le altre religioni e con il mono laico. Non sono mancate le occasioni di confronto anche con i rappresentanti dell’Ortodossia e delle tradizioni orientali, che egli ha comunque saputo comprendere alla luce della tradizione comune della Chiesa delle origini e del Vangelo stesso. Siamo grati al Signore per il dono della sua sapienza e profezia, che già rischiara il cammino della Chiesa per i prossimi sessanta e più anni nell’attesa della Sua venuta alla fine dei tempi, di quella speranza a cui Benedetto XVI ha saputo spesso richiamare il cuore di ogni cristiano e di ogni uomo di buona volontà.
S. C.