La festa del 1 gennaio nel calendario latino è dedicata alla Madre di Dio, come nel calendario bizantino (in molte delle sue varianti) si ricorda al 1 settembre, inizio del calendario liturgico del principale rito orientale. È il titolo più antico e più importante della santità di Maria, quello che specificando il vero significato della sua maternità, la pone al centro della confessione della fede cristiana. È in questo titolo la vera origine della devozione mariana, che assume forme molto importanti e diverse in Oriente e in Occidente, fungendo da catalizzatore e contenitore di tante riflessioni e di tante esperienze storiche della Chiesa universale; per giungere alla proclamazione della maternità divina di Maria, per esempio, si dovette trovare il giusto punto di equilibrio tra gli antiocheni e gli alessandrini, l’Oriente e l’Occidente del quarto secolo.
La riflessione teologica porta a interrogarsi sull’unione tra la natura umana e la natura divina, che devono entrambe conservare le proprie caratteristiche originali, altrimenti la fede cristiana sarebbe in qualche modo un imbroglio: parlare dell’incarnazione di Dio senza rispettare fino in fondo la persona umana, e l’essere infinito di Dio stesso, vorrebbe dire ricadere nelle fantasie dei miti pagani, sfruttando il nome di Cristo stesso per affermare una propria ideologia religiosa. È così infatti che la religione ha potuto nel tempo diventare strumento di oppressione, di manipolazione e perfino di violenza: piegando Dio alle proprie idee, ai propri progetti e ai propri interessi.
Oggi guardare a Maria ci pone ugualmente lo stesso angoscioso interrogativo: come si salva la natura umana? Non è essa destinata a scomparire, a venire inglobata in qualcosa di nebuloso e indistinto, a essere manipolata per realizzare progetti funzionali a un potere superiore?
Solo che queste domande non ci portano a dubitare della bontà e della provvidenza divina, ma ci costringono a guardare alla presunzione e alla scelleratezza dell’uomo, che sta disarticolando la sua stessa natura per realizzare un progetto mostruoso. L’uomo del Terzo Millennio, di questo anno nuovo che stiamo cominciando, è un uomo privo di un’identità e di una consistenza reale. È un uomo generato non dall’amore, ma dal calcolo e dalla convenienza. È un uomo che comunica a distanza, senza il rischio e il fascino di un volto a cui guardare. È un uomo, e una donna, ridotto a un essere neutro, plasmabile e modificabile a seconda dell’arbitrio, delle preferenze del momento, della moda.
È un uomo senza Madre e senza Padre, che si aggira nel mondo come un orfano e un vagabondo, perché non ha neppure una meta. Non ha più neppure l’orientamento, non sa più distinguere l’Oriente dall’Occidente.
Vogliamo tornare a dare onore alla Madre di Dio, ma non per far piacere a Dio, che ha già dato alla Sua Madre il posto che le compete sul trono dei cieli. Vogliamo celebrare Maria, per tornare a credere nell’uomo.
Stefano CaprioAuguri di cuore dalla redazione e da tutti gli amici e collaboratori di Oriente Cristiano