ECUMENISMO PER USCIRE DALLA CRISI
Nel mese di settembre 2011, nel pieno della crisi dell’Occidente, sembra che le tradizionali assisi ecumeniche, che da decenni chiamano i cristiani a confrontarsi su temi globali, possano fornire nuovi motivi di speranza in un mondo sempre più disorientato. Dopo un ventennio di crisi dell’ecumenismo, in cui sembrava che il dialogo tra i cristiani e le religioni non riuscisse a progredire dopo le grandi promesse della seconda metà del XX secolo, ora le condizioni stesse della società internazionale offrono ai cristiani e ai loro fratelli di altra fede una nuova opportunità.
A dieci anni dal tragico evento delle Torri Gemelle di New York, che sembrava porre il nuovo millennio sotto il segno di una nuova guerra tra le religioni, il desiderio di riconciliazione e dialogo sembra ormai superare le paure e le ostilità tra i popoli e le culture. Un’importante incontro si è svolto a Salonicco dal 30 agosto al 2 settembre tra cattolici e ortodossi greci, sulla “testimonianza della Chiesa nel mondo contemporaneo”. In esso è emersa la chiara coscienza dell’unità oggettiva delle Chiese di fronte all’impoverimento delle società in cui viviamo, in cui non solo i valori morali e spirituali sono da tempo messi in discussione, da secoli di secolarismo e dal generale relativismo delle idee e dei progetti, ma anche i meccanismi sociali, economici e politici mostrano di essere talmente indeboliti da non poter garantire una qualità della vita degna dell’uomo a tutte le latitudini. Come ogni anno da quasi un ventennio, nel monastero ecumenico di Bose si tiene un corposo convegno di spiritualità ortodossa a cui partecipano eminentissimi esponenti delle Chiese orientali insieme a cardinali, vescovi, teologi e monaci oltre a specialisti anche delle comunità evangeliche.
Il tema prettamente monastico, “la Parola di Dio nella vita spirituale”, esalta la sensazione di un’unità profonda ed efficace, capace di rispondere alle aspettative di tanti credenti e non credenti di Oriente e Occidente, ansiosi di ricevere il dono di una Parola capace di orientare l’esistenza ai valori eterni. Numerosi altri incontri e convegni accompagnano questo periodo (che coincide con l’inizio dell’anno liturgico ortodosso) dedicato anche alla riflessione e alla preghiera per la salvaguardia del creato, una preoccupazione che accomuna tutte le confessioni cristiane in grande sintonia con le altre religioni e tutti gli uomini di buona volontà. Il tema di quest’anno sottolinea la necessità dell’accoglienza per rendere il mondo “una terra ospitale”. L’unità dei cristiani, condizione indispensabile per attrarre alla verità rivelata da Cristo anche chi non si riconosce nel Vangelo, è una necessità primaria degli uomini, molto più che delle strutture ecclesiastiche. Anzi, in un certo senso la via “ufficiale” e “diplomatica” dell’ecumenismo, come dimostrato da tutti i tentativi del secolo scorso, porta solo a dei compromessi incapaci di oltrepassare la soglia della correttezza e del fair play nelle relazioni istituzionali. È il mondo che ha bisogno di una testimonianza credibile e accessibile, che porti l’amore evangelico a diventare contenuto della vita quotidiana di chi si trova a dover incontrare sempre più spesso la diversità etnica, culturale e religiosa nelle nostre città e nei nostri paesi, soprattutto nei loro quartieri più poveri e dimenticati.
L’ecumenismo reale è lontano dai palazzi e dalle disquisizioni teologiche, è nelle case degli anziani ormai popolate di badanti ortodosse, intorno alle stazioni ferroviarie, dove la lingua cinese, indiana e araba risuona assai più dell’italiano, del francese o del tedesco, è nei campi di raccolta di pomodori e di vendemmia, dove i giovani africani, asiatici e balcanici vivono con fatica e dolore la comunione con una terra così trascurata e disprezzata dai suoi abitanti ufficiali. È l’ecumenismo della gente che vive e lavora, forma famiglie e genera figli anche nelle condizioni più precarie, prepara un futuro ai nostri paesi stanchi e disperati. È questa gente, è ognuno di noi che ha bisogno della Parola di Dio, della Sua Grazia e della meravigliosa unità nell’amore che solo l’unico Dio ci può donare.
S.C.