
Cari amici,
in questo mese di ottobre 2011 giungono a conclusione le numerose celebrazioni dello “Spirito di Assisi”, che ricorda il grande incontro del 27 ottobre di 25 anni fa, quando il papa Giovanni Paolo II riuscì a radunare i rappresentanti di tutte le grandi religioni del mondo in uno straordinario evento di preghiera e comunione fraterna. Nel nome di San Francesco continua il cammino di accoglienza e mutuo sostegno fra tutti gli uomini “di buona volontà”, intendendo con questa espressione non soltanto la rettitudine morale, ma anche l’apertura all’assoluto: le religioni infatti nascono anzitutto nel cuore stesso della persona umana, prima di esplicarsi nelle forme storiche delle varie strutture simboliche, cerimoniali, culturali o caritative.
Lo Spirito rivela il lato positivo di ogni aspirazione alla conoscenza di Dio, che la rivelazione cristiana conferma, valorizza e corregge nella sua pienezza. In questo “comune sentire” convergono in modo particolare le tradizioni cristiane di Oriente e Occidente, che nel disegno provvidenziale divino contribuiscono a rendere più comprensibili e compenetrabili le tante suggestioni religiose delle regioni del mondo più lontane tra loro. Ci auguriamo che questo cammino raggiunga mete sempre più significative, scoprendo quanto sorprendenti sono i doni che Dio stesso distribuisce ai popoli e alle storie dell’umanità.
| Rassegna stampa |
LA PRIMAVERA ARABA E IL FUTURO DEL MONDO
A cura di P. Stefano Caprio
La strage dei cristiani copti di domenica 9 ottobre al Cairo getta forti scariche di ansia e incertezza sul destino della transizione nei paesi arabi, in grande fermento in questi mesi, che non riesce per ora ad assumere contorni comprensibili in nessuno dei paesi interessati e soprattutto nel più popoloso di essi, appunto l’Egitto. Il timore per l’instaurarsi di regimi ancora più dittatoriali di quelli rovesciati, i conflitti religiosi in cui sembrano soccombere le minoranze etnico-religiose, in particolare quelle di fede cristiana, la possibile affermazione di movimenti estremisti vicini ad Al-Qaeda: sono soltanto alcune varianti delle minacce su cui si concentrano i commenti e i dibattiti di questi mesi e in particolare degli ultimi giorni.
Così come quasi nessuno aveva previsto l’esplodere delle rivolte e il crollo di tirannie che sembravano quasi eterne, crediamo che nessuno abbia oggi la sfera di cristallo per prevedere gli esiti di queste crisi, che toccano diversi paesi, tra loro anche molto differenti. Per trovare un’analogia con le svolte europee del 1989, potremmo dire che anche allora molti pensavano che i regimi comunisti fossero praticamente incrollabili, e la loro dissoluzione colse di sorpresa l’opinione pubblica non solo esterna, ma anche interna agli stessi paesi in cui avvenivano i cambiamenti. Ugualmente, la previsione della “fine della storia” e della definitiva vittoria del sistema capitalista è stata smentita clamorosamente dagli eventi successivi: a più di venti anni dalla caduta del Muro di Berlino, vediamo realizzarsi esiti diametralmente opposti nei vari paesi dell’Europa orientale, e allo stesso tempo l’Occidente capitalista è caduto esso stesso in una profonda crisi economica, politica e morale da cui non si vede come risollevarsi in breve tempo. Così, non crediamo che il futuro dell’Egitto sarà assimilabile a quello della Libia, della Siria o della Tunisia, né che sarà automatico o scontato un passaggio di questi paesi alla democrazia di mercato o al multiculturalismo occidentale.
Lasciando le previsioni socio-politiche agli esperti del settore, notiamo soltanto che anche dal punto di vista culturale e religioso i paesi del Medio Oriente non sono affatto monolitici, o comunque facilmente accostabili tra loro, come inevitabilmente si è portati a pensare dal punto di vista dell’Occidente. L’Islam è un grande oceano di espressioni locali, unite dalla sacra lingua del Corano e dai precetti del Profeta, ma molto differenziate dalla storia e dal carattere delle varie etnie e delle varie aree geografiche, così come i cristiani delle varie Chiese orientali di quei paesi sono legati dall’unica fede in Cristo, ma spesso sono segnati da caratteristiche locali molto specifiche e difficili da cogliere dall’esterno.
I copti in Egitto, colpiti già diverse volte da attacchi violenti e sanguinosi negli ultimi mesi, costituiscono una comunità molto importante e corposa, la più rilevante all’interno di un paese arabo e la più importante del Medio Oriente dopo quella maronita del Libano. Essi discendono dall’antico scisma monofisita del V secolo, e hanno sempre goduto di notevole autonomia sia rispetto alle altre grandi tradizioni cristiane, come quella cattolica latina e quella ortodossa greca, sia nei confronti delle stesse istituzioni islamiche, da cui hanno sempre subito pressioni e persecuzioni, riuscendo peraltro a salvaguardare la propria tradizione più di tante altre minoranze religiose presenti nel mondo arabo. In un certo senso, il cristianesimo copto è più contiguo e intrecciato con la religione islamica di tutte le altre varianti del cristianesimo orientale: la radice monofisita, che presuppone una percezione più acuta della trascendenza divina, influisce sulla teologia e la stessa devozione in modo simile all’assoluta sottomissione musulmana al volere divino. Questo rende i copti da un lato meno conflittuali, dall’altro maggiormente concorrenziali alla stessa cultura islamica, e non a caso la loro consistenza numerica in Egitto ha dimensioni molto diverse da quelle degli altri cristiani nei paesi islamici, quasi dieci volte superiore.
Nella difficile transizione di questi paesi, come sempre più appare evidente, il fattore religioso torna ad essere uno degli elementi decisivi per la formazione delle nuove strutture sociali. Non vi è dubbio che i settori più radicali ed eversivi, così temuti in Europa e in America, stiano tentando di condizionare anche pesantemente i processi in atto; ma non crediamo che il fanatismo religioso sia il vero problema, o comunque l’unico problema di questi paesi. I regimi precedenti, in un modo o nell’altro, si basavano in realtà sull’emarginazione del fattore religioso, giustificando il proprio dominio con le complicità tribali all’interno e quelle delle grandi nazioni occidentali all’esterno; in realtà, erano più “occidentali” le dittature di Gheddafi o di Mubarak di quanto ora si vorrebbe ottenere dai nuovi governanti, ancora assai poco credibili, e che usciranno da sviluppi assai più complessi delle semplici elezioni tanto auspicate dai grandi consessi internazionali. I cristiani, pur con tutte le limitazioni e le persecuzioni di questi mesi, hanno molte carte da giocare, in Egitto più che altrove, ma anche in Libia, in Tunisia, in Giordania, in Siria eccetera. Sono uomini e donne di cultura araba, con grandi ascendenze culturali e sociali, capaci di dialogare con i loro popoli e con le varie componenti dell’Islam e delle altre minoranze, ma anche e naturalmente più accessibili e componibili con ampi settori della comunità internazionale, non solo per la sintonia in campo religioso. È quindi in parte comprensibile che siano nel mirino dei provocatori e degli estremisti, ma crediamo fortemente che riusciranno ad avere un ruolo di primo piano nel disegnare la nuova immagine di questi paesi antichi e gloriosi, di cui tutto il mondo ha bisogno per uscire dall’incertezza e dall’angoscia per il futuro dell’umanità di tutte le latitudini.
S. C.
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CRISI DELL’UMANO E DESIDERIO DI FELICITÀ
Convegno Internazione promosso da Fondazione Russia Cristiana
Inaugurazione 28 ottobre 2011
Convegno 29 - 30 ottobre 2011
Per dettagli vedi PDF
http://www.russiacristiana.org/convegni/RC_convegno_2011.pdf
All’interno della Chiesa russa si osservano negli ultimi mesi crescenti tentativi di trovare una risposta cristiana alle sfide della società, agli interrogativi e ai problemi che la travagliano. Negli ultimi due decenni le strutture ecclesiastiche sono state ricostituite, l’ortodossia sembra essere accettata dai più come componente dell’identità nazionale e la Chiesa gode ufficialmente di considerazione da parte delle strutture governative ed economiche. D’altro canto, in Russia come in Europa si assiste a una progressiva secolarizzazione della cultura, è in aumento la medesima intolleranza nei confronti dell’identità cristiana e della «pretesa» della fede di illuminare con il proprio giudizio tutti gli aspetti del vivere. Se in Occidente la Tradizione è guardata spesso con spregio, come una zavorra di cui liberarsi per esprimere una propria pretesa creatività, in Russia si rischia di percepirla come un patrimonio prezioso ma relegato al passato, incapace, in fondo, di parlare all’uomo di oggi e di rappresentare una reale alternativa al disastro umano esistente. L’appello del patriarca Kirill a non guardare in maniera formale al proprio battesimo e a porre come priorità l’educazione dei credenti al senso della Chiesa, non di rado si scontra sia con il pesante immobilismo di alcuni gruppi ultraconservatori, sia con l’impaccio della mancanza di un metodo, anche fra quanti hanno il sincero desiderio di lavorare per il bene della Chiesa. D’altro canto, cresce in molti il desiderio di scoprire il volto autentico della Chiesa, anche attraverso uno scambio di esperienze e un confronto positivo e fecondo fra le grandi tradizioni dell’Oriente e dell’Occidente cristiano. È questo il contributo che i cristiani possono dare al rinnovamento del mondo, riproponendo il tema dell’identità della persona e del significato della vita in tutta la sua ampiezza. Proprio di qui nasce questo convegno, dedicato al tema della rinascita della Chiesa a partire dall’autocoscienza del cristiano e dalla conoscenza come avvenimento.
Ringraziando coloro che si sono già iscritti al convegno, ricordo, a chi fosse interessato a partecipare alle giornate di Seriate 29 e 30 ottobre, di confermare la propria partecipazione a questa mail: convegno@russiacristiana.org , includendo il proprio indirizzo e un riferimento telefonico e specificando se intende o meno fermarsi per i pasti in villa Ambiveri.
Rimango a vostra disposizione per eventuali chiarimenti.
Grazie e cordiali saluti,
Emmanuele Riu
La Segreteria del convegno Fondazione Russia Cristiana
convegno@russiacristiana.org
035/294021
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PIO: Inaugurazione anno accademico 2011-2012
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L'inaugurazione
Seguiranno nell'Aula Magna dell'Istituto i saluti di apertura e un rinfresco.
inaugurazione PIO 11-12
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La genesi anaforica del racconto istituzionale alla luce dell'anafora di Addai e Mari
Congresso Internazionale
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BELARUS: THE FIRST PARISH OF THE BLESSED JOHN PAUL II REGISTERED THE COUNTRY
Celebration of liturgical memory of the Blessed John Paul II will have a special flavor in Belarus on 22 October. The first parish dedicated to this pope has been registered on the base of initiative of Fr. Igor Lashuk and with the blessing of Minsk and Mogilev archbishop Tadeush Kondrusevich. The decision has been confirmed by the Minsk city executive committee. Canonical territory of the parish will cover a new residential district Druzhba, located in one of the main entrances to Minsk, and will be a part of the South-west deanery. Worships in the parish will begin on 8 December 2011, a place of worship is yet to be assigned.
© www.agensir.it - october 12th 2011
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Appello dei vescovi canadesi per il pastore cristiano iraniano condannato a morte per apostasia
Anche i vescovi del Canada si uniscono alla mobilitazione internazionale per salvare la vita a Yousef Nadarkhani, il pastore cristiano condannato a morte, in Iran, per apostasia. In una lettera indirizzata all’ambasciata iraniana a Ottawa, il presidente del Comitato per i diritti umani della Conferenza episcopale (Cecc), mons. Brendan O’Brien, chiede al governo di Teheran di rispettare i suoi impegni internazionali in materia di diritti umani. In particolare ricorda che nel 1948 l’Iran ha aderito alla Dichiarazione universale dei diritti umani che, all’articolo 18 stabilisce che “ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione” e che “questo diritto comprende anche la libertà di cambiare religione o convinzione”. Citando inoltre il recente intervento di mons. Dominique Mamberti, Segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati, all’Assemblea generale dell’Onu, la missiva afferma che “la mancanza di rispetto per la libertà religiosa è una minaccia per la sicurezza e la pace e impedisce la realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale". Di qui la richiesta che il pastore Nadarkhani, e “tutte le persone che si trovano in situazioni analoghe sia trattato conformemente all’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani”. Nadarkhani, 34 anni, padre di due bambini, si è convertito al cristianesimo all’età di 19 anni. Per questo motivo, e per avere convertito altri musulmani, era stato condannato a morte nel settembre del 2010 da una corte della sua città, Rasht, nel nord dell'Iran. Contro la sentenza hanno protestato i governi di diversi Paesi, in particolare Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia e Polonia, presidente di turno dell'Unione europea. Oggi intanto il tribunale della provincia di Ghilan che avrebbe dovuto avere l'ultima parola sulla sua vicenda giudiziaria ha stabilito che sarà la Guida Suprema Khamenei a decidere la sorte del pastore cristiano iraniano. (L.Z.)
© www.radiovaticana.org - 11 ottobre 2011
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I cristiani in Egitto chiedono sostegno
ROMA, 12. Chiedono a gran voce di non essere lasciati soli i cristiani in Egitto, come anche negli altri Paesi del Medio Oriente nei quali sono più a rischio il rispetto dei diritti umani e delle minoranze religiose. Una richiesta di pace e libertà di cui si fa portavoce la Conférence des Evêques Latins dans les Régions Arabes (Celra) riunita in questi giorni a Roma sotto la presidenza del Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal. E che si associa all'appello lanciato questa mattina, in occasione dell'udienza generale, da Benedetto XVI.
Gratitudine per le parole del Papa è espressa dal segretario generale uscente della Celra, Camillo Ballin, vicario apostolico di Arabia del Nord. "È un appello che va nella giusta direzione e che occorre diffondere e appoggiare quanto più possibile". Missionario comboniano, da quarantadue anni nei Paesi arabi, il vescovo Ballin esprime la preoccupazione dei presuli cattolici di rito latino per il clima rovente di queste settimane, che rischia di spegnere anche le speranze suscitate dalla cosiddetta primavera araba: "I cristiani hanno paura. In Egitto, come anche in altri Paesi come Iraq, Siria e Yemen, si vive sotto una cappa di continua tensione. La nostra gente è esposta alla violenza e si avverte una mancanza di protezione". Una situazione che viene esaminata nel corso dei lavori del Celra. Dai presuli arriva un appello alla preghiera per la pace, ma anche la richiesta di un maggiore coinvolgimento con le sorti dei cristiani del Medio Oriente. "C'è una cosa che, per iniziare, qui in Occidente tutti possono fare. Ed è, insieme alla preghiera, quello di interessarsi, di informarsi, di seguire correttamente le nostre vicende, magari contattando direttamente noi vescovi o i missionari". Una richiesta di maggiore coinvolgimento arriva anche dal vicario apostolico di Alessandria d'Egitto, Adel Zaky, che questa mattina assieme a una delegazione del Celra ha partecipato in piazza San Pietro all'udienza generale del Papa. "Noi cristiani in Egitto abbiamo bisogno di sostegno da parte della Chiesa universale, delle istituzioni e di tutte le persone di buona volontà perché vengano rispettati i diritti umani e quelli delle minoranze religiose. Il fatto che ultimamente a essere colpiti siano stati i copti ortodossi, per noi cattolici non cambia le cose. Anche perché la questione non è di carattere religioso. Non c'è di per sé uno scontro tra cristiani e musulmani". La crisi insomma è di ben altra natura. "Speriamo anche noi nelle elezioni di novembre. Non si può governare con il pugno di ferro. Da troppo tempo c'è un clima di violenza che ha portato all'incendio di chiese, a maltrattamenti, ma soprattutto alla morte di tante persone innocenti. Anche noi cristiani siamo egiziani come tutti gli altri".
Iniziatisi martedì 11, i lavori della Celra si concluderanno domani, giovedì 13. Nella giornata d'apertura è avvenuta l'elezione, a nuovo segretario generale, dell'italiano bétharramita padre Pietro Felet.
(©L'Osservatore Romano 13 ottobre 2011)
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Coesistenza pacifica in Egitto nel rispetto delle minoranze
Rattristato dagli episodi di violenzadi domenica scorsa, 9 ottobre,verificatisi in Egitto, il Papa ha espresso partecipazione al dolore per le vittimee ha rivolto un appello affinchésia salvaguardata la coesistenza pacifica nel rispetto delle minoranze.Nella catechesi dell'udienza generaleil Pontefice ha illustrato il temadella preghiera spiegando il Salmo 126.
Sono profondamente rattristato dagli episodi di violenza, che sono stati commessi a Il Cairo domenica scorsa. Mi unisco al dolore delle famiglie delle vittime e dell'intero popolo egiziano, lacerato dai tentativi di minare la coesistenza pacifica fra le sue comunità, che è invece essenziale salvaguardare, soprattutto in questo momento di transizione. Esorto i fedeli a pregare affinché quella società goda di una vera pace, basata sulla giustizia, sul rispetto della libertà e della dignità di ogni cittadino. Inoltre, sostengo gli sforzi delle autorità egiziane, civili e religiose, in favore di una società nella quale siano rispettati i diritti umani di tutti e, in particolare, delle minoranze, a beneficio dell'unità nazionale.
(©L'Osservatore Romano 13 ottobre 2011)
Qui l'udienza generale
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Russia: presentato a Mosca il Catechismo della Chiesa greco-cattolica di Ucraina
Il catechismo della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina (Ugcc) intitolato “Cristo è la nostra Pasqua” è stato ufficialmente presentato a Mosca dall’amministratore della parrocchia di Sant’Ignazio di Antiochia, padre Sergii Nikolenko, e dal curatore del sito ufficiale della residenza per i cattolici di rito bizantino in Russia www.rkcvo.ru, Oleksandr Shvedov. Secondo Shvedov, che ha presentato la struttura generale del libro, il catechismo è realizzato sulla base del principio “legge della preghiera – legge della fede”. Due “pilastri” principali del testo sono il Credo e la Liturgia di Basilio Magno, le epigrafi riportate in ogni parte del Catechismo sono frammenti di queste due parti. Padre Nikolenko, parlando dei cattolici in Russia come pubblico destinatario del Catechismo della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina, li descrive come persone con un retaggio di cultura rurale dove le tradizioni della famiglia patriarcale non sono state completamente distrutte e possono essere rinnovate e profondamente radicate. Secondo alcuni dati statistici, 5,5 milioni di persone sostengono di essere membri della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina rendendo la Chiesa cattolica di rito orientale più grande del mondo. Esiste una tradizione nazionale di fede profondamente radicata, soprattutto nella parte occidentale del Paese; tuttavia, nei decenni trascorsi, questa si è diffusa anche in Nord e Sud America, in Australia e in vari Paesi europei. Nell’area europea della Russia, i membri della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina si concentrano soprattutto a Mosca, a San Pietroburgo, a Obninsk e a Kaliningrad. (R.P.)
© www.radiovaticana.org - 11 ottobre 2011
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Libano: si riunisce oggi il Sinodo della Chiesa armeno cattolica
Il Sinodo della Chiesa armeno cattolica si riunisce oggi presso il convento Nostra Madre di Bzommar in Libano, fino al 21 ottobre, sotto la presidenza di S.B. Nerses Bedros XIX, Patriarca di Cilicia degli Armeni. Prendono parte all’incontro i presuli di diocesi ed eparchie armene di tutti i continenti che dedicheranno gran parte dei lavori ai contenuti del Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, da tenersi in Vaticano nell’ottobre 2012. I Padri Sinodali ascolteranno inoltre i rapporti di attività delle diverse Commissioni Patriarcali: liturgica, ecumenica, pastorale, vocazionale, canonica ed esamineranno il lavoro e l’utilizzazione dei mezzi di comunicazione sociale del Patriarcato, con riferimento anche alla Sezione Armena di Radio Vaticana e della Rubrica Telepace Armenia. Alcuni avvenimenti e ricorrenze sono stati inseriti nell’agenda dell’incontro, tra i quali la proclamazione di San Gregorio di Narek a Dottore della Chiesa e il primo centenario del genocidio armeno (2015). Nelle sessioni “a porte chiuse”, i vescovi si soffermeranno sulla situazione generale del Patriarcato armeno cattolico e delle diverse eparchie del mondo, al fine di poter efficacemente rispondere alle loro esigenze spirituali e materiali. (M.V.)
© www.radiovaticana.org - 11 ottobre 2011
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EGITTO: CARD. SANDRI, PRIMAVERA ARABA PORTI LIBERTA' ANCHE PER CRISTIANI
(ASCA) - Citta' del Vaticano, 10 ott - La cosiddetta 'Primavera araba' deve portare con se' anche il soffio potente della liberta' religiosa soprattutto per i cristiani del Medio Oriente mentre davanti a stragi come quella dei copto-ortodossi del Cairo le autorita' internazionali debbono far sentire la loro voce per sostenere l'ancora traballante sforzo di democrazia nei paesi del Nord Africa. Questo ''l'auspicio'' del card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ai microfoni di Radio Vaticana.
Il porporato ha ricordato che proprio oggi, apprese le tragiche notizie dall'Egitto, si e' riunito in preghiera con i membri del dicastero vaticano. ''Abbiamo pregato - ha spiegato - per le vittime di questi scontri e abbiamo fatto una preghiera piu' in generale perche' questi nostri fratelli copto-ortodossi che hanno sofferto l'incendio di una loro chiesa e che hanno voluto manifestare, come tutti i cittadini, il loro desiderio di liberta' religiosa, di rispetto dei loro diritti, hanno trovato invece da dover offrire in questa manifestazione il calice amaro della morte, del sacrificio''.
Sulle speranze vaticane legate ai movimenti di liberazione in Nord Africa, il card. Sandri ha, quindi, risposto: ''Abbiamo pregato anche perche' questa cosiddetta 'Primavera araba' sia veramente un anticipo di una pace ricercata da tutti, per la democrazia, per il dialogo, per l'intesa, per il rispetto della dignita' della persona umana, specialmente per il rispetto della liberta' religiosa, per il rispetto delle minoranze, affinche' si possa costruire, in questo grande Paese che e' l'Egitto, una societa' nella quale si possa vivere in pace, con la speranza di un futuro sicuro per tutti''. ''Auspichiamo che anche le autorita' - ha quindi concluso - in particolare le autorita' nazionali dell'Egitto, sappiano far fronte a tutte le aggressioni possibili contro i cristiani, contro i musulmani, contro ogni persona, operando affinche' ci sia la sicurezza necessaria, perche' sia salvaguardata l'incolumita' di ogni cittadino egiziano''.
© Asca - 10 ottobre 2011
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Cairo, 20 thousand at funeral for victims of clashes between Copts and military
The Cario (AsiaNews) - More than 20 thousand people attended the funerals of 17 of the 25 victims killed in clashes between Coptic Christian demonstrators and the army of the on 9 October. The funeral took place last night in the Coptic Cathedral in Cairo, where the priest in charge of the rite called the slain "martyrs who have saved the Church." Before entering the church the crown processed along the road that links the cathedral to the Coptic Hospital in the district of Rameses Abasseya district to cries of "Muslims and Christians are one." In a message to the community Coptic Patriarch Shenouda III announced three days of mourning and prayer to commemorate the victims.
Aida Mahrous, Coptic, 42, told the newspaper Al-Masry Al-Youm: "the next regime will be the same as the previous one. Politics will never change. To solve our problems we need to show that Christians and Muslims are one people, because otherwise the government will remain a mass of corrupton. "
This morning, the emergency unit organized by the Supreme Council of the military has launched investigations to punish the officers responsible for the deaths. Eyewitnesses said the military turned angrily on the Christian mob gathered outside the headquarters of state television crushing people under the wheels of armored vehicles. The clashes erupted when some criminal gangs from the slums of Cairo attacked the demonstrators who were protesting against the destruction of a Coptic church in the province of Aswan (Upper Egypt). Local sources also accused the state TV of inciting Muslims to revolt against the Copts, inviting them to defend the values of Islam and the Arab spring.
The international community has expressed its concern inviting the army to clarify the facts. But the Copts accuse the U.S. and Europe of doing nothing and ask Western governments to put pressure on the military Council to act in defence of religious minorities. Yesterday, Sheikh Mohamed Ahmed el-Tayeb, Grand Imam of Al Azhar University invited Christian and Muslim leaders to meet to put an end to incidents between the two communities.
© www.asianews.it - 10 ottobre 2011
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Copti, la minoranza che teme l’Islam
Si stima che siano circa otto milioni i copti residenti in Egitto, pari al dieci per cento della popolazione egiziana (ovvero 80 milioni di persone). Una stima che si considera al ribasso sia per le manipolazioni degli addetti al censimento (che nel 1986 indicava nell'8% degli egiziani i copti), sia per la riservatezza degli stessi cristiani per assicurare la protezione dell'anonimato.
La Chiesa copta fu fondata in Egitto nel I secolo. I primi monaci copti vissero qui durante il IV secolo, molti di loro morirono come martiri. Nella Chiesa copta il titolo di "Papa" spetta al Patriarca di Alessandria. Shenouda III è il 117esimo Papa della Chiesa ortodossa copta e vive al Cairo. Erede del millenario monachesimo egiziano, di cui mantiene ancora le antiche istituzioni monastiche, la Chiesa copta è sede di istituzioni teologiche e accademiche, con una presenza diffusa in una diaspora a livello mondiale.
La Chiesa copta è stata una delle Chiese a soffrire di più dell'avanzata araba nel Nordafrica. Nonostante la legislazione islamica permettesse alle "religioni del Libro", cioè cristiani, ebrei e zoroastriani, di professare la propria fede, assegnando ai fedeli di altre religioni lo status di dhimmi, di fatto impediva le conversioni dall'Islam al Cristianesimo, o il matrimonio di donne musulmane con cristiani.
Dopo il concilio Vaticano II, Chiesa cattolica e Chiesa copta hanno iniziato un cammino ecumenico di dialogo che ha portato nel 1973 al primo incontro, dopo quindici secoli, tra papa Paolo VI e il patriarca dei copti papa Shenuda III. Il 12 febbraio 1988 le due Chiese (quella cattolica era allora guidata da papa Giovanni Paolo II) fecero un accordo ufficiale sulla cristologia che mette fine a secoli di incomprensione e di reciproca diffidenza.
La Chiesa copta e' stata una delle Chiese a soffrire di più dell'avanzata araba nel Nordafrica. Nonostante la legislazione islamica permettesse alle "religioni del Libro", cioè cristiani, ebrei e zoroastriani, di professare la propria fede, assegnando ai fedeli di altre religioni lo status di dhimmi, di fatto impediva le conversioni dall'Islam al Cristianesimo, o il matrimonio di donne musulmane con cristiani.
Dopo il concilio Vaticano II, Chiesa cattolica e Chiesa copta hanno iniziato un cammino ecumenico di dialogo che ha portato nel 1973 al primo incontro, dopo quindici secoli, tra papa Paolo VI e il patriarca dei copti papa Shenuda III. Il 12 febbraio 1988 le due Chiese (quella cattolica era allora guidata da papa Giovanni Paolo II) fecero un accordo ufficiale sulla cristologia che mette fine a secoli di incomprensione e di reciproca diffidenza.
© http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/index.jsp
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EGITTO: PORTAVOCE CHIESA CATTOLICA, SCONTRI FRUTTO DI 30 ANNI DI ERRORI
(ASCA) - Roma, 10 ott - ''Gli scontri fra manifestanti copti e militari avvenuti ieri sono il risultato di 30 anni di politiche basate solo sulla repressione e sulla sicurezza. Senza leggi in favore della societa', senza educazione le tensioni continueranno ad aumentare''. Lo ha detto ad ASIANEWS padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, secondo il quale l'esercito non sta facendo nulla per risolvere il conflitto fra copti e musulmani, provocato soprattutto dalle fumose leggi sulla costruzione di edifici religiosi. ''Nei piccoli villaggi ci sono molti fondamentalisti e la rivalita' con i cristiani e' molto forte - afferma Greiche - la legge sugli edifici religiosi di fatto non esiste, quel poco che e' stato fatto ha solo complicato la situazione. Ognuno la applica come vuole''. Il sacerdote fa notare che ''i militari continuano ad agire come dei poliziotti'' e che ''come ai tempi di Mubarak si pensa solo a tenere calma la gente. La popolazione pero' ha paura del futuro e teme che nessuno sia in grado di risolvere la situazione''. Padre Greiche ha rivolto un appello alla comunita' internazionale, che non sta facendo nulla di concreto per i Paesi arabi, se non riconfermare i contratti economici firmati con i vecchi regimi. ''L'Europa e gli altri Paesi occidentali - afferma - hanno paura ad intervenire e rispettano le volonta' dei governi. Ma questa e' una idiozia. Il mondo e' diventato ormai un piccolo villaggio. L'instabilita' del Medio oriente e l'odio verso i cristiani possono diffondersi in tutta Europa con grande facilita'. Nessun Paese e' immune da questo rischio''.
© www.asca.it - 10 ottobre 2011
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Anti-Copt violence, consequence of 30 years of bad policies, said Catholic priest
Cairo (AsiaNews) – “Clashes between Coptic demonstrators and soldiers yesterday are the consequence of 30 years of policies based on repression and security. without laws favourable to society and education, tensions will continue to rise,” said Fr Rafic Greiche, spokesman for the Egyptian Catholic Church. In an interview with AsiaNews, he called on Western nations to prevent Egypt from imploding.
For the clergyman, Egypt’s military is doing nothing to find a solution to the conflict pitting Copts against Muslims, which is largely a function of vague laws on religious buildings. “In small villages, there are many fundamentalists, and the rivalry with Christians is very strong,” Fr Greiche said. “De facto, there is no law regulating the construction of places of worship, and whatever little that does exist complicates matters. Everyone wants to apply them as they wish.”
Today, the ruling military Supreme Council is holding an emergency meeting to shed light on what led to yesterday’s violence, which left 36 people dead and 220 wounded.
In urging the population to remain calm, Prime Minister Essam Sharaf warned that Egypt was in “danger”. In his view, a conspiracy is trying to bring chaos to the country.
However, the “military are still acting like policemen,” Fr Greiche said. Sharaf’s words say nothing about how to solve the problem. “Like under Mubarak, rulers care only about keeping people quiet. Egyptians however are afraid about the future and fear that no one may be able to resolve the situation,” he added.
Unless people receive an education centred on coexistence and the common good, the Arab spring will prove useless. “In the past,” the priest explained, “no one cared about training young people in how to put into practice social policies. They all thought about their own careers. Few changes came from abroad.”
In addition to the social tensions between Christians and Muslims that have long plagued Egyptian society, now there is fear that the country might drift towards fundamentalism if the Muslim Brotherhood wins in November’s elections.
“Copts’ demonstration will not stop,” Fr Greiche noted. “They want to show everyone that they are an important minority and that they cannot be kept out of the new Egypt’s political life.”
Lastly, the priest has a plea for the international community, which is doing nothing tangible to help Arab countries, except to confirm existing economic agreements signed with the old regimes.
“Europe and Western nations are afraid of intervening,” he said. “They respect the will of the existing government, but that is stupid. The world has become a small village. Instability in the Middle East and anti-Christian hatred can easily spread to Europe. No country is immune from this danger.” (S.C.)
أجرت وكالة سير الكاثوليكية للأنباء لقاء مع الكردينال أنطونيوس نجيب بطريرك الاسكندرية للأقباط الكاثوليك حول مستقبل مصر ومسيحييها، أكد فيه أنه من الصعب "التكهن بما ستؤول إليه مصر بعد الانتخابات. لدينا مخاوف وفي الوقت
© www.asianews.it - october 11th 2011
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وكالة سير الكاثوليكية تلتقي بطريرك الاسكندرية للأقباط الكاثوليك الكردينال أنطونيوس نجيب
نفسه آمال كبيرة في الوصول إلى مصر قائمة على الحقوق المدنية ومساواة المواطنين دون أية تفرقة، دينية في المقام الأول". لا يشك في دور الدين كمرجع بالنسبة للشعب المصري الذي "لا يزال عليه تعلم النقد الموضوعي لاستخلاص ما فيه المصلحة العامة". ستؤثر توجيهات المساجد بشكل خاص على الانتخابات، إلا أن هناك الكثير من التيارات والمثقفين الناشطين من أجل دولة ديمقراطية ومدنية أمام تأثير رجال الدين. أضاف أن الأزمة الاقتصادية وعدم توفر الأمن "أوراق يستغلها الإسلاميون بمهارة، فيبيعون الغذاء والملابس بأسعار رخيصة ويمنحون مساعدات سخية للمحتاجين، وهذه وسيلة فعالة لكسب التأييد". أكد الكاردينال نجيب من جهة أخرى استمرار هجوم الإسلاميين على المؤسسات المسيحية بحجة عدم حصول الكنائس على تصاريح بناء رسمية، وعلى خطورة تصريحات السلفيين "الراغبين في العودة بمعاملة المسيحيين إلى أحلك مراحل الامبراطورية العثمانية". لكنه أشاد بوثيقة الأزهر حول مستقبل مصر، فهي "إيجابية وتعكس موقفا واضحا مؤيدا لدولة وطنية (تجنبت الوثيقة كلمة مدنية)، ديمقراطية وعصرية، ولكن تبقى قضية اعتبار الشريعة مصدر الدستور والقوانين، ولا تبدو واضحة كيفية التوفيق بين الأمرين". أعرب بطريرك الأقباط الكاثوليك عن رفضه لتأسيس أحزاب مسيحية "لتفادي السقوط في فخ التحول إلى غيتو"، ودعوته لتشجيع المسيحيين على منح أصواتهم في الانتخابات القادمة للأحزاب والقادة العاملين من أجل مجتمع مدني وديمقراطي
© www.radiovaticana.org - october 10th 2011
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Ситуация с запретом на строительство католического собора в Пскове. Интервью с приходским настоятелем
На днях псковские городские власти отказали католическому приходу Пресвятой Троицы в продлении разрешения на строительство храма. 5 октября мы зачитали официальное послание архиепископа Павла Пецци, митрополита архиепархии Божией Матери в Москве. Предлагаем вашему вниманию интервью с настоятелем пострадавшего прихода отцом Кшиштофом Каролевским, присланное нам Михаилом Фатеевым из петербургского прихода Св. Екатерины: ![]()
© http://www.radiovaticana.org/rus/index.asp - 8 october 2011
© http://www.radiovaticana.org/rus/index.asp - 8 ottobre 2011
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Il Cairo, in 20mila ai funerali delle vittime degli scontri fra copti ed esercito
Il Cario (AsiaNews) - Oltre 20mila persone hanno partecipato ai funerali di 17 delle 25 vittime rimaste uccise negli scontri fra manifestanti copti ed esercito dello scorso 9 ottobre. Le esequie si sono tenute ieri sera nella cattedrale copta del Cairo, dove il sacerdote incaricato del rito ha definito gli uccisi “martiri che hanno salvato la Chiesa”. Prima di entrare in chiesa la folla ha percorso il tratto che unisce l’ospedale copto in Ramses street al quartiere di Abasseya al grido noi “musulmani e cristiani siamo una cosa sola”. In un messaggio alla comunità copta il patriarca Shenouda III ha indetto tre giorni di lutto e preghiera per commemorare le vittime.
Aida Mahrous, copta di 42 anni, afferma al giornale Al-Masry Al-Youm: "il prossimo regime sarà uguale al precedente. La politica non cambierà mai. Per risolvere i nostri problemi dobbiamo far vedere che cristiani e musulmani sono un unico popolo, perché altrimenti il governo resterà un ammasso di corrotti”.
Questa mattina l’unità di emergenza organizzata dal Consiglio supremo dei militari ha dato il via alle indagini ufficiali per punire i responsabili delle morti. Secondo testimoni oculari i militari si sono accaniti contro la folla di cristiani radunata davanti alla sede della Tv di Stato schiacciando la gente sotto le ruote dei mezzi blindati. Gli scontri sono esplosi quando alcune bande di criminali provenienti dai quartieri poveri del Cairo hanno attaccato i manifestanti in protesta per la distruzione di una chiesa copta nella provincia di Aswan (Alto Egitto). Fonti locali accusano anche la Tv di Stato di aver incitato i musulmani alla rivolta contro i copti, invitando tutti a difendere i valori dell’islam e della primavera araba.
La comunità internazionale ha espresso la sua preoccupazione invitando l’esercito a fare chiarezza sui fatti. Tuttavia i copti accusano Europa e Stati Uniti di non fare nulla e chiedono ai governi occidentali pressioni sul Consiglio dei militari perché agisca in difesa delle minoranze religiose. Ieri anche lo sceicco Ahmed Mohamed el-Tayeb, grande imam di Al Azhar ha invitato i leader cristiani e musulmani a incontrarsi per porre fine agli incidenti fra le due comunità.
© www.asianews.it - 11 ottobre 2011
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La fiducia dei cristiani
“La rivoluzione del 25 gennaio ha potuto far cadere un regime, forte e stabile da più di trenta anni. Nello stesso tempo, il popolo si è trovato in una situazione non prevista pochi mesi fa, dunque non era preparato ad affrontarla a vari livelli: politico, di sicurezza, economico... Anche il Consiglio superiore delle Forze Armate si trova in una situazione molto complessa: affrontare la popolazione creando un conflitto di forza, o agire con molta cautela dando l’impressione di lentezza e mancanza di fermezza. Questo crea confusione, e suscita molti interrogativi. Il futuro prossimo mostrerà le intenzioni ed i piani. Con le prossime elezioni del Parlamento la situazione si chiarirà, e speriamo che sarà per il bene del Paese”. A parlare, nel giorno in cui Il Cairo conta i morti, 24, delle violenze seguite ad una manifestazione di cristiani, è il patriarca di Alessandria dei copti cattolici, il card. Antonios Naguib. Le violenze sarebbero state innescate da ‘provocatori’ che hanno attaccato il corteo i cui manifestanti si sono scontrati prima con estremisti islamici e poi con le forze di sicurezza. Sono passati circa 8 mesi dalla rivoluzione del 25 gennaio e il cammino verso l’auspicata democrazia sembra procedere con lentezza. Il premier egiziano Essam Sharaf ha parlato di complotto contro l’unità del Paese, atteso fra poco più di un mese dalle elezioni dell’assemblea popolare.
Eminenza, dal voto del 28 novembre (camera bassa), e più avanti, del 29 gennaio 2012 (Shura o camera alta), che Egitto potrebbe uscire?
“Il futuro dell’Egitto non si prevede con chiarezza. Non possiamo affermare una fisionomia chiara per l’Egitto dopo queste scadenze. Possiamo esprimere le nostre preoccupazioni, e nello stesso tempo la nostra grande speranza di trovare un Egitto basato sui diritti civili e l’uguaglianza di cittadinanza, senza nessuna discriminazione soprattutto religiosa”.
L’inesperienza politica e organizzativa dei giovani, segnata anche da assenza di leader importanti, e l’organizzazione e la forza di movimenti islamisti (Fratelli musulmani e salafiti) quanto potrebbe pesare sull’esito del voto?
“È certo che il popolo egiziano si fida tanto delle opinioni dei leader religiosi anche riguardo alla politica. Non preparato ad affrontare l’attuale situazione politica, e davanti alla sfida del voto, ha bisogno di essere guidato, di apprendere a fare una critica obiettiva della situazione politica e discernere oggettivamente il bene del Paese. Non mancano gli intellettuali e gli scrittori per aiutare a creare questo clima di fiducia. Ma il discorso religioso rimane sempre molto importante e influente, soprattutto nelle moschee. È inevitabile dunque che pesi sull’esito del voto. D’altra parte abbiamo molta speranza che le correnti e i partiti operanti per lo stato democratico e civile abbiano anche loro un esito favorevole”.
La crisi economica, la mancanza di sicurezza, il carovita potranno indirizzare il voto su direzioni fondamentaliste?
“È ovvio che tale situazione pesi in direzione fondamentalista. Di fatti, gli Islamisti sfruttano questa carta con molta abilità. Vendono le merci, specialmente gli alimentari e i vestiti, con prezzi ridotti, e danno degli aiuti generosi ai bisognosi. Questo è un mezzo efficace per guadagnare consensi”.
Ancora conflitti tra cristiani e musulmani: le dichiarazioni dei salafiti ed islamisti preoccupano non poco, come il rischio dell’applicazione della Sharia nella riforma della Costituzione, la minoranza cristiana che auspica un Egitto laico nonostante la dichiarazione di Al Azhar del 19 luglio scorso. Quale futuro per i cristiani in Egitto?
“Gli attacchi degli Islamisti contro le istituzioni cristiane continuano, sempre con la pretesa che si sta costruendo una chiesa senza l’autorizzazione ufficiale ed esplicita, che rimane ancora molto difficile ad ottenere. Anche le dichiarazioni dei Salafiti creano molta preoccupazione, perche vogliono tornare a trattare i cristiani come nei periodi più oscuri dell’impero ottomano. Quanto alla Dichiarazione di Al-Azhar, del 19 luglio 2011, è stata fatta dalla suprema autorità religiosa sunnita con un gruppo di intellettuali sul “futuro dell'Egitto”, come leggiamo nel titolo. Essa è molto positiva e segna una posizione chiara e decisa per uno stato nazionale (evitando il termine ‘civile’), democratico e moderno. Rimane però che pone la ‘Sharia’ come principio ispiratore della costituzione e della legislazione. Non si vede bene come conciliare i due aspetti”.
A suo parere i cristiani dovrebbero unire le loro forze in un movimento e presentarsi al voto o eleggere dei buoni candidati adatti a cariche pubbliche, senza guardare alla religione?
“Fin dall’inizio della rivoluzione, i capi delle Chiese cristiane d’Egitto hanno deciso di non creare dei partiti religiosi. Non solo perche la legge non permette partiti a base religiosa, ma soprattutto per non cadere nella forma di ghetto. Abbiamo chiesto ai pastori di sensibilizzare e incoraggiare i loro fedeli ad un impegno positivo e attivo, per la partecipazione al voto ed il sostegno dei partiti e i leader che operano per la costituzione di una società civile e democratica. Più che l’appartenenza religiosa, è il programma politico che importa. Anche se poco numerosi – il 10% della popolazione che conta 88 milioni - i cristiani hanno un ruolo molto importante in questo momento. Essi possono favorire un ambiente di dialogo, che è la via più efficace per affrontare la situazione attuale, e per arrivare ad una pace sociale basata sulla reciproca accettazione di tutte le parti del Paese. In questo modo possiamo arrivare a un nuovo Paese basato sulla cittadinanza e l’uguaglianza tra tutti. I cristiani, tramite la loro partecipazione attiva nella vita sociale e politica, possono dare degli esempi concreti di fedeltà e di operosità per il bene comune dell’Egitto”.
È ottimista per il futuro dei cristiani nel Paese?
“Nonostante molte preoccupazioni, guardiamo al futuro con speranza. Abbiamo fiducia che il Signore ci farà superare questa fase critica e ci condurrà ad un esito che sarà per il bene di tutti. I cristiani d’Egitto hanno vissuto simili situazioni nella loro lunga storia di sofferenza e di pace. Continueremo a fare tutto ciò che possiamo, sostenuti dalla preghiera, la fiducia in Dio, ed il sostegno spirituale e morale di tutti i cattolici, i cristiani e le persone di buona volontà. Ci raccomandiamo molto alle vostre preghiere”.
© www.agensir.it - 10 ottobre 2011
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Egitto, la "primavera" è finita
Valentina Colombo
«Ritengo che la strage di oggi rappresenti l’inizio inevitabile della penetrazione della minaccia di al Qaeda in Egitto… si tratta in ogni caso di un fortunato passo in avanti!». «Consiglio Supremo militare che cosa ci hai fatto, hai gettato contro i noi i terroristi liberandoli dalle prigioni e scagliandoli contro di noi, ora non riuscirai a fermarli e ora che cosa dirai a noi copti?». Kamal Ghobrial, intellettuale egiziano copto di Alessandria, non riesce a trattenere la rabbia e la disperazione innanzi all’ennesima strage di copti in Egitto. Ventitré morti e più di duecento feriti negli scontri di ieri sera davanti alla sede della televisione egiziana. Ghobrial chiede urgentemente l’istituzione di una Commissione d’inchiesta presso le Nazione Unite per accertare le responsabilità.
I copti, che per un attimo hanno sperato in un cambiamento nei giorni della Rivoluzione del Loto, durante i quali si esaltavano preghiere comuni, solidarietà tra egiziani in nome della libertà dal dittatore, hanno ben presto compreso - e sulla propria pelle - che nulla sarebbe cambiato e che la situazione era destinata solo a peggiorare. Da marzo a oggi si parla della fuga di circa 100mila copti dall’Egitto verso gli Stati Uniti e il Canada.
Michael Meunier, presidente dell’Associazione dei Copti negli Stati Uniti, in un’intervista rilasciata il maggio scorso a Il Sussidiario.net ha dichiarato che in Egitto sono necessari sia nuove leggi sia «un enorme sforzo educativo da parte del governo nelle scuole primarie e secondarie, un sistema educativo che insegni tolleranza e diritti civili». Lo scorso aprile negli Stati Uniti anche la Commissione per la libertà religiosa internazionale ha raccomandato a Hillary Clinton di dichiarare l’Egitto «un Paese che desta particolare preoccupazione».
Purtroppo a nulla sono valsi gli appelli, le grida disperate dei copti dentro e fuori l’Egitto. La strage di ieri lo dimostra e non sarà di certo l’ultima. Purtroppo la rivoluzione non ha cambiato nulla. In un paese dove la sharia è la fonte principale della legislazione, dove sulla propria carta d’identità bisogna dichiarare l’appartenenza religiosa sarà difficile mutare la situazione. Non basta una rivoluzione. In modo particolare se è una rivoluzione che ha visto passare il movimento dei Fratelli musulmani da ufficialmente bandito, ma tollerato, a movimento politico con pieni diritti che, come si è già visto nel referendum costituzionale, è già legato a doppia mandata con il Consiglio supremo e con i candidati a futuro presidente d’Egitto.
È inutile che dagli Stati Uniti si levino condanne, ci si preoccupi per la condizione dei copti, quando sono stati gli Stati Uniti a sdoganare il movimento fondato da Hasan al-Banna sostenendo che esista una fazione "moderata". Ebbene, è necessario che la comunità internazionale apra gli occhi. Nel dicembre 1980 la rivista al-Daawa, legata ai Fratelli musulmani, ha pubblicato una fatwa che proibisce la costruzione di nuove chiese in Egitto. Nel maggio 2005 Mohammad Habib, esponente di spicco della Fratellanza, in un’intervista al quotidiano al-Zaman ha dichiarato: «Quando il movimento andrà al potere, sostituirà la presente costituzione con una islamica, in base alla quale a un non musulmano non verrà concesso di occupare un posto di potere, sia nello Stato che nell’esercito, poiché questo diritto spetta solo ai musulmani».
Il 16 dicembre 2009, un mese prima della strage di gennaio a Naga Hammadi, sul quotidiano arabo internazionale al-Sharq al-Awsat si leggeva il seguente titolo: Al-Azhar ritira un libro di Muhammad Ammara perché i cristiani sostengono contenga «un oltraggio alla loro religione». Muhammad Ammara è membro del Centro di ricerche islamiche dell’università di al-Azhar ed è uno degli intellettuali più seguiti dagli ambienti legati ai Fratelli musulmani, il testo in questione s’intitola semplicemente “Relazione scientifica” ed è stato pubblicato come allegato alla rivista ufficiale dell’ateneo cairota. Il contenuto dell’opuscolo è un attacco spietato alla religione cristiana e l’unica località citata è proprio Naga Hammadi.
Quelli appena citati sono solo alcuni esempi di quello che si muove in Egitto da anni. Idee che vengono diffuse a tutti i livelli dalla scuola alla moschea e che hanno ormai inculcato nella mente degli egiziani, soprattutto quelli di cultura medio-bassa che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione, odio e disprezzo verso il 10% dei loro concittadini. Se a questo si aggiunge l’alleanza tra Fratelli musulmani ed esercito e lo sdoganamento internazionale della Fratellanza, il panorama non è confortante. La comunità internazionale, le Nazioni Unite, l’Unione Europea dovrebbero fare un atto di coraggio e passare dalle parole ai fatti affinché i copti possano continuare a restare nel loro paese, nel quale vivono da ben prima della conquista islamica nel VII secolo, nella più totale sicurezza. E non è certo appoggiando e dialogando con i Fratelli musulmani che aiuteranno i cristiani, in particolare, e gli egiziani, in generale.
© www.labussolaquotidiana.it - 10 ottobre 2011
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В Мадриде будет возведена православная церковь
5 октября останется важной датой в жизни православных верующих: Московский Патриархат получил разрешение на постройку церкви в Мадриде. Она станет вторым православным храмом на иберийском полуострове: 11 ноября 2007 года была открыта первая русская православная церковь в городе Аликанте. Но она была построена из уральской древесины и согласно русским архитектурным традициям. Церковь в Мадриде, в свою очередь, будет каменной. Согласно официальному коммюнике Московского Патриархата, разрешение на строительство храма было подписано 9 июля 2010 года. Земельный участок площадью в 756 квадратных метров расположен вблизи станции метро «Pinar del Rev». Проект возглавляет московский архитектор Воронцов в сотрудничестве с испанским коллегой Хесусом Сан Винсенте. Согласно сообщению настоятеля Христорождественского прихода отца Андрея Кордочкина, строительство должно начаться в ближайшие два месяца, а церемония благословения первого камня запланирована на декабрь в рамках завершения «Года двух культур», открытие которого состоялось в феврале этого года.
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LE ICONE, IMMAGINI DELLA PREGHIERA
Un nuovo libro sulla venerazione delle icone oggi potrebbe quasi sembrare pleonastico, vista la grande diffusione e l’abbondante letteratura sull’argomento. In realtà, il nuovo testo di Gaetano Passarelli “Perché venerare le icone?” edito da Libreriauniversitaria.it è un contributo prezioso e quanto mai necessario ad una giusta comprensione con il mondo simbolico delle immagine sacre della scuola orientale; dopo aver pubblicato molti testi illustrativi ed esplicativi dei vari tipi iconografici, e del contesto artistico e architettonico in cui questa forma di arte sacra si sviluppa, il prof. Passarelli ci offre un testo agile e sintetico in cui vengono condensate le importanti motivazioni storiche, teologiche e spirituali da cui nasce e si sviluppa questa particolare modalità di entrare in rapporto con Dio nella rivelazione cristiana.
© www.agensir.it - 6 ottobre 2011 © www.zenit.org - october 7th 2011
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CUSTODIA TERRA SANTA: LA RIVISTA “TERRASANTA” COMPIE 90 ANNI. CONVEGNO A ROMA
La Custodia di Terra Santa, in occasione dei 90 anni (1921-2011) della propria rivista “Terrasanta”, promuove a Roma, venerdì 21 ottobre, (Auditorium Pontificia Università Antonianum), un convegno dedicato all’informazione sui Luoghi Santi, con particolare riferimento alle scoperte archeologiche degli archeologi della Custodia nel corso degli ultimi decenni, all’attualità della questione israelo-palestinese e ai passi diplomatici nei rapporti tra Santa Sede e Israele. A trattare questi temi, in due panel distinti, saranno, tra gli altri, il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, mons. David Maria Jaeger, Prelato uditore del Tribunale della Rota romana, il card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, già Delegato Apostolico e dal 1994 primo nunzio in Israele e Territori palestinesi, padre Giovanni Claudio Bottini, decano dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Nel corso dell’incontro verranno illustrate le maggiori scoperte e campagne di scavo eseguite dai francescani nell’ultimo secolo (Cafarnao, Monte Nebo e molte altre) e date informazioni circa il processo di normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Israele e con l'Autorità nazionale palestinese.
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روسيا: رفض إعطاء رخصة بناء لكنيسة كاثوليكية
بقلم أنيتا بوردين
روما، الجمعة 7 أكتوبر 2011(Zenit.org)– إن رفض السماح بمواصلة بناء كنيسة كاثوليكية في بسكوف بروسيا يثير احتجاج رئيس أساقفة أبرشية والدة الله في موسكو، المونسنيور باولو بيتزي، حسبما تفيد إذاعة الفاتيكان.
يشجب المونسنيور بيتزي هذا "التمييز المتعمد الممارس ضد سكان بسكوف الكاثوليك".
فالبيان الذي نشره المونسنيور بيتزي نهار الثلاثاء 4 أكتوبر يشجب رفض الإدارة المحلية تجديد رخصة البناء لكنيسة كاثوليكية مكرسة للثالوث الأقدس، بذريعة أن الأعمال لم تبدأ قبل بطلان الرخصة السابقة.
ويحتج المونسنيور بيتزي على ذلك قائلاً أن البناء بدأ في الحقيقة قبل عشر سنوات. كما أن المبنى الرعوي أنجز كلياً.
بدأ البناء سنة 2000 لأن السلطات رفضت أن ترد إلى الكنيسة الكاثوليكية كاتدرائيتها. وهي الكنيسة الكاثوليكية الوحيدة في المدينة.
وفي الحقيقة أن المونسنيور تداوس كوندروزيفيتش الذي كان آنذاك رئيس مجلس أساقفة روسيا هو الذي كرس سنة 2005 القسم السفلي من الكنيسة التي يتم إنشاؤها، وقد مولت الأعمال من قبل أبناء الرعية والهبات.
كل يوم، يحضر أبناء الرعية وجبات للفقراء والأطفال المعوقين، ويخصصون برنامجاً تربوياً لأطفال الشوارع، ويساعدون عائلات الأطفال المعوقين. هذه المساعدة تقدم للجميع بغض النظر عن الانتماء الديني
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Заявление архиепископа Павла Пецци в связи с ситуацией прихода Пресвятой Троицы в Пскове
4 октября 2011 г.
С глубокой озабоченностью я воспринял известие о том, что 20 сентября 2011 года Администрация г. Пскова отказала римско-католическому приходу Пресвятой Троицы в г. Пскове в продлении разрешения на строительство храма. В качестве основания указывается нарушение нормы Градостроительного кодекса РФ, согласно которой в продлении должно быть отказано, в случае если строительные работы не начаты до истечения срока действия предыдущего разрешения.
Такое обоснование вызывает крайнее удивление в отношении строительства, которое ведется уже более десяти лет. Ранее приход не мог добиться от властей ответа по поводу статуса земельного участка, на котором ведется строительство. Завершения стройки с надеждой ждет местная католическая община. Самоотверженным трудом настоятеля прихода, о. Кшиштофа Каролевского, с помощью многочисленных жертвователей и силами прихожан уже возведен и сдан в эксплуатацию приходской дом, составляющий единый ансамбль с храмом. Однако теперь будущее и храма, и приходского дома оказывается под вопросом. Следует иметь в виду, что приход в свое время согласился на строительство нового храма, хотя имеет законные основания претендовать на историческое здание католического храма, освященное в 1857 году.
Не только среди верующих католиков, но и в российском обществе в целом эти события могут вызывать впечатление намеренной дискриминации католической общины Пскова.
Мы призываем власти Пскова и Псковской области обратить внимание на ситуацию римско-католической общины и оказать содействие в принятии справедливого решения по этому вопросу.
Всех священников и верных Архиепархии Божией Матери в Москве призываю к молитве в этом намерении.
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Архиепископ Павел Пецци,
Митрополит Архиепархии Божией Матери в Москве
© http://www.cathmos.ru/content/ru/ - october 4th 2011
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Holy Synod of the Russian Orthodox Church completes its first winter session
The Holy Synod of the Russian Orthodox Church completed its first winter session on 6 October 2011. In compliance with the Synod’s instruction of 27 July 2011, the Inter-Council Presence’s Commission on Church Governance and Mechanisms for Implementing Conciliarity in the Church has elaborated proposals of coordinating activity of the dioceses in one and the same region. Members of the Holy Synod considered and approved draft provisions on metropolias of the Russian Orthodox Church presented by the Commission.
On the ground of the adopted document, metropolias of Mordovia, Primorje, Sverdlovsk, Rostov, Orenburg, Ryazan, Saratov, and Irkutsk regions, and of the Khabarovsk and Krasnoyarsk Territories were established. The Holy Synod appointed heads of these metropolias.
See the others articles here
http://www.mospat.ru/en/2011/10/06/news49137/
© http://www.mospat.ru/en/ - october 6th 2011
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Il caso dei "crislamici", dialogo o unità?
Luca Rolandi
Maturato nel decennio successivo all'attacco terroristico dell'11 settembre e delle guerre in Medio Oriente, in Nord america il moivmento dei crislamici pare avere un discreto successo. Tutto è partito da una presa d’atto scaturita dai dati allarmanti di un sondaggio che dice: solo il 30% degli americani ha una visione positiva dell'Islam.
Si parla sempre di accrescere il dialogo interreligioso, la sfida ecumenica tra le tante anime della cristianità, di costruire percorsi di pace e convivenza fra culture e civiltà...ma nessuno aveva pensato che, in nome di questa realtà, ci potesse essere un'effettiva "contaminazione reciproca". Negli Stati Uniti è in atto un tentativo molto particolare, da molti giudicato ingenuo e privo di fondamenti teologici da altri apprezzato per il coraggio del confronto come racconta il blog “Yalla Italia”, piattaforma di ritrovo per giovani che rappresentano le seconde generazioni.
L'inzio è statao dato dalla Memorial Drive Presbyterian Church che ha organizzato un seminario dal titolo "Gesù nel Corano", poi il pastore Rick Warren pronuncia una preghiera all'inaugurazione della presidenza di Barack Obama dove cita ʿĪsā ibn Maryam, il nome che per i musulmani indica Gesù, infine, lo slancio interreligioso si è consolidato con la nascita di “Faith Shared” (Fede condivisa) un movimento che mira a "fondere" cristianesimo ed islam ed aiuta ad organizzare funzioni religiose per così dire "ibride", gli "shared faith events".
Il movimento "Alleanza Interreligiosa" ha promosso lo scorso giugno un incontro cui hanno partecipato molte Chiese Protestanti con riunioni di culto tra cristiani, ebrei e musulmani durante le quale un pastore, un rabbino e un Imam hanno letto rispettivamente dei brani dai Vangeli, dalla Torah, e dal Corano. Ad Atlanta, in Georgia, nella Grace Fellowship Church hanno avviato l’esperienza di "coniugare" le due fedi, in una terra dove è crescente la necessità di confronto dieci anni dopo l'11 settembre 2001.
I gruppi hanno iniziato a riflettere sul significato di "ama il tuo prossimo" chiedendosi se fosse possibile realizzare questa prospettiva evangelica mettendosi in rapporto con coloro che vivono una spiritualità molto diversa in una fede come l’Islam.
“Qualcuno ha pensato: perché agitarci tanto ad andare d'accordo, autodefinirci per differenziazione, quando possiamo semplicemente...diventare una cosa sola?” Da questa domanda è partita l’esperienza. Si possono dunque unire cristiani e musulmani nella prospettiva del crislamismo? Interrogativo al quale è difficile rispondere. Anche se, secondo i canoni della teologia ufficiale di entrambi di credi religiosi si tratta di un paradosso se non addirittura di una blasfemia.
Ma una settantina di chiese sparse per gli Stati Uniti si offrono di ospitare funzioni "crislamiche”. Ma non tutti apprezzano questo slancio interreligioso e non sarebbe possibile altrimenti. Nel reale e nel virtuale le differenze emergono e in rete iniziano ad arrivare attacchi, recriminazioni e blog che traboccano di commenti e critiche astiose in cui molti fedeli cristiani accusano: "queste cose non funzionano. il risultato, quando cristiani e islamici si mettono insieme, è sempre lo stesso: gli islamici avanzano, i cristiani si ritraggono". L’accusa è quella del sincretismo religioso che non porta a nulla e rappresenta solo l’inizio della fine.
"Si è diffuso il panico" e alzato il livello di polemiche dialettiche, culturali e teologiche, scrive Randa Ghazy di Yalla Italia, ma il movimento non demorde. Episodi di solidarietà in cui chiese protestanti vengono messe a disposizione di comunità islamiche le cui moschee sono in costruzione o troppo piccole, o per celebrare le preghiere nel mese di Ramadan, si moltiplicano e matura la volontà di ascolto.
Il dibattito è aperto, i blog e i siti scoppiano di riflessioni e commenti spesso molto negativi. In maggioranza la disponibilità al dialogo esiste ma solo se preceduta dal riconoscimento reciproco e senza commistioni o infantili visioni ireniche destinate al fallimento.
Ognuno deve salvaguardare la propria identità rispettando quella altrui, dicono molti post nei blog dei movimenti. In America feroci sono state le accuse dei denigratori della prospettiva “crislamica” che ha già, per loro, un futuro segnato.
I più saggi, anche tra i promotori, sono i pronti ad ammettere l’utopia della sfida, ma ritengono positivo il tentativo, forse ingenuo ma sincero, di favorire in modo pacifico percorsi dialogo e conoscenza tra le nuove generazioni, consapevoli dell'impossibilità di realizzare una integrazione, di due fedi così differenti.
© http://vaticaninsider.lastampa.it - 7 ottobre 2011
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LA PALESTINA NELLE NAZIONI UNITE?
La richiesta del leader dell’autorità palestinese Abu Mazen di accogliere la Palestina nel consesso dell’ONU, in un periodo di grandi fermenti in tutto il mondo mediorientale, rilancia la questione israeliano-palestinese come snodo centrale di tutta la stabilità del Mediterraneo meridionale. La candidatura palestinese appare più che altro una provocazione, vista la scarsa probabilità del suo successo, e in generale ripropone gli eterni quesiti irrisolti del conflitto tra arabi ed ebrei: la colonizzazione dei territori, lo status di Gerusalemme, il riconoscimento dei due stati sull’unico territorio eccetera. Entrambe le parti cercano di imporre condizioni preventive alla ripresa del dialogo, che di fatto ne bloccano l’efficacia, e anche i grandi interlocutori internazionali appaiono piuttosto incerti sulla direzione da imprimere alle trattative.Leggi tutto
70 جنسية مختلفة، وأشار إلى عشرات المدارس الكاثوليكية التي يتوجه إليها حوالي 8 آلاف طالب أغلبهم من المسلمين. أوروبا والعالم العرب © www.radiovaticana.org - 4 ottobre 2011
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La pianista che commosse Stalin
In un'epoca come la nostra si avverte l'urgenza dell'educazione, ossia del richiamo continuo a ciò che veramente vale, che il cuore dell'uomo desidera e per cui è fatto. Il Centro Culturale Talamoni si è assunto il compito di tenerlo desto.
Sabato 8 ottobre - Marija Judina, la pianista che commosse Stalin.
Interviene Delfina Boero del Centro Russia Cristiana
Concerto del Maestro Viktor Petrovic Derevjanko
ultimo allievo di Marija Judina
Ore 21- SALA CIVICA MADDALENA
Via S. Maddalena, 7- Monza - Ingresso libero
Qui il PDF della Locendina
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Liberate i giornalisti eritrei detenuti
L’Eritrea in questi ultimi dieci anni si è distinta come uno dei regimi più oppressivi al mondo. La repressione ordinata dal presidente Isayas Afeworki colpisce indiscriminatamente tanto gli oppositori politici quanto le persone comuni che esprimono critiche, anche velate, al regime.
Proprio dieci di anni fa, mentre il mondo era ancora sconvolto dall’attentato alle Torri gemelle di New York, il governo di Asmara approfittò della «distrazione» dell’opinione pubblica per mettere in atto una delle repressioni più feroci incarcerando diversi ministri, generali delle forze armate e tutti i direttori di giornali. Dopo dieci anni la situazione non è migliorata. Non esiste libertà di espressione, il controllo delle forze di polizia è rigidissimo, chi si oppone viene fatto sparire e rinchiuso in prigioni segrete. Tra le prime vittime ci sono i giornalisti. Negli ultimi quattro anni, l’Eritrea è stata classificata ultima nella classifica mondiale della libertà di stampa redatta da Reporter senza frontiere (Rsf). Una trentina di giornalisti sono tuttora incarcerati nelle prigioni di Isayas Afeworki. Proprio per questo motivo, Reporter senza frontiere il 18 settembre ha lanciato una campagna pubblicitaria internazionale sull’Eritrea (cfr foto) in inglese, francese, spagnolo, tedesco, svedese (in Svezia esiste una delle più grandi comunità eritree al mondo), italiano e tigrino e ha pubblicato un elenco aggiornato di tutti i giornalisti detenuti in Eritrea.
«Dopo l’11 settembre - spiega Domenico Affinito, vice-presidente di Rsf Italia - in Europa e nel Nord America l’attenzione dei media si è concentrata su alcuni temi di politica internazionale (fondamentalismo islamico, guerre in Iraq e in Afghanistan, ecc.) disinteressandosi delle dinamiche dei Paesi del Sud del Mondo e, in particolare, sui temi della libertà di espressione e della libertà di stampa. Per questo Rsf ha voluto richiamare l’attenzione sull’Eritrea, una delle situazioni più gravi di repressione e negazione dei diritti più elementari». Solo nell’ultimo anno sono stati arrestati quattro giornalisti: tre della radio pubblica (Nebiel Edris, Usman Ahmed, Mohamed Osman) e uno della televisione pubblica (Tesfalidet Mebrahtu). Alcuni giornalisti hanno tentato di fuggire dal Paese. Tra essi Eyob Kesset e Paulos Kidane. Quest’ultimo è stato ucciso dalla guardia di frontiera mentre stava cercando di entrare in Sudan.
Rsf ha lanciato anche una petizione per il rilascio dei giornalisti eritrei imprigionati. Un’iniziativa che si affianca al ricorso presentato alla Corte suprema eritrea dalla sezione svedese di Rsf per il rilascio di Dawit Isaac, giornalista eritreo con la cittadinanza svedese arrestato dieci anni fa.
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Saudi women can run for office, but no photos on election posters
Riyadh (AsiaNews) – Saudi women can run for local elections (four years from now) but will not be allowed to display their photos on election posters, this according to Sheikh Abdullah Al-Munea, a senior member of the Board of Ulema. “It is impermissible for a woman who wants to enter the next municipal elections to promote herself by hanging her photos in streets and malls like men candidates. This is permissible in closed women’s halls,” he was quoted as saying by the Al-Hayat newspaper.
King Abdullah’s decision to give women a chance to participate in local elections appears to have met already some resistance. Yet, the kingdom’s feminist movement continues to put pressure for change.
“We demanded that women hold at least three chairs in their local municipal council. Even if a woman did not win in the election, she still has the right to work for the municipality like men,” this according to Naila Attar, businesswoman and founder of the Baladi (My Town) campaign, Arab News reports. And that is not all.
Saudi businesswomen have also restarted a campaign to revoke the need for businesswomen to have a legal guardian, a step already taken by the Ministry of Commerce.
The “revolutionary” demand stems from the fact that under Saudi law women need legal guardians, mostly fathers, brothers, husbands and other male relatives, who must countersign women’s every public deed, and vouch for them in business transactions.
In an increasing number of cases, women have become victims of cheating and fraud by their legal guardians. This has led to the Commerce Ministry to change its rules. Now Saudi businesswomen want other ministries to do the same.
© www.asianews.it - october 4th 2011
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لقاء مع الرئيس الوطني للأعمال الإرسالية في تونس قبل انتخابات نهاية الشهر
أجرت وكالة فيديس الكاثوليكية لقاء مع الرئيس الوطني للأعمال الإرسالية البابوية في تونس الأب جواد علامات عشية الانتخابات المزمع إجراؤها في الثالث والعشرين من الجاري، تحدث فيه عن تركيبة الرعية صغيرة العدد المكونة من
وعن سؤال حول مشاعر المسيحيين خلال الثورة التونسية أكد حماية وطمأنة المسلمين للمسيحيين، وتحدث هنا عن تجمع 3 آلاف تونسي أمام الكاتدرائية لإدانة جريمة قتل الإرسالي البولندي ماريك ريبنسكي في بداية العام والتي يعتبرها جريمة عادية لا تنطلق من عداء ديني.
تطرق الحديث إلى قضية المهاجرين التونسيين في لامبيدوزا الصقلية حيث أكد الأب جواد علامات تفهمه لاستياء سكان الجزيرة التي زارها قائلا "من الطبيعي أن تكون هناك مشاكل حين يأتي 5 آلاف شخص فجأة إلى مكان سكانه 3 آلاف"، لكنه دعا إلى تجاوز مرحلة الطوارىء للتفكير في حركة الأشخاص بين شمال وجنوب المتوسط كمورد ثراء وفرصة لا خطر، وأضاف "ليس تدفق الهجرة بالضرورة في اتجاه واحد، فقد يأتي رجال الأعمال الأوروبيون للاستثمار في تونس وخلق فرص عمل".
وعن المستقبل السياسي في تونس قال إن الشعب التونسي يتعلم قواعد الديمقراطية وأكد أن استبعاد الحركات الإسلامية من الانتخابات أمر مرفوض وخطير لافتا الأنظار إلى أن الهوية التونسية "نتاج المزج بين الثقافتين الغربية والإسلامية ما يمَكن تونس من القيام بدور الجسر بين
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Войдет ли Палестина в ООН?
Вчера, 30 сентября, совет безопасности ООН начал обсуждение принятия Палестины в Организацию Объединенных Наций. 23 сентября 2011 года лидер Палестинской национальной администрации (ПНА) Махмуд Аббас передал генсекретарю ООН Пан Ги Муну официальную заявку на вступление Палестины в ООН в качестве полноправного члена. Наш корреспондент взял по этому поводу интервью у эксперта по Ближнему Востоку господина Джорджо Бернарделли. По его мнению, процесс принятия Палестины в ООН развивается на разных уровнях. Официальный запрос, представленный Совету безопасности, рассматривается согласно принятым, довольно медленным, процедурам. Более того, этот процесс тормозится США, сказал г. Бернарделли, которые не желают применять право на вето и открыто провоцировать недовольство общественного мнения арабских стран. Для принятия в члены ООН требуются 9 голосов в поддержку со стороны Совета безопасности, которых Палестина на сегодняшний день, однако, не набрала. Параллельно с этим процессом «большая четверка» пытается усадить Палестину и Израиль за стол переговоров, но пока их попытки не увенчались успехом.
Проект «большой четверки» по мирному урегулированию Израильско-палестинских отношений довольно неопределенный. Пока он ограничивается попытками возобновления переговоров. Несмотря на то, что время ограничено, добавил эксперт, в том смысле, что через три месяца необходимо предоставить окончательную ситуацию по вопросам границ, обе стороны настолько далеки от разрешения этого вопроса, что в данном случае может помочь только давление международной общественности. С другой стороны, палестинцы стоят на своем: они не дают своего согласия на переговоры, пока Израиль продолжает расширять свои поселения на их территории. В данном случае Палестина играет на двойственности этой ситуации. Согласно Израильским законам поселения и строительство на территории западного Иерусалима считаются двумя различными процессами. В то время как западный Иерусалим является полноправной территорией Израиля, поселения имеют свой особенный юридический статус. Как пояснил премьер-министр Израиля г. Нетаньяху, эти поселения являются частью расширяющегося Иерусалима. Как видите, сказал под конец эксперт по Ближнему Востоку, мы опять находимся перед лицом двойственности этого процесса мирного урегулирования, потому что на сегодняшний день «Иерусалимский вопрос» до сих пор остается неразрешимым.
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© www.radiovaticana.org - october 1th 2011
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Il Patriarca Kirill ha espresso rispetto ed affetto fraterno al Papa Benedetto XVI
Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill ha espresso rispetto ed affetto fraterno al Papa Benedetto XVI. Ad un incontro avuto a Mosca con il suo rappresentante personale, Cardinale Jozef Tomko il Patriarca Kirill gli ha chiesto di trasmettere questi sentimenti alla Sua Santità. Il Cardinale è giunto a Mosca per partecipare ai festeggiamenti in occasione del centenario della cattedrale cattolica dell’Immacolata Concezione della Madonna.
© http://italian.ruvr.ru/ - 27 settembre 2011
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a cura di P. Stefano Caprio
Vd anche la sezione dedicata alla liturgia curata dal
Prof. Stefano Parenti
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