23 Maggio 2012

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CRISTIANOFOBIA?

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Nel discorso prenatalizio alla Curia Romana del 20 dicembre scorso, il papa Benedetto XVI ha usato per la prima volta un’espressione molto forte, denunciando una strategia della tensione in atto contro i cristiani in varie regioni del mondo come una vera e propria “cristianofobia”. Hanno impressionato soprattutto i sanguinosi attacchi del 31 ottobre contro la cattedrale siro-cattolica di Baghdad e quello del 31 dicembre contro la chiesa copta dei Santi Marco e Pietro di Alessandria d'Egitto, con molte decine di morti e di feriti, ma sono molti gli episodi che rivelano quasi una strategia diffusa in tutto il mondo e in tutti i continenti. Alcuni commentatori ritengono che le centrali del terrorismo più fanatico abbiano deciso di spostare la linea del conflitto dagli Stati Uniti come “impero del male” alle Chiese Cristiane come nuovo nemico da abbattere, per affermare la vittoria di un’ideologia segnata dal fanatismo religioso. Non possiamo né vogliamo credere a una tale versione, anche perché le vittime degli ultimi mesi sono quasi tutti cristiani orientali, che condividono con i loro connazionali musulmani la stessa distanza economica, politica e culturale, se non proprio religiosa, con l’Occidente “prevaricatore”.

Del resto la conflittualità tra cristiani e musulmani non è certo una grande novità storica in paesi come l’Egitto, il Sudan o la Nigeria, in Turchia o nell’Asia Minore e Centrale; questa “strategia” mancherebbe per lo meno di originalità, anzi, riporterebbe indietro l’orologio della storia. Il mondo cambia sicuramente in continuazione, ed è vero che il decennio passato ha visto il declino della potenza e dell’autorità morale della civiltà occidentale, che peraltro solo in parte si può identificare con il cristianesimo, e non certo per le sue espressioni moderne. Il periodo che si apre non ha veri punti di riferimento, né a Oriente né a Occidente; la religione e la politica sono mescolate in un calderone esplosivo di conflitti e concorrenze senza limiti né confini, in cui a fare le spese sono sempre i più deboli, che oggi sembrano essere proprio i cristiani. È il momento di incarnare senza timore la parola dell’apostolo nella prima lettera ai Corinzi: “ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini”.

S. C.


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Ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Gennaio 2011 09:25
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