I PATRIARCHI E IL PRIMATO
La recente visita del patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli in Russia, in visita al suo confratello Kirill di Mosca e a tutta la Chiesa Ortodossa Russa, ha un grande significato storico e teologico per tutta la Chiesa universale. La prima visita di un patriarca ecumenico di Costantinopoli a Mosca risale alla fine del ‘500, quando Geremia II fu in qualche modo costretto dai russi a nominare il metropolita Iov patriarca di tutte le Russie: fu il primo esempio di “autocefalia”, forma di governo ecclesiastico che caratterizza oggi l’Ortodossia (divisa in 14 patriarcati nazionali), ma che non apparteneva alla sua storia antica.
Mosca era allora nel pieno della sua ascesa come potenza religiosa e politica, tanto da ipotizzare per la capitale degli zar una missione universale come “Terza Roma”, quella vera e definitiva, che avrebbe svelato al mondo la vera fede salvandolo dall’apostasia dei latini e dei greci, questi ultimi ormai sottomessi all’impero ottomano.
Queste antiche suggestioni non sono mai scomparse dalla coscienza dei russi, e condizionano ancora oggi le relazioni con il resto del mondo cristiano e in generale dell’equilibrio politico e ideologico del mondo intero, in cui la Russia rivendica un ruolo di primo piano. Ogni contatto con l’unico vero patriarca “antico” dell’Ortodossia (gli altri sono Alessandria d’Egitto, Antiochia e Gerusalemme, con ruoli poco più che simbolici, mentre il primo era il patriarcato latino di Roma) suscita nei russi una reazione di estrema attenzione e a volte di vera diffidenza, come se quello che oggi viene ritenuto solo il “patriarca turco” volesse in qualche modo ridimensionare il ruolo storico di Mosca e ingerirsi nei suoi affari, come avvenuto di recente in Estonia e Ucraina. È in gioco la visione della Chiesa universale e del ruolo in essa del primato, sia esso di onore o di giurisdizione, che gli ortodossi da sempre contestano al
papa di Roma: i russi non vorrebbero essere schiacciati tra Roma e Istanbul, ma pretendono la pari dignità in una prospettiva collegiale, o secondo il gergo della politica, “multilaterale”. Roma e Costantinopoli svolgono teologicamente la funzione che nella politica mondiale rivestono gli Stati Uniti e la Cina: la Russia si propone come la grande via di mezzo, l’Eurasia cristiana necessaria per la salvezza del mondo. C’è solo da augurarsi che questi grandi ideali politico-religiosi siano sempre al servizio della causa della pace e della giustizia sociale nel mondo intero, oltre che permettere la ricostituzione dell’unità dei cristiani.