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Cari amici,
in questo mese illuminato dallo splendore della Pasqua di Risurrezione, il grande mistero cristiano celebrato insieme da tutte le tradizioni di Oriente e Occidente, non possiamo non continuare a pregare per la pace in Africa settentrionale e in tutto il Medio Oriente, nelle terre originarie dell’intera storia cristiana.
Oltre alla guerra civile libica, che tocca direttamente gli interessi e la sensibilità dell’Italia, guardiamo alla rivolta sociale di tante popolazioni di lingua semitica, arabi, ebrei e anche siriani: la Siria era nei primi tre secoli il vero “Oriente cristiano”, quello esterno ai territori dell’Impero romano, in cui si conservava gelosamente la mentalità e la cultura biblica più genuina, l’ascetismo e la mistica non contaminata dalla filosofia greca e dal diritto latino.
Pur nella precarietà e nella confusione di questi tempi postmoderni, guardiamo a queste fonti della nostra fede con il desiderio che esse non vengano completamente distrutte, e che i pochi eroici cristiani di quei paesi possano vivere nella libertà, sotto la protezione della Madre di Dio e dei santi martiri della Chiesa universale.
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"Tempo di Dio, tempo della Chiesa". Il titolo scelto per questa raccolta, tratto dagli scritti sulla liturgia di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, è un bell'esempio del legame stretto che troviamo fra la liturgia, la teologia e la vita spirituale in qualsiasi Chiesa cristiana. Il senso mistagogico-catechetico della liturgia viene sottolineato fortemente nelle liturgie dell'Oriente cristiano, e in modo speciale in quelle di tradizione bizantina: la liturgia è un maestro nella fede dei fedeli, essa è impregnata di elementi che istruiscono i fedeli nelle verità della fede; per questo la liturgia bizantina - e tutte le liturgie cristiane - appartiene alla Chiesa, che la custodisce come patrimonio intangibile.
Questa dimensione mistagogico-catechetica la troviamo nei testi liturgici (sia quelli biblici che quelli eucologici), nello svolgimento stesso delle celebrazioni, nel ciclo liturgico, nell'iconografia, nell'architettura.
Questa dimensione mistagogica la raccoglie il ciclo liturgico che, a partire dalla Pasqua e attorno a essa, come suo centro, fa una mistagogia sul mistero di Dio Trinità, sulla cristologia, sulla soteriologia. Non cerchiamo, però, una sistemazione in questo sviluppo teologico del ciclo liturgico; piuttosto si tratta di un progressivo entrare nella comprensione - o meglio nella contemplazione - del mistero di Dio: il misterioso amore del Dio eterno che si è manifestato per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo nella creazione, nella redenzione, nella Chiesa.
I fedeli ricevono questa mistagogia attraverso la vita della Chiesa, e imparano e vivono la dottrina sulla Pasqua, sulle icone attraverso i testi della liturgia lungo tutto il ciclo liturgico.
Lungo il ciclo liturgico bizantino troviamo diverse feste e diversi gradi nelle feste; tutte, però, sottolineano qualche aspetto teologico, tutte sono a loro modo una mistagogia per i fedeli, tutte sono anche feste "teologiche": Pasqua e la Dormizione di Maria sottolineano l'aspetto della risurrezione e della glorificazione, Natale e l'Annunciazione esplicitano l'aspetto teandrico dell'Incarnazione, Epifania e Pentecoste sono delle feste trinitarie.
Vorrei sottolineare alcuni aspetti cristologici del ciclo liturgico bizantino. L'istituzione delle feste nel calendario bizantino non avviene per caso; essa si sviluppa come una totalità attorno al mistero pasquale di Gesù Cristo; la varietà delle feste: feste settimanali, feste annuali, feste del Signore, feste della Madre di Dio, feste dei santi, commemorazioni, sono nate e si sviluppano attorno al mistero di Cristo. Qui c'entra anche la dimensione temporale delle feste: queste non soltanto commemorano un fatto, ma lo fanno attuale; Cristo non ci ha salvati soltanto una volta, ma continua a salvarci, il Verbo si incarna di nuovo per la nostra salvezza: "Con le palme della virtù portiamo i rami della purezza per andare incontro a Cristo nostro Dio, che su un asino va verso Gerusalemme" (Lunedì della VI settimana di Quaresima); "L'inferno è in attesa della sua perdizione, poiché la Vita viene per risuscitare Lazzaro (...) e spezzare il regno della morte" (Giovedì della VI settimana di Quaresima); "Venite, celebriamo questo mistero, andiamo a trovarlo coi nostri canti, poiché il Creatore viene per soffrire sulla croce" (Lunedì Santo); "Ieri, con Te, o Cristo, sono stato sepolto; con Te io mi sveglio oggi partecipando alla tua risurrezione" (Domenica di Pasqua).
È importante mettere in rilievo anche il carattere cristocentrico delle feste della Madre di Dio; i titoli dati a Maria sono sempre in riferimento a Cristo: "Colei che ha concepito la Saggezza e il Verbo di Dio (...) colei che ha nutrito col suo latte Colui che nutre l'universo (...) tabernacolo immacolato della vera luce (...) libro vivente di Cristo, sigillato col sigillo dello Spirito (...) trono, palazzo e sede del Re (...) Madre dell'Agnello e del Buon Pastore".
Le feste dei santi sottolineano a loro volta l'opera di Cristo nei suoi servi, la configurazione di essi al loro modello. L'anno liturgico bizantino è diviso in un ciclo di feste fisse, con delle date proprie nel calendario, che spesso coincidono con le date delle stesse celebrazioni nelle altre liturgie cristiane; un ciclo mobile, cioè quello incentrato sulla Pasqua; e un ciclo settimanale, chiamato anche dell'oktoichos, cioè degli otto toni.
Il ciclo fisso comincia il primo settembre, che è anche la data di inizio dell'anno civile bizantino. Le grandi feste del ciclo fisso sono: la Natività della Madre di Dio l'8 settembre; l'Esaltazione della Santa Croce il 14 settembre; l'Ingresso della Vergine nel tempio il 21 novembre; la Nascita di Cristo il 25 dicembre; l'Epifania il 6 gennaio; l'Incontro del Signore il 2 febbraio; l'Annunciazione il 25 marzo; la Trasfigurazione il 6 agosto e la Dormizione della Madre di Dio il 15 agosto. Il ciclo mobile delle celebrazioni bizantine ha il suo centro nella Pasqua con due grandi periodi che la precedono e la seguono e che portano il nome di Triodion e Pentecostrion.
Il Triodion prende il nome dal libro liturgico usato nelle dieci settimane che precedono la celebrazione della Pasqua; il termine Triodion viene da "tre odi", vale a dire i tre cantici della Bibbia che vengono cantati nell'ufficiatura del mattutino. Il Triodion comprende il periodo della pre-Quaresima e della Quaresima. La Quaresima bizantina propriamente detta dura quaranta giorni, dal primo lunedì al venerdì prima della Domenica delle Palme.
La Quaresima bizantina fa svolgere le settimane da lunedì a domenica, e pone una chiara distinzione tra il sabato e la domenica e gli altri giorni settimanali: nei primi si ha la celebrazione dell'eucaristia, che non c'è negli altri giorni.
Le ragioni di questa assenza della celebrazione dell'eucaristia sono legate alla teologia dei Padri e delle Chiese bizantine per le quali l'eucaristia è sempre vista come celebrazione del trionfo pasquale di nostro Signore Gesù Cristo. Nei mercoledì e nei venerdì di Quaresima si celebra la Liturgia dei Presantificati, cioè la celebrazione del vespro con la comunione al Corpo e al Sangue del Signore, consacrati la domenica precedente.
La Liturgia dei Presantificati viene solitamente celebrata la sera, dopo un giorno di digiuno; i testi e le cerimonie invitano alla compunzione: prostrazioni, illuminazione minima della navata della chiesa, velo del santuario quasi sempre chiuso. Il Triodion comprende due parti: un periodo di pre-Quaresima che dura tre settimane e quattro domeniche, a partire dalla decima prima di Pasqua: la Domenica del pubblicano e del fariseo; la Domenica del figlio prodigo; la Domenica di Carnevale o del giudizio finale e infine la Domenica dei latticini e di Adamo ed Eva.
Quindi la Quaresima vera e propria, con sei domeniche: la Domenica dell'Ortodossia; la Domenica di san Gregorio Palamas; la Domenica dell'esaltazione della Santa Croce; la Domenica di san Giovanni Climaco e la Domenica di santa Maria Egiziaca. La Settimana Santa bizantina è un periodo a se stante che celebra il mistero della passione, della morte e della risurrezione di Cristo. In modo speciale si sofferma nella contemplazione di Cristo come Sposo della Chiesa, come colui che nel suo grande amore per gli uomini ha dato la sua vita, ha preso la sua Chiesa come sposa, l'ha legata a sé nell'albero della croce.
Il Pentecostarion è il periodo di cinquanta giorni che celebra la risurrezione di Cristo, la sua vittoria sulla morte. Comprende nove domeniche: la Domenica di Pasqua; la Domenica di san Tommaso; la Domenica delle Mirofore; la Domenica del Paralitico; la Domenica della Samaritana; la Domenica del Cieco nato; il Giovedì dell'Ascensione; la Domenica dei 318 Padri del Concilio di Nicea; la Domenica di Pentecoste e la Domenica di tutti i santi.
Benché l'anno liturgico delle diverse Chiese cristiane abbia il suo fulcro e la sua origine nella festa di Pasqua, la disposizione della nostra raccolta di articoli segue l'ordine dei libri liturgici e del sinassario bizantini che fissano il suo inizio nel mese di settembre in coincidenza con quello che una volta era l'inizio dell'anno civile bizantino. Inoltre questa disposizione dell'anno liturgico bizantino ha come prima e ultima delle feste due celebrazioni della Madre di Dio, cioè la sua Nascita l'8 settembre e la sua Dormizione il 15 agosto, a sottolineare anche la dimensione ecclesiologica dell'anno liturgico: Nascita/Dormizione (Glorificazione) di Maria, Nascita/Glorificazione della Chiesa stessa, di cui Maria è tipo e figura. La celebrazione dell'anno liturgico in tutte le Chiese cristiane è la celebrazione del mistero di Cristo stesso nella sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione; e come conseguenza è anche la celebrazione del mistero della Madre.
(©L'Osservatore Romano 7 aprile 2011)
Perdono ma anche giustizia. Dialogo ma senza mettere da parte la verità. Parla chiaro Paul Bhatti, fratello del ministro pakistano Shahbaz, ucciso il 2 marzo scorso a Islamabad, con 30 colpi di pistola, da estremisti islamici per essersi opposto alla legge sulla blasfemia e aver difeso Asia Bibi, condannata a morte proprio per questa norma.
Al termine dell'udienza generale di mercoledì 6 aprile, Bhatti ha chiesto al Pontefice "di continuare ad appoggiare l'impegno dei cristiani pakistani per il rispetto dei loro diritti". Con il Papa, poi, ha anche ricordato il fratello assassinato.
Paul Bhatti è stato di recente nominato consigliere speciale del primo ministro del Pakistan per le minoranze religiose. Ha dunque poteri esecutivi, come fosse un ministro. Medico, lavorava all'estero - anche in Italia - e ora ha fatto ritorno nel suo Paese proprio per proseguire il lavoro del fratello in difesa dei diritti delle minoranze: "di tutte le minoranze" precisa. "È una questione - dice - che riguarda tutti i pakistani perché è in gioco il futuro pacifico del Paese attraverso l'opposizione a ogni forma di intolleranza, di violenza, di terrorismo". Secondo Bhatti, "il problema principale per i cristiani oggi in Pakistan è l'interpretazione eccessivamente restrittiva della cosiddetta legge sulla blasfemia: da parte nostra non c'è, ovviamente, alcuna volontà di mancare di rispetto alla religione islamica. Cerchiamo di farlo capire a tutti e in ogni modo, rassicurando i nostri interlocutori. L'interpretazione della legge non può, quindi, mai provocare vittime innocenti tra i cristiani". Si tratta, insomma, "di portare avanti un dialogo chiaro, franco, aperto, ma nella verità e nel rispetto reciproco".
Un ruolo fondamentale in questa delicata partita può giocarlo anche l'Occidente che, conclude, "deve far sentire di più la propria voce per contribuire a costruire un Pakistan davvero riappacificato". Intanto, come "segno di speranza e di perdono", Paul Bhatti ha donato la Bibbia personale del fratello ucciso alla Comunità di Sant'Egidio, che l'ha già collocata nel memoriale dei martiri dei nostri giorni, nella chiesa romana di San Bartolomeo all'Isola Tiberina. "Non ho esitato - racconta - a perdonare gli assassini. Per un cristiano è un passo necessario, anche se non cancella il dolore. Però chiedo che venga fatta giustizia". Parole condivise anche dal grande imam di Lahore, Khabior Azad, amico personale di Shahbaz Bhatti e principale protagonista della collaborazione tra cristiani e musulmani in Pakistan. Al Papa l'imam ha assicurato "l'impegno a proseguire il dialogo che l'omicidio di Shahbaz non deve interrompere". Per l'imam "l'appoggio del Pontefice al movimento di dialogo interreligioso è decisivo. Per questo - spiega - sono convinto che l'incontro di oggi sia un passo in avanti per la pace nel nostro Paese". Incontrare Benedetto XVI, afferma il leader musulmano, "è per me un grande onore e sono particolarmente contento di poter essere a Roma, in questo luogo sacro e santo". Presenti all'udienza anche il vescovo di Faisalabad, monsignor Joseph Coutts, e monsignor Marco Gnavi, in rappresentanza della Comunità di Sant'Egidio.
Accanto alla delegazione pakistana sedevano sedici studenti universitari - ebrei e palestinesi - venuti da diverse università di Gerusalemme. Sono a Roma per un corso promosso dalla direzione generale della cooperazione allo sviluppo del ministero degli Affari Esteri italiano e dall'università La Sapienza, in collaborazione con il Vicariato di Roma. Lo scopo dell'iniziativa è preciso: contribuire a formare una nuova generazione di intellettuali che sappia non solo convivere ma anche costruire insieme un domani migliore, con prospettive di pace, superando pregiudizi e vecchi steccati. A nome di tutti hanno salutato il Papa l'ebreo Ehud Becker e la musulmana Wafa' Zaghari.
(©L'Osservatore Romano 7 aprile 2011)
RICCARDO BURIGANA
"Quando si osserva la "primavera araba", si dovrebbe evitare di giungere a conclusioni troppo semplicistiche: per evitare questi errori, la Comunità europea dovrebbe chiedere alle istituzioni di promuovere studi sistematici, senza pregiudizi ideologici, sul ruolo della religione nella situazione politica che è in piena evoluzione": con queste parole, recentemente, monsignor Piotr Mazurkiewicz, segretario generale della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), ha auspicato l'inizio di una nuova stagione, contraddistinta da una riflessione scientifica, condivisa e approfondita sul ruolo delle religioni nel Mediterraneo, una stagione sollecitata dagli organi comunitari, con il pieno coinvolgimento delle istituzioni nazionali e locali.
La "primavera araba", in Africa settentrionale come nel Vicino Oriente, apre nuovi scenari soprattutto per quanto riguarda il diritto alla libertà religiosa, anche se non sembra che i cambiamenti politici in atto possano determinare delle modifiche sostanziali della legislazione restrittiva alla quale sono generalmente soggetti i cristiani residenti nell'area. Esemplare, da questo punto di vista, il caso dell'Egitto, tanto da far temere, da parte degli osservatori, un inasprimento delle già difficili condizioni di vita nelle quali si trovano le comunità copte. Appare quindi fondamentale non solo l'azione della Comunità europea e dei singoli stati nel riaffermare il diritto alla libertà religiosa, ma soprattutto lo sviluppo del dialogo interreligioso con il quale sconfiggere ogni forma di fanatismo.
Per la Comece "il diritto alla libertà religiosa è così strettamente connesso con gli altri diritti fondamentali che il rispetto di esso è come un test per il rispetto di ogni diritto fondamentale", richiamandosi in questo senso soprattutto alla dichiarazione Dignitatis humanae di Paolo VI. Alla libertà religiosa la Comece, che dal 1980 opera per sviluppare il dialogo tra la Chiesa e le istituzioni comunitarie, ha dedicato un memorandum, oltre a una lunga serie di interventi, alcuni dei quali sono stati delle vere e proprie denunce del silenzio con il quale vengono accompagnate le persecuzioni dei cristiani in alcune aree del mondo.
La battaglia per il diritto alla libertà religiosa diventa così una battaglia per la sopravvivenza dei cristiani e per la nascita di una nuova società, grazie al contributo della Comunità europea che si deve proporre come interlocutore privilegiato.
Alla condizione dei cristiani nel Nord Africa e nel Vicino Oriente, alla luce della nuova situazione politica, la Comece dedica la sua assemblea plenaria di primavera, intitolata "Christian Churches in Maghreb and Mashriq" (a Bruxelles dal 6 all'8 aprile), con il chiaro intento di sollecitare l'Europa a prendere parte a un processo che sta mutando radicalmente l'area del Mediterraneo. Sarà naturalmente affrontato il tema dei profughi, dando "spazio e voce - ha ricordato il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, delegato della Conferenza episcopale italiana presso la Comece - alla società civile, a quei corpi intermedi, tra cui anche le parrocchie e più in generale le comunità cristiane, che avvertono il desiderio di Europa, per ascoltare anche questa sensibilità della base e non correre il rischio di sentire soltanto la voce dei tecnocrati". L'assemblea prevede, mercoledì sera, una tavola rotonda alla quale prenderanno parte, tra gli altri, il cardinale Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti, la cui comunità è stata duramente colpita, negli ultimi mesi, da gravi episodi di intolleranza religiosa, e l'arcivescovo di Cipro dei Maroniti, Youssef Antoine Soueif, da sempre impegnato nella promozione del dialogo ecumenico e interreligioso.
La Commissione degli episcopati della Comunità europea si propone di offrire una nuova occasione per rafforzare il dialogo interconfessionale e interreligioso come mezzo privilegiato per la coesione e la pace nelle società multiculturali dei singoli Paesi e per rilanciare il ruolo dell'Ue nel processo di riconciliazione, a partire dalle nazioni più prossime all' Europa.
AINA conducted an interview with Mr. Timmerman about his latest novel, St. Peter's Bones, set in post-Saddam Iraq. It is a suspense thriller with an Assyrian protagonist and prominent focus on the Assyrians (also known as Chaldeans and Syriacs) of Iraq.
When did you get the idea for the novel?
I have traveled to Iraq, Jordan, and Lebanon many times over the past four years in order to report on the suffering of Christians in Iraq and Iraqi Christian refugees. You can find links to some of those stories from the news page of my website, kentimmerman.com. I have taken some heat from my editors for writing so many stories about the persecution of Christians. But it is important to me as a believer to report on the sufferings of my brothers and sisters in Christ, even if it comes at a personal cost.
I initially wanted to write a non-fiction book about Iraqi Christians, but I discovered that no major New York publisher had any interest in the subject. Even more surprising: none of the big "Christian" publishing houses thought such a book would interest a wide enough audience to make it worth their while. So at the suggestion of Rev. Keith Roderick, who traveled with me on some of these trips, and Michel Kasdano in Beirut, I decided to write this story as a novel in the hopes of reaching a larger audience with a story written from the heart, with real characters whose joys and sorrows would touch the hearts of my readers.
As for the narrator, Yohannes Yohanna: I met many Iraqi Christian interpreters on my travels, and found that writing articles about them as a journalist couldn't begin to get at the depth of their experience. This was borne out to me yet again during my latest trip to the Nineveh Plain and Mosul this February, when I met yet another "terp" who could have been the narrator of St. Peter's Bones. It's funny how life imitates art sometimes.
When did you learn about Assyrians?
Three people initially helped me to understand what was going on politically in northern Iraq between the Assyrians (Chaldo-Assyrian-Syriac Christians), the Arabs, and the Kurds: John Eibner, of Christian Solidarity International, and William and Pascale Warda. John Eibner has made many, many trips to Iraq bringing aid to refugees and IDPs. He is one of the unsung heros of an otherwise sad story of criminal jealousies, monstruous cruelties, and malign neglect. Pascale Warda, a former Iraqi government minister with a price on her head, is an Assyrian Passionara; her husband William, who now runs the Hammurabi Human Rights Organization, has been documenting the exactions of the Kurdish as-Sayesh on the ground in the Nineveh Plain, as well as helping outside groups to distribute aid to IDPs and local communities. All three of them deserve greater recognition and greater support for the tremendous work they are doing.
Beyond that, I have long been drawn to the dark history of the Armenian/Assyrian genocide that was carried out by the Turks and the Kurds at the end of WWI. I can remember reading the eyewitness account of the massacres by Robert Morgenthau, the U.S. ambassador to the Ottoman Empire, when I was a young novelist in Paris in the late 1970s. I tried to recreate some of the atmosphere of those horrific times in the stories told in St. Peter's Bones by the narrator's great-grandmother, Soraya.
How did you learn the Assyrian language used in the book?
Pascale and William Warda sensitized me to how important was the Assyrian language during our travels together through the Nineveh Plain. Best of all: neither the Kurds nor the Arabs could understand it! So it afforded our guards an element of protection. I felt it was important to give a flavor for this climate by incorporating certain Assyrian phrases into my text. I relied entirely on help from friends, and hope I have not made any glaring errors!
Whom do you see as your primary audience for this book?
I've been thrilled by the number of Assyrians who have read St. Peter's Bones and thanked me for writing about their family, their history, their culture. My goal has been to take this story beyond the Assyrian community to wake up the hearts of Americans of different backgrounds to what is happening to our brothers and sisters in Christ in Iraq.
I am dismayed at the lack of response from the American church to the persecution of Iraqi Christians, and continue to hope that a fiction such as St. Peter's Bones might provide the necessary shock to get them engaged. To that end, I am appearing in churches with a slideshow from my trips to the Nineveh Plains in an effort to get American Christians engaged, and specifically, to get them to donate to aide agencies whose work I have been able to document on the ground, and to get their legislators engaged in putting pressure on the government in Iraq to live up to its responsibility to guarantee the security of its citizens. Some of those groups can be found at the "take action" page on my website.
How did your Christian faith influence or motivate your work?
St. Peter's Bones was written largely as a prayer: a prayer that my words and imagination would serve the greater glory of our Lord, and help to make know the suffering of his people. It is not a book about religion or religious themes per se, as it is a book suffused by faith. I have written more than a dozen books in my career, but never before have I started every day's writing with a long period of prayer, as I did with this one.
Assyrians have pointed to an error in the novel regarding the Assyrian Patriarch, that he had a daughter. You have issued a correction and a revised second printing. Can you explain how this error came about?
I have been unable to figure out exactly how I made this mistake, and in the end, it doesn't matter. It was a mistake, I regret it, and I have corrected it. In the huge amount of background reading and research I did in order to write this story, clearly I got the wires crossed. I am saddened that this type of honest error caused the reaction that it did. Matthew 18:15-17 might have been a more appropriate response!
How did your background as a political reporter influence the writing of the novel?
Well, certainly I drew on interviews and scenes I encountered as a reporter when writing St. Peter's Bones. In chapter 3, for example, there's a scene that takes place with the U.S. Ambassador to Jordan and his staff. The narrator accompanies a U.S. aid mission to meet with the ambassador. One of the characters points out how the UNHCR systematically rejects refugee applications from Christians, while putting Muslims at the top of the list to emigrate to America. The ambassador's staff pooh-poohs this, so Gary Utz (one of my characters) says they should interview more Christian refugees in the local churches, where they go to receive basic social services. "It's not my job to go to church, Mr. Utz," the haughty staffer replies (p.81).
I found that I was unable to render the outrage I felt at that response as a reporter writing a news article about a similar encounter (although I did try). This is one of the reasons I wrote this book as a novel. As a reporter you are supposed to be "even-handed," but I have always felt you can't be even-handed about oppression. Someone has to speak for the victims, for the "little" people, and that is what I have tried to do.
I think what influences me the most is my rejection of the standards most political reporters adopt. For example, I do not believe in moral equivalence -- the notion that, if one group commits murder it's okay, because another group provoked them by their very existence. This is used so often by so many "journalists" to excuse the actions of Palestinian terrorists when they kill Jews. There is no excuse for murder, or for burning churches, no matter what kind of real or imagined wrongs may have been committed.
Do you believe there is a future for Assyrians and other Christians in the Muslim Middle East?
I pray that is God's plan, yes. But our job is not just to pray, although that is important, but to use our wits, our energy, our resources, and our connections to make that happen. We need effective political action to sustain the Christian populations in Iraq and elsewhere in the Middle East.
Investment is tremendously important. I know that a few wealthy Assyrian-Americans have started to invest in the Nineveh Plain, despite all the roadblocks thrown in their way by the Kurds and the Mosul governorate. We absolutely need more businessmen here in America to get involved. During my latest trip, I wrote about two projects now underway in Baghdeda (Karakosh): a new university, and a local hospital. The Archbishop of Mosul is backing them. But we need to private sector to get involved, not just Congress and the U.S. government. That to me is the key. Without private sector development, Christians will leave to seek a better life elsewhere.
© Baghdadhope
С 29 по 31 марта в Иерусалиме прошла 10-ая встреча Двусторонней комиссии делегаций Раввината Израиля и Комитета Святейшего Престола по религиозным связям с евреями. Во время встречи были обсуждены проблемы веры и религиозного руководства в светском обществе. Главный раввин Шеар Йешув Коэн, сопрезидент Двусторонней комиссии, приветствуя участников, подчеркнул историческую важность этой встречи. А со стороны католиков выступил кардинал Хорхе-Мария Мехия (сопрезидент), который передал приветствие делегатам от кардинала Курта Коха, недавно назначенного на пост президента Комитета Святейшего Престола по религиозным связям с евреями.
Цель обсуждений состояла в том, чтобы определить проблемы, с которым встречается современное светское общество. В общем заявлении, написанном участниками встречи, указано, что быстрое развитие технологии, безудержное потребительство, идеология нигилизма с гипертрофированным индивидуализмом за счет коллективного блага привели к моральному кризису общества. Вместе с преимуществами эмансипации в последнее столетие наблюдался рост насилия и варварства. Современный мир, указано далее в заявлении, по сути, лишен чувства принадлежности, значения и цели.
Религиозное и духовное руководство играет решающую роль в противостоянии этим проблемам. Он призвано прививать надежду и быть моральным руководством, основанным на осознании Божественного присутствия и образа Бога во всех людях. Более того, изучение Слова Божьего в Священном Писании дарует необходимое вдохновение и задает правильное направление жизни. Поэтому на встрече фигура Моисея была избрана парадигмой религиозного руководителя, который встретил Бога, ответил на Божественный призыв со всей своей верой, был человеколюбив, бесстрашно провозглашал Слово Божье. Авторитет Моисея исходил из его полного подчинения Богу и готовности к диалогу.
В заявлении также указывается на необходимость сотрудничества между религиозным руководством и гражданскими правовыми институтами в делах милосердия.
А говоря о практическом применении религиозного руководства для разрешения проблем современности, Двусторонняя Комиссия выразила надежду на то, чтобы переговоры между Святейшим Престолом и Израилем привели к положительному результату на благо обеих сторон.
© www.radiovaticana.org - April, 2th 2011
“Dopo la primavera araba le minoranze cristiane del Medio Oriente nutrono oggi fortissime attese”. Si attendono di “essere pienamente riconosciuti come cittadini, con gli stessi diritti di tutti”. A parlare è padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa, intervenendo al convegno internazionale del Centro italiano per la pace in Medio Oriente (Cipmo) in corso a Torino su “Minoranze etniche e religiose nel Mediterraneo”. “A parte gli emirati Arabi – ha detto Pizzaballa -, c’è in tutti i paesi del Medio Oriente, dall’Egitto alla Giordania, alla Palestina alla Siria la libertà di culto, nel senso che ai cristiani non è impedito di praticare la loro fede cristiana. Non c’è però sempre libertà di coscienza”. Il custode di Terra Santa ha ricordato come “una delle richieste più forti che è venuta dal Sinodo per il Medio Oriente lo scorso mese di ottobre, è stata quella di una piena cittadinanza dei cristiani”. I vescovi del Medio Oriente rivolgendosi ai governi e ai responsabili politici dei loro Paesi avevano sottolineato nel documento finale del Sinodo “l’importanza dell’uguaglianza tra i cittadini”. I cristiani sono cittadini “originali e autentici, leali alla loro patria e fedeli a tutti i loro doveri nazionali. È naturale che essi possano godere di tutti i diritti di cittadinanza, di libertà di coscienza e di culto, di libertà nel campo dell’insegnamento e dell’educazione e nell’uso dei mezzi di comunicazione”.
“È questa – aggiunge padre Pizzaballa - la forte attesa che oggi le minoranze cristiane si attendono dopo la primavera araba. Una rivoluzione per la democrazia e la libertà che ha visto scendere in piazza insieme musulmani e cristiani, soprattutto in Egitto che è stato un esempio per tutto il mondo arabo”. La principale attesa oggi di quei cristiani va “oltre la piena libertà di coscienza perché – dice Pizzaballa - non si nasce cristiani e non si nasce musulmani. Ci si attende anche la piena e assoluta cittadinanza. I cristiani del Medio Oriente sono arabi e vogliono essere pienamente riconosciuti cittadini anche per legge”. Padre Pizzaballa ha infatti spiegato come la minoranza cristiana in Medio Oriente non è una minoranza etnica, ma solo religiosa: perché i cristiani in quelle terre “sono arabi, pensano e parlano arabo, si nutrono della cultura araba”. “La minoranza cristiana in Medio Oriente – ha quindi concluso il custode di Terra Santa – è purtroppo in questi mesi tornata di attualità. Ci sono ancora oggi tantissimi elementi di preoccupazione, ma avvertiamo anche l’avvento di un periodo nuovo che ha aperto a cambiamenti facendo intravedere prospettive nuove anche per la minoranza cristiana che vuole essere pienamente partecipe e attiva di quel processo di sviluppo dei paesi arabi di cui fa pienamente parte”.
© www.agensir.it - 5 aprile 2011
by Ramzi Garmou, Archbishop of Tehran of the Chaldees
What issues are important for the future of our Churches in the Middle East? During the recent Synod of Bishops, I emphasized two in particular that I now want to repeat. I first called attention to the risk to our churches of being ethnic and nationalist, of withdrawing into themselves in order to preserve their own culture, language and customs and of losing their sense of mission. The second point concerned the contemplative and monastic life. It is known that this form of Christian life arose in the East, in Egypt, Mesopotamia, in Persia, and then later passed to the West. In Iran we have had periods in which the monasteries numbered hundreds and hundreds. And if between the 4th and 13th centuries the Eastern Church, that we now call the Assyro-Chaldean, was able to proclaim the Gospel as far as China, Mongolia, India and other countries, it was thanks to the presence of monasteries where the life of prayer was extremely fervent and profound. If the mission of the Church is not rooted in prayer, and is not fed from there, it will never bear fruit, and, like a tree that lacks water, it dries up. Today in our countries in the East we are unfortunately witnessing the disappearance of this form of prayer and Christian life. In my opinion, the main reason for this painful situation is the weakening of our faith and the preference given to other activities at the expense of prayer. The danger of activism threatens those who carry out pastoral work and leads us to forget the essence of our mission and to dedicate much time to what is secondary. Let us recall the Gospel story of Martha and Mary. It is Jesus Himself who says that Mary, seated at His feet while listening to His words, has chosen the better part, has chosen the essential. The Gospel shows with force the time that Jesus reserved for prayer. He left the crowds who came to see Him to go and pray in solitude, He spent nights in prayer... Jesus does not ask us to do many things, but to do the essential. Pastoral work and prayer are complementary. Both are necessary for the mission to bear fruit, fruit that remains. I hope that with the help of the Holy Spirit we can restore this form of Christian and ecclesial life in our churches and respond to this very real and urgent need. The four bishops who form the Iranian Bishops' Conference took part in the Synod. At our next meeting we must try to implement the decisions and guidelines of the Synod, so that the seed sown in the Vatican may grow and bear fruit for the Church of Christ in Iran. The Constitution of the Islamic Republic of Iran officially recognizes three religious minorities: Christians, Zoroastrians and Jews. We have the freedom to engage in religious activities in our places of worship without being able to witness to our Christian faith publicly. Given that we enjoy a limited freedom, we must do everything for that freedom to serve to enliven and deepen the faith of believers and make them aware of the mission that they have in the country. The emigration of Christians did not begin today, did not begin with the advent of the Islamic regime, it has a century of history and has escalated in recent years. In my opinion the reasons are numerous. One is economic in nature, as indeed in many countries: the rate of unemployment in Iran is very high, many are without work, without pay and without the ability to meet living expenses. The second is political in nature, linked to the situation of conflict and insecurity that prevails in the countries of this region, and that deepened after the unjust occupation of Iraq by the United States and the threats of the latter against Iran. The third is the Jewish agency stationed in the United States, called HIAS, which for ten years has been engaged in facilitating the departure of Iranian Christians to the United States via Austria. In this way a large number of the faithful have already left Iran and others are about to do so. I do not know why this agency is operating in this way, I do know it's one of the causes of the acceleration of emigration. With regard to interfaith dialogue, there is the official one between the Holy See and Iran. And several times I have had the opportunity, both in Tehran and in the Vatican, to attend meetings of the Pontifical Council for Inter-religious Dialogue. The importance of those debates has been highlighted by the propositions of the Synod. It seems to me that maintaining the dialogue is a gesture of wisdom because it enables better mutual understanding and a strengthening of friendships based on a spirit of trust. As Christians we believe in the action of the Holy Spirit, who works in the heart of every man and leads him to the truth revealed in Jesus Christ. Dialogue lived in faith and sincerity can kindle the light of faith in the hearts of those who participate. However, I would rather insist on the need and effectiveness of dialogue in everyday life. In a country like Iran – where we are a small Christian flock flanked by an absolute Muslim majority – it is through such simple and natural intercourse that we can witness to our faith in Jesus Christ. Every day, in the workplace, at school, on the bus or in the neighborhood, we are together with our Muslim brothers, and we have to make these gratuitous opportunities moments in which to proclaim the Gospel, and that is possible when our life is every day inspired by love of our neighbor. The Synod, unfortunately, in two weeks' work, did not attach sufficient importance to the difficult, critical situation of catechumens and neophytes in the Middle East. They are often distanced by their families, persecuted by the regimes and, what is worse, they feel excluded from the Church, which does not want to take any risk. The Gospel reminds us that persecution and martyrdom are part of Christian life and of the mission of the Church. Let us pray the Holy Spirit, Spirit of courage and strength, to enable us to welcome our brothers and sisters, who through their daily witness consolidate the Church, the Mystical Body of Christ.
© 30 GIORNI
“Constructive dialogue, cooperation and cohabitation in an alliance to defend the Christian values”. Yesterday, as reported by the Religious Information Service of Ukraine, in his first press conference, mgr. Sviatoslav Schevchuk, appointed on March 23rd Major Archbishop of Kyiv-Halych and primate of the Ukrainian Greek-Catholic Church, listed the lines that will have to inspire the relations, in Ukraine, between the Greek-Catholic Church, the Ukrainian Orthodox Churches of the Patriarchate of Moscow and the Patriarchate of Kyiv, and the Autocephalous Orthodox Church. “This is not a takeover – he pointed out –, this is about implementing a policy” in the attempt “to establish a constructive dialogue and cooperation”. Mentioning an international conference with the Prefect of the Papal Council for the Promotion of the Unity of Christians, card. Kurt Koch, and with the Metropolitan Bishop, Ilarion Alfeiev, which he attended just before the electoral Synod, mgr. Shevchuk recalled that on that occasion they found there was a “need for a strategic alliance between the Russian Orthodox Church and the Catholic Church”, “not in military terms”, but as a “union to join forces in defence of the Christian values”. Quoting Ilarion, the primate concluded: “In Europe, we must not fight Islam, we must fight for the strength of Christianity”, for “human life”, and for “the true evangelical values against a distorted view of the Christian religion”.
© www.agensir.it - 4 aprile 2011
La Terra Santa “attende la fraternità della Chiesa universale e desidera ricambiarla nella condivisione dell’esperienza di grazia e di dolore che segna il suo cammino”: è quanto scrive il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella Lettera per la Colletta del Venerdì Santo. Su questo messaggio ascoltiamo il porporato al microfono di Romilda Ferrauto:
R. – E’ un messaggio innanzitutto di sensibilizzazione, perché tutti gli avvenimenti che stanno succedendo in Medio Oriente hanno anche un influsso decisivo o delle conseguenze per i nostri cristiani in Terra Santa. Noi pensiamo, in primo luogo, per la Terra Santa, a questi spazi dove Gesù ha vissuto, dove Gesù è passato e, quindi, la colletta è anche un sostegno per questi luoghi santi che, strettamente parlando, si trovano in Israele, Palestina e Giordania. Evidentemente, però, il Libano, l’Egitto, dove anche Gesù è stato, il Sinai, Abramo che lascia la Mesopotamia, tutto questo ambiente biblico dell’Antico Testamento e, soprattutto, ovviamente, di Gesù, del Nuovo Testamento, viene in questi giorni, con tutti questi avvenimenti, toccato in una maniera molto speciale e fa ancora vedere una situazione di insicurezza per i nostri cristiani, che sono le pietre vive. Noi difendiamo i luoghi santi, che sono luoghi fisici, dove Gesù è passato, dove è stata la sua persona - come Verbo incarnato ha vissuto tra di noi - e c’è però tutta la questione delle pietre vive, che sono i cristiani e che vivono lì. Vogliamo sensibilizzare i nostri fratelli cristiani, perché sostengano la Terra Santa, sostengano i luoghi santi e sostengano i nostri fratelli. Noi siamo tanto contenti nel sapere che sono aumentati i pellegrinaggi, che sono aumentate le presenze di cristiani, che vanno alla ricerca di Gesù, proprio nella sua terra, dove lui ha vissuto: crescono, e questi pellegrinaggi sono portatori di vita spirituale per quelli che li fanno, ma anche di sostegno per questi cristiani che vivono lì e per i luoghi santi che vengono da loro visitati. Vogliamo veramente che nella Chiesa non si spenga questo lume, che viene dalla terra di Gesù, e non vogliamo che sia soltanto un gesto, che speriamo generoso e concreto, di aiuto per la Terra Santa: vogliamo anche che cresca in noi cattolici occidentali, e in tutti i cristiani del mondo, una specie di spiritualità della Terra Santa, che è stata evocata anche dal Santo Padre. Noi come cristiani non possiamo vivere se non inseriti a Betlemme, a Nazareth, a Gerusalemme, a Betania, a Emmaus, cioè in tutti quei luoghi, dove non solo fisicamente, ma spiritualmente, la nostra spiritualità deve rispecchiare anche questa realtà di Gesù che cresce, che predica, che fa discepoli, che alla fine poi muore e risuscita a Gerusalemme.
D. – Il mondo intero in questi giorni ha lo sguardo rivolto verso questa regione del mondo, dove succede di tutto in questo momento. Con la sua Congregazione, come guarda questi avvenimenti per i cristiani?
R. – Con molta preoccupazione per i cristiani, perché già sappiamo cosa è successo in Iraq e come la guerra, come poi la crescita del terrorismo, la crescita di posizioni fanatiche, abbiano portato a episodi di violenza, che hanno insanguinato le famiglie, e che in alcuni casi hanno preso di mira i cristiani con questi atti ignobili. Pensiamo solo all'attentato contro la cattedrale di Baghdad dei siro-cattolici, dove sono stati uccisi decine di cristiani, tra cui due giovani sacerdoti. E poi pensiamo che la pace vera e propria, che ha portato Gesù e che tutti noi invochiamo, debba essere instaurata in questa terra non attraverso la violenza, ma attraverso la democrazia, attraverso la partecipazione di tutti - cristiani, musulmani, ebrei - come succede già in alcuni Paesi, alla vita pubblica, attraverso la dignità delle persone, la dignità della donna, l’educazione, il pane di ogni giorno: che tutti possano avere questa vita degna che tutti noi auguriamo e vogliamo per tutti, in Oriente e Occidente.
D. – Vuole lanciare un appello dai microfoni della Radio Vaticana?
R. – Noi facciamo un appello a tutti quelli che sono responsabili, responsabili religiosi o politici, a trovare la via dell’intesa, del dialogo, della comunione. Il futuro del mondo non si costruisce con la forza, ma si costruisce con la comprensione e con il dialogo, nel rispetto della giustizia e dei diritti di tutti: adesso, per esempio, c’è il contesto del Maghreb, dove stiamo assistendo a questa apocalisse biblica, all’esodo di tanta gente, che muore nel deserto. Io sono stato in Eritrea, questa nazione straordinariamente bella, che si trova a dover offrire come futuro ai suoi figli l’andarsene via e morire o nel deserto o sulle spiagge del Mediterraneo. Gente che merita tutta la nostra attenzione. Cosa facciamo per loro? Cosa possiamo fare se non essere vicini a loro, sì con la preghiera, ma anche con il nostro sostegno e dicendo: “Guardate che noi pensiamo a voi e vogliamo veramente che possiate stare nella vostra patria liberi, godendo dei vostri diritti, soprattutto ovviamente della libertà religiosa, ma di tutti gli altri diritti che fanno la dignità della persona umana”. Volevo che questa Settimana Santa che ci mette davanti alle sofferenze di Gesù, alla sua morte e resurrezione, sia anche per tutti noi un riflettere sulle sofferenze concrete di questa croce di Cristo, che continua ancora ad esistere nel mondo, in tutto il mondo, attraverso le sofferenze, le malattie, le povertà, le esclusioni e che si manifesta purtroppo col grande dolore di questi Paesi, dove tanta sofferenza dei nostri fratelli si offre alla conoscenza, all’informazione del mondo intero. (ap)
© www.radiovaticana.org - 4 aprile 2011
В католических и православных храмах Москвы 29 марта, в годовщину терактов в московском метрополитене, возносились молитвы об их жертвах и пострадавших.
Взрывы прогремели на станциях "Лубянка" и "Парк культуры" Сокольнической линии московского метро утром 29 марта 2010 года в "час пик" с интервалом в 45 минут, следствие квалифицировало их как теракт. Погибли 40 человек, более 100 пострадали.
Патриарх Московский и всея Руси Кирилл совершил заупокойную литию в домовом храме во имя Владимирской иконы Божией Матери в Чистом переулке. Предстоятель Русской Православной Церкви напомнил о том, что "никто не забыт и ничто не забыто". Он призвал молиться о погибших и о выживших.
Столы с красными скатертями и букетами цветов были поставлены 29 марта на станциях "Лубянка" и "Парк Культуры" радиальной линии (поскольку кольцевая станция закрыта на ремонт, и доступ пассажиров туда прекращен до его окончания).
© www.radiovaticana.org - 1 aprile 2011
Папа Бенедикт XVI дал аудиенцию Верховному архиепископу Кивскому и Галицкому Его Блаженству Святославу Шевчуку. Встреча состоялась неделю спустя после избрания Синодом епископов нового предстоятеля Украинской Грекокатолической Церкви. Монсеньор Шевчук провел вчера пресс-конференцию в Зале Печати Святейшего Престола. Он подчеркнул прежде всего, ссылаясь на митрополита Илариона Алфеева, безотлагательность стратегического альянса между католиками и православными с тем, чтобы наделить новой силой евангельское благовествование и защитить христианские ценности в условиях усугубляющейся секуляризации. В интервью нашему корреспонденту 40-летний иерарх рассказал о своих впечатлениях от встречи с Папой:
«Думаю, что во время нашей встречи Святейший Отец проявил харизму Преемника Св. Петра. Он утвердил меня в вере. То, что он поддержал мою новую миссию и отнесся ко мне с доверием, произвело на меня большое впечатление. Опираясь на скалу святого Петра, мы не поколеблемся!»
Приоритетами пастырской работы среди грекокатоликов на Украине и во всем мире Его Блаженство назвал новую еваннгелизацию, христианское единство и социальное служение.
«Слуга Божий Иоанн Павел II, которого скоро беатифицируют, говорил, что Украина является мастерской экуменизма. Мы продолжаем этот труд, эту миссию, надеясь, что сможем принести пользу и стать участниками экуменического диалога между Католической Церковью и Православными Церквами».
Еще 25 марта, сразу после избрания нового Верховного архиепископа, монсеньора Святослава Шевчука поздравил митрополит Волоколамский Иларион, председатель Отдела внешних церковных связей Московского Патриархата: «Поздравляю Вас с избранием Верховным архиепископом Украинской Греко-Католической Церкви. Полагаю, что приобретенный Вами опыт служения на Украине и в Аргентине окажется полезным в развитии межконфессионального диалога, способствующего миру и согласию в украинском обществе. Улучшение взаимопонимания между православными и греко-католиками способствовало бы постепенному разрешению сложившихся за долгие годы острых и болезненных проблем ко благу и процветанию всего украинского народа. Со своей стороны, Московский Патриархат готов к развитию конструктивной дискуссии с Греко-Католической Церковью, к осуществлению взаимодействия, направленного на преодоление существующих трудностей. Желаю Вам и Вашей пастве мира, благоденствия и помощи Божией во всяком добром деле», пишет митрополит Иларион.
Ватиканская газета «Оссерваторе Романо» посвятила новому владыке статью с подзаголовком «Сходство взглядов между Верховным архиепископом Киевским и Галицким и Московским Патриархатом». В ней приводятся высказывания владыки на своей первой пресс-конференции в агентстве РИСУ. В частности, монс. Шевчук говорил о необходимости распространения и углубления пастырской работы среди верующих в восточных и южных районах страны. Архиепископ намерен также «дать возможность людям, отошедшим от Церкви, вновь к ней приобщиться». В связи с этим новый предстоятель УГКЦ сослался на свой же опыт служения в Луганске, где, как оказалось, множество людей вообще незнакомы с Церковью (а на всей Украине люди нецерковные и неверующие составляют около 57 процентов населения).
Присутствие на Украине Грекокатолической Церкви не должно восприниматься как конфронтация с другими Церквами, но только как желание сблизиться с ними и достичь взаимопонимания. Цитируя своего предшественниками кардинала Любомира Гузаря, монс. Шевчук подчеркнул, что его Церковь перенесла архиепископат в Киев «не для того, чтобы быть против кого-то, а для того, чтобы быть вместе». Архиепископ считает важным сотрудничество со всеми тремя ветвями православия на Украине: с Московским Патриархатом, с Киевским Патриархатом и с Украинской православной автокефальной Церковью. Ключевые слова – конструктивный диалог и кооперация.
Монс. Шевчук рассказал, что он тоже был участником конференции в Вюрцбурге с 18 по 20 марта, на которую приезжал и митрополит Иларион Алфеев. Во время одного из круглых столов митрополит заявил о «стратегическом альянсе» между Русской Православной Церковью и Католической Церковью. Речь идет не о слиянии или субординации, но о совместной защите традиционных христианских ценностей.
© www.radiovaticana.org - 1 aprile 2011
L’elezione e intronizzazione del nuovo arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyc (Chiesa greco-cattolica ucraina), il quarantenne mons. Sviatoslav Schevchuk, è un evento di particolare importanza non solo per i cattolici di tradizione bizantina dell’Ucraina, la più grande comunità cattolica dell’Oriente cristiano (circa 10 milioni di fedeli), ma per la comprensione di tutto il panorama dei rapporti tra Oriente e Occidente nel mondo cristiano, specialmente in Europa. Si tratta infatti del primo gerarca veramente “post-comunista” dell’ex-Unione Sovietica in assoluto, considerando che i suoi predecessori, il card. Ljubachivskij prima e dal 2001 il card. Husar, erano dei “profughi” rientrati dopo il 1989, mentre il patriarca ortodosso di Mosca Kirill divenne vescovo nel 1976, a soli ventotto anni e in piena era brezneviana, così come gli altri rappresentanti della gerarchia ortodossa ucraina, il metropolita Volodymir e il patriarca “indipendente” Filaret, per non parlare del patriarca georgiano Ilya II di Tbilisi, in carica dal 1977. Schevchuk, nato e vissuto in patria, dove prestò servizio nell’Armata Rossa, aveva meno di 30 anni quando crollò la cortina di ferro, e fu ordinato sacerdote nel 1994, quando l’Ucraina era ormai un paese ex-sovietico.
La Chiesa ucraina è la più complessa dal punto di vista etno-confessionale: vi sono ortodossi fedeli a Mosca, ortodossi “nazionali” indipendenti e ortodossi legati al patriarcato ecumenico di Costantinopoli, cattolici latini di etnia polacca e, appunto, cattolici bizantini di sentimenti fortemente patriottici, insofferenti alle mire egemoniche di Mosca e fedeli al Papa di Roma, ma con uno spirito di fiera autonomia ecclesiastica, che spesso provoca tensioni con i confratelli latini. Si tratta di un paese in cui si sono incontrati, spesso in modo conflittuale, i grandi imperi russo e austriaco, ma anche le diverse tradizioni dei paesi slavi orientali e occidentali, diventando nella storia un crocevia e un laboratorio della stessa identità europea, come in fondo è ancora oggi. E non si può dimenticare che la sua capitale, Kiev, è la culla di tutto il cristianesimo russo: il battesimo del suo gran principe Vladimir con tutto il popolo nel fiume Dnepr, nell’anno 988, è in qualche modo la data in cui giunge a compimento l’intera costruzione medievale dell’Europa cristiana, nata dall’incontro di popoli latini, greci, sassoni e infine slavi. Il ruolo di Kiev nella storia europea e universale fu poi azzerato da oltre due secoli di invasione mongola, per venire quindi sostituito dalla potenza di Mosca, di cui rimase sempre una provincia periferica (u-kraina in russo significa letteralmente “al margine”), pur rimanendo idealmente e spiritualmente la vera patria del cristianesimo slavo-orientale.
In effetti, ancora oggi la Chiesa ucraina nel suo complesso è uno dei grandi serbatoi di fede e di vocazioni di tutto il cristianesimo europeo, ed è l’unica Chiesa europea in forte crescita di fedeli, in grado di attirare i giovani al servizio attivo. I sacerdoti ucraini costituiscono di fatto oltre la metà del clero di tutti i territori del Patriarcato di Mosca, che in Ucraina controlla poco più di metà del territorio nazionale, e anche in ambito cattolico le vocazioni sacerdotali e religiose ucraine riempiono seminari e monasteri in patria (Shevchuk era rettore del seminario di L’vov) e in tanti paesi europei dove vengono accolti o creano strutture proprie, e soprattutto nella stessa Roma. Il monachesimo ucraino, fondato intorno al 1000 nelle famose “Grotte di Kiev”, è secondo solo al Monte Athos per importanza e influenza nella storia del cristianesimo bizantino, e i tanti decenni di ateismo forzato non sembrano affatto avere spento questa meravigliosa fonte di spiritualità e di cultura. Non stupisce dunque che tutte le grandi tradizioni ecclesiastiche cattoliche e ortodosse guardino all’Ucraina come un territorio privilegiato per i propri piani di sviluppo in Europa: il beato papa Giovanni Paolo II inviò a Leopoli come arcivescovo latino una delle personalità a lui più vicine, il card. Marian Javorsky, e l’attuale patriarca di Mosca Kirill pare intenda aggiungere al suo titolo anche quello della sede “esarcale” di Kiev, per riunire sotto il bastone di unico pastore tutto il gregge della Rus’.
Il titolo di “arcivescovo maggiore”, in effetti, va stretto anche al futuro cardinale Shevchuk, che come tutti i suoi fedeli preferirebbe attribuirsi il titolo di “patriarca di Kiev”. Il neoeletto primate, prudentemente, ha ricordato nelle interviste successive alla elezione che "la nostra Chiesa sta crescendo in tutto il mondo, ma la decisione sul patriarcato spetta al Santo Padre con il quale viviamo in piena comunione e obbedienza". "L'arcivescovato maggiore - ha spiegato ancora - gode degli stessi diritti e presenta le stesse caratteristiche del patriarcato. L'unica differenza prevista nel diritto canonico orientale consiste nel fatto che nell'arcivescovato maggiore l'elezione del Sinodo deve essere approvata dal Santo Padre, mentre per il patriarcato è sufficiente dargliene l'annuncio". Tali dichiarazioni sono state accompagnate da grandi aperture ecumeniche, rivendicando alla sua Chiesa un ruolo particolarmente significativo nel dialogo tra cattolici e ortodossi, in favore di "una alleanza strategica a difesa dei valori cristiani, in Ucraina e in Europa, una testimonianza ecumenica e realmente evangelizzatrice. Non vogliamo stare 'contro' gli ortodossi ma 'con' loro: come sosteneva Giovanni XXIII, sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono". In queste parole dell’arcivescovo vi è proprio tutto il sentimento dei greco-cattolici ucraini, che si non si ritengono “transfughi” dall’Ortodossia, ma al contrario interpretano un’anima veramente “unitaria” (o “uniate”, come si usa definirli storicamente) del rapporto tra cattolici e ortodossi, quella nata dall’Unione di Firenze del 1439, quando lo storico scisma fu realmente superato, anche se poi l’unione non resse alla prova delle circostanze storiche nel mondo greco e russo. In questa ottica, si può essere pienamente cattolici e pienamente ortodossi senza contraddizioni: la “cattolicità” indica l’universalità della Chiesa più che l’obbedienza romana, e la “ortodossia” esprime la fedeltà alle tradizioni apostoliche, non certo la “parzialità” orientale del cristianesimo del primo millennio. Il patriarcato di Kiev potrà dunque essere pienamente realizzato solo in un vero accordo tra Roma e Mosca, cioè nella realizzazione del sogno ecumenico di tutti i cristiani d’Oriente e d’Occidente.
S. C.
(audio) 2 апреля 2005 года Рим и мир оплакивал кончину Папы Иоанна Павла II. А сегодня, в шестую годовщину смерти Слуги Божьего, Церковь с волнением готовится к его беатификации, которая состоится 1 мая. Личность Папы Войтылы была в центре симпозиума, прошедшего вчера в Папском университете Святого Креста, а вечером молодежный «Паб Иоанна Павла II», созданный по инициативе молодежного душепопечения Римской епархии, провел первую встречу из цикла подготовки к прославлению Папы в лике Блаженных.
Своим свидетельством о будущем Блаженном поделился с нашим корреспондентом ординарий архиепархии Божьей Матери в Москве архиепископ Павел Пецци.
© www.radiovaticana.org - 2 aprile 2011
جاء في بيان صادر اليوم السبت عن الفاتيكان، أن البابا بندكتس الـ16 كان أعلن في الأول من يناير 2011 بعد صلاة التبشير الملائكي، عن الاحتفال بالذكرى الخامسة والعشرين للقاء التاريخي عام 1986 في مدينة أسيزي الذي جمع البابا الراحل يوحنا بولس الثاني بممثلين عن الديانات المختلفة على وجه الأرض� للصلاة من أجل السلام في العالم.![]()
ولإحياء هذه المناسبة، سيتوجه البابا حاجا إلى أسيزي مدينة القديس فرنسيس بتاريخ 27 من تشرين الأول أكتوبر القادم، داعيا ليوم تفكير وتأمل وحوار وصلاة من أجل السلام والعدالة في العالم حول موضوع: "حجاج الحقيقة، حجاج السلام"، كما جدد دعوته لكل الإخوة المسيحيين من سائر الطوائف وممثلي التقاليد الدينية في العالم والناس ذوي الإرادة الطيبة وأيضا شخصيات من عالم الثقافة والعلم للانضمام إليه.
ولفت البيان الفاتيكاني إلى أن بندكتس الـ16 وبعثات ممثلي الطوائف والأديان، سينطلقون من روما بالقطار صبيحة السابع والعشرين من أكتوبر القادم، وأن البابا سيتوجه إلى بازيليك القديسة مريم للملائكة حيث سيحيي وقفة تذكار اللقاءات السابقة كافة والتعمق بموضوع ذلك اليوم، مع مداخلات لبعض المشاركين، ويختمها بإلقاء كلمة.
وأشار البيان أن طعام الغداء الأخوي الذي سيتناوله الحبر الأعظم مع ممثلي البعثات، يتصف بالبساطة والقناعة، للدلالة على تشارك الجميع وتقاسمهم هموم ومعاناة الكثير من الناس في أنحاء العالم جراء انعدام السلام والعدالة. بعدها تترك لحظات صمت للتأمل والصلاة الفردية.
هذا ويقوم البابا والمشاركين كافة في مسيرة سلامية تنطلق من بازيليك القديسة مريم للملائكة لتبلغ إلى بازيليك القديس فرنسيس، دلالة على حج كل إنسان على هذه الأرض في البحث الجاد عن الحقيقة وفي بناء فاعل للعدالة والسلام. ويختتم اللقاء أمام بازيليك القديس فرنسيس الأسيزي بتجديد كل فرد التزامه وعمله لصالح السلام.
إلى ذلك، دعا البابا بندكتس الـ16 إلى سهرة صلاة ستجري عشية اللقاء في بازيليك القديس بطرس بالفاتيكان بمشاركة مؤمني أبرشية روما، كما حث الكنائس الخاصة والجماعات المنتشرة في العالم أجمع لتنظيم وإحياء لقاءات صلاة مماثلة. وحض كاثوليك العالم للاتحاد معه بالصلاة على نية نجاح هذا اليوم التاريخي ومرافقته.
© www.radiovaticana.org - 2 april 2011
Danilo Quinto
Secondo stime del Dipartimento di Stato americano sulla libertà religiosa, in tutta la Penisola arabica (Vicariato d’Arabia - che comprende gli Emirati Arabi, il Qatar, il Bahrain, l’Arabia Saudita, l’Oman e lo Yemen - e Vicariato del Kuwait) i cattolici sono oltre tre milioni su una popolazione di 65 milioni di abitanti.
Nel Paese che custodisce i luoghi sacri dell’Islam, l’Arabia Saudita - dove è vietato non solo costruire Chiese, ma anche celebrare la Messa - su 27 milioni e mezzo di abitanti, gli immigrati sarebbero oltre 8 milioni, provenienti in gran parte dal sudest asiatico, come ha spiegato Monsignor Paul Hinder, Vicario Apostolico di Arabia, nel suo intervento al Sinodo sul Medio Oriente del 2010. Gli immigrati sono giunti in Arabia Saudita a partire dagli anni sessanta, in gran numero dallo Yemen, impiegati principalmente nella manodopera per lo sfruttamento dei pozzi di petrolio. In seguito, gli yemeniti furono espulsi e sostituiti dai lavoratori provenienti dall’estremo Oriente, dall’India e dalle Filippine, soprattutto. Tra gli immigrati, i battezzati, secondo diverse fonti, sono due milioni.
Le violazioni dei diritti umani riguardano innanzitutto la vita delle persone, soprattutto degli stranieri. Nel suo ultimo rapporto, “Amnesty International”, rileva che nel 2010 in Arabia Saudita – dove regna una monarchia assoluta, con l’amministrazione, l’attività diplomatica e il commercio strettamente controllati dalla grande famiglia reale - sono state messe a morte almeno 27 persone e che sono state emesse almeno 34 sentenze capitali, sebbene si ritenga che il dato reale possa essere molto più alto. Le condanne a morte sono imposte spesso dopo procedimenti che non garantiscono gli standard internazionali sul giusto processo. Persone di nazionalità straniera, in particolare i lavoratori migranti dai paesi in via di sviluppo, restano ancora particolarmente vulnerabili a causa della natura reticente e sommaria del sistema di giustizia penale. Agli imputati raramente viene autorizzata la rappresentanza legale da parte di un avvocato e, in molti casi, non vengono informati degli sviluppi del processo nei loro confronti. Possono essere condannati anche solo sulla base di confessioni estorte con le minacce. Non esiste riconoscimento legale per la libertà di religione e viene severamente ristretta nella pratica.
L’Islam è la religione ufficiale e tutti i cittadini devono essere musulmani. L’interpretazione della legge islamica da parte del governo impedisce di riconoscere e proteggere la libertà di religione. Le più elementari libertà di credo vengono negate a tutti, eccetto a coloro che aderiscono alla religione statale, l’Islam sunnita. I cittadini non hanno la libertà di scegliere o di cambiare religione. La conversione di un musulmano a un’altra religione è considerata apostasia, un reato punibile con la morte se l’accusato non abiura la nuova fede. La situazione della libertà religiosa per i cristiani (ma anche per gli indu’ e per i musulmani di diversa osservanza, sciiti ed ismaeliti), in Arabia Saudita, desta “particolare preoccupazione”. La dizione è quella usata dalla Commissione USA sulla libertà religiosa Internazionale, che ha raccomandato di porre domande incisive sulla situazione dei diritti umani in Arabia Saudita alle specifiche riunioni delle Nazioni Unite.
Le violazioni del diritti umani come forma di repressione della libertà religiosa e di culto, sono sistematiche. Includono: torture, violenze, trattamenti umilianti o punizioni inflitte dalle autorità amministrative e dalla giustizia penale; detenzione prolungata senza alcuna prova, pesanti misure coercitive messe in atto dalla “Commissione per promuovere la virtù e prevenire il vizio” e dalla polizia religiosa (Mutawwa). Riferisce il rapporto di “Aiuto alla Chiesa che soffre” - l’Istituto di Diritto Pontificio che redige ogni anno il dossier sulla libertà religiosa nel mondo – che nel 2009, funzionari sauditi hanno ribadito la posizione del governo circa la possibilità per i lavoratori non musulmani di celebrare il proprio culto in privato. Questa posizione ufficiale, però, viene violata, perché si verificano casi in cui la polizia religiosa fa irruzione in abitazioni private in cui si svolgono riunioni di preghiera. Nel corso del 2009, si sono verificati numerosi casi di arresto di fedeli cristiani. In alcuni casi le notizie non sono state diffuse dai Paesi di provenienza degli interessati per garantire il buon esito delle trattative per il loro rilascio. Nel mese di gennaio, un pastore eritreo ha dovuto lasciare il Paese per una meta sconosciuta, dopo aver ricevuto numerose minacce dalla polizia religiosa. Guidava da dieci anni una chiesa “sotterranea”, formata da oltre 300 cristiani. Nel mese di marzo, tre cristiani indiani, sorpresi a pregare insieme, sono stati arrestati dalla polizia nella Provincia orientale: gli sono stati confiscati il materiale religioso presente nell’appartamento. I fedeli sono stati liberati dopo pochi giorni.
A parere dell’Associazione Evangelica “Porte Aperte”, il comportamento della Mutawwa e gli abusi variano molto da regione a regione del paese. In certe aree sia la Mutawwa che i vigilantes religiosi agiscono da soli nel maltrattare, assalire, arrestare sia cittadini che stranieri. Il governo richiede che la Mutawwa segua determinate procedure e offra istruzioni in modo cortese. Tuttavia la Mutawwa non si è sempre attenuta a queste richieste e il governo non ha fatto ricorso a vie legali contro la Mutawwa che abbia infranto tali regole, nemmeno in casi di impiego della violenza fisica nei confronti dei detenuti. La legge islamica considera l’induismo una religione politeista; si tratta in realtà di una interpretazione esclusivista della legge che viene usata per discriminare gli indù, per esempio nella valutazione dei compensi per morte accidentale o infortunio.
I cristiani e gli ebrei, che sono classificati come “I popoli del Libro”, sono anch’essi discriminati ma meno degli indù. Per esempio, secondo l’interpretazione “Hanbali" della legge della Sharia, una volta che la colpa viene stabilita da una corte, a un mussulmano maschio viene riconosciuto il 100 per certo della somma a compensazione, a un ebreo o cristiano maschio solo il 50 per cento e a tutti gli altri (indù, buddisti e sikhs) 1/16 di quanto riceve un musulmano maschio. La testimonianza resa da una donna vale la metà di quella di un uomo e quella di una donna non musulmana vale ancora di meno di quella della donna musulmana. Per legge i figli dei cittadini maschi sono considerati musulmani senza considerare il paese in cui sono stati cresciuti o la tradizione religiosa loro impartita. L’applicazione del governo di questa legge discrimina le madri non musulmane e nega ai loro figli la libertà di scegliere la loro religione. Le donne che sposano cittadini sauditi devono convertirsi all’Islam.
Nonostante i piccoli progressi registrati dal 2007 (come il permesso di celebrare l’Ashura, la ricorrenza religiosa più importante per gli sciiti, in cui si ricorda il martirio di Alì, il nipote del profeta Maometto), la celebrazione delle ricorrenze sciite in altre zone a maggioranza sciita, come Ahsa e Dammam, rimane interdetta. Rimangono sospese anche la richiesta di poter insegnare la dottrina sciita ai bambini nelle scuole e quella della riapertura di alcune moschee sciite (hussainiya) chiuse dal governo. Anzi, altre moschee sciite sono state chiuse nella provincia orientale nel 2009, di cui due ad Al-Khobar nel mese di agosto e altre due a novembre. Le autorità hanno giustificato la chiusura con la mancanza di permessi. Nel dicembre 2009 l’uso delle lapidi alle tombe (pratica esclusivamente sciita in Arabia Saudita) è stato ufficialmente bandito nel Governatorato di Medina: tutte le lapidi esistenti sono state rimosse. Nel febbraio 2009, membri della polizia religiosa saudita hanno filmato donne sciite durante un pellegrinaggio a Medina presso le tombe di personaggi venerati dagli sciiti. Rito, questo, considerato “offensivo”. Alla richiesta di avere la videocassetta, ritenuta lesiva della privacy femminile, la polizia ha risposta con l’arresto di una ventina di sciiti, rilasciati dopo una settimana. In connessione con queste proteste, altri dieci sciiti sono stati arrestati a marzo nella provincia orientale. Nel marzo del 2010 tre leader religiosi sciiti sono stati arrestati e condannati a un mese di carcere per aver celebrato servizi religiosi e presumibilmente per aver organizzato le cerimonie dell’Ashura nel dicembre 2009 ad Al-Khobar, nella provincia orientale.
I musulmani ismailiti (circa 700.000 in Arabia Saudita), continuano a subire gravi discriminazioni e abusi da parte delle autorità saudite, oltre che nella pratica religiosa, nei pubblici impieghi, nel sistema giudiziario e nell’istruzione. Negli ultimi anni il governo ha chiuso diversi luoghi di culto ismailiti. Nell’agosto del 2009, il re dell’Arabia Saudita ha ordinato la liberazione “anticipata” di 17 ismailiti. Si tratta dell’ultimo gruppo di 100 fedeli arrestati nel 2000. La liberazione è avvenuta a pochi mesi dalla fine della pena inflitta (10 anni). Nel gennaio 2009, le autorità saudite hanno arrestato Hamoud Saleh Al-Amri, un blogger saudita che ha descritto la sua conversione dall’Islam al cristianesimo sul suo sito web. È stato rilasciato nel mese di marzo, dopo più di due mesi di carcere, a condizione di non lasciare il Paese o parlare ai media.
“Aiuto alla Chiesa che soffre” sottolinea nel suo rapporto alcuni aspetti positivi in tema di libertà religiosa registrati nel Paese negli ultimi tempi. Nell’ordine: il calo della confisca di materiale religioso non islamico negli aeroporti; le dichiarazioni di alti funzionari del governo a favore della tolleranza verso le altre religioni; le nuove nomine ad alte cariche dello Stato – a beneficio di soggetti meno conservatori - dell’inizio del 2009; i 2.700 programmi di formazione, di cui hanno usufruito più di 150.000 persone, con l’obiettivo di aumentare la tolleranza e incoraggiare la moderazione, condotti a partire dal dicembre 2009 dal Centro Re Abdulaziz per il Dialogo nazionale; a livello internazionale, la promozione da parte del Re saudita, attraverso la Muslim World League (MWL), della Conferenza di dialogo interreligiosa tenutasi tra la fine di settembre e i primi di ottobre 2009 a Ginevra, in presenza di 166 leader religiosi, accademici e altre personalità provenienti da diverse parti del mondo.
© labussolaquotidiana.it - 2 aprile 2011
by Giovanni Cubeddu
The Islamic Republic of Iran currently numbers 77 million inhabitants, with an average age of 26. The Christian presence, which amounted to 300,000 faithful, has long been in decline due to emigration to the United States, Canada and Europe. The vast majority of Christians belong to the Armenian Gregorian Apostolic Church. Then there is the Assyrian Church of the East, and various small Protestant denominations (including local churches for Muslim converts, officially illegal). The Catholic Church – which is divided among the Chaldean, Armenian Catholic and Latin rites – is a small flock that according to official sources of the local Catholic Bishops' Conference does not exceed eight thousand souls. This Conference consists of four bishops, two are of Chaldean rite, in the diocese of Tehran and Urmia, respectively Metropolitan Archbishop Ramzi Garmou (also president of the Bishops' Conference since 2007) and Bishop Thomas Meram; Neshan Karakeheyan is patriarchal administrator of the Armenian-Catholic diocese of Isfahan, with residence in Tehran (about three hundred faithful), while Ignazio Bedini, SDB, is archbishop of the Latin diocese of Isfahan, with residence in Tehran (about two thousand faithful). The Christians, Zoroastrians and Jews, in accordance with Article 13 of the Iranian Constitution, have the freedom to practice their faith freely, within the framework of the Islamic laws.
© 30 giorni
by Cardinal Jean-Louis Tauran
Our meetings in Tehran have become a regular occurrence, and the theme of the most recent one was Muslim and Christian prospects on coexistence between religions and societies.
Already in the days before my departure, the interest of many people had been kindled when they learned that I would meet, as happened, President Mahmoud Ahmadinejad, and that I would personally deliver a letter in which the Pope responded to a previous one received from the President in the days of the Synod for the Middle East, by the hand of Vice-President, Hujjat al-Islam Haj Sayyed Mohammad Reza Mir Tajjadini, who had come to the Vatican specially for the purpose. The meeting with the President was friendly and the welcome that the highest levels of the Iranian government reserved for the representatives of the Holy See was, as always, respectful and warm. The President received the Pope’s letter with pleasure.
It is no secret that the request for the Pope to visit the Islamic Republic of Iran is often put forward by the authorities in Tehran, at various levels. The request came to me also. In Tehran I responded that when circumstances are ripe, the Pope will certainly consider the benefits of a visit to Iran, which of course will have as its main goal a visit and communion with the local Catholic community.
In our personal talk President Ahmadinejad reiterated his conviction that in contemporary societies the role of religion cannot be diminished. He reminded me that two systems had already promised mankind’s happiness and had failed: Marxism and capitalism. They now belong to history, while society really needs to rediscover the importance of religion and faith in God.
For me this visit was of particular importance because for the first time I would be going to Qom, the Shiite holy city and the seat of the university, the cradle of distinguished schools of thought of Shia Islam. I noted with satisfaction the importance given to teaching philosophy and hope that the contacts and conversations particularly rich in content had on the occasion may lead to a collaboration of an academic nature. They are all small steps that seem to me to be going in the right direction.
As is well known the Christians in Iran follow different rites, and even our own local Catholic community is variegated, enriched by the presence of many Europeans and Africans. Celebrating the Eucharist with them, I was moved to see so many proofs of affection for the
Pope, expressions of a genuine desire to be part of the Church and to live as Christians who give a good example.
The message that it was my task to convey during this visit to Iran, and that I passed on to our hosts and to the authorities, was that there must be dialogue between us, because dialogue is the royal road to peace and cooperation among peoples. I also said that it was necessary to continue the meetings between us, because they lead us to know and understand each other more deeply. I said we cannot yield to the impulse of fear for one other, but we must take on, instead, as if they were our own, the aspirations to good of our interlocutor.
For us Christians, especially in today’s context, it is more appropriate than ever to continue on our way avoiding two pitfalls: rancor and indifference.
© 30giorni
di Riccardo Cristiano
Il Vicario Apostolico di Aleppo, Monsignor Giuseppe Nazzaro, rientrato precipitosamente in sede da Roma, ha dichiarato all’agenzia missionaria Misna: «Sono tornato in Siria dall’Italia due giorni fa, preoccupatissimo per le notizie apparse sulla stampa, ma sono stato piacevolmente sorpreso dalla calma che ho trovato in città ad Aleppo. Mi hanno confermato lo stesso clima in altri centri del paese, compresa la capitale Damasco. Le manifestazioni, è vero, si sono verificate, e a queste sono seguiti degli arresti. Ma parlare, come ho sentito fare ad alcuni, di centinaia di morti è un’esagerazione che non trova riscontri».
Disordini tribali. Secondo il vicario, inoltre, i disordini sono concentrati nel sud del paese «agitato da tensioni di origine tribale e da un diffuso sottosviluppo» e non hanno niente a che vedere con il complesso tessuto religioso e sociale della Siria che, ha aggiunto «può essere additata come esempio della pacifica convivenza tra le fedi». Quando ho letto queste incredibili dichiarazioni, riprese anche dal SIR, il Servizio di Informazione Religiosa, sono stato tentato di chiamarlo, Monsignor Nazzaro. Volevo dirgli di uscire per strada, di andare verso la stupenda cittadella di Aleppo, lì dove comincia il suq coperto e i colori del deserto entrano nell’abitato. Lì c’è un ragazzo che vende tappeti, proprio accanto alla porta d’ingresso del suq. Quel ragazzo parla italiano: ecco, usando con lui la nostra come lingua franca, in particolare dai segugi del regime, avrebbe potuto capire cosa pensano i giovani siriani della “civile” convivenza sotto il regime di Bashar al Assad: mi è venuto anche in mente di mandargli qualche video girato in Siria dopo il discorso del Presidente.
Unica strada la fuga. Poi però mi sono ricordato del grande Spinoza: le azione umane non vanno né irrise né lodate né detestate, ma comprese. E mi sono sforzato di comprendere. I cristiani in Siria hanno sempre avuto un ragionevole rapporto di “colleganza” con il regime degli Assad. Espressione di una minoranza, gli alawiti, derivazione dello sciismo, gli Assad hanno un naturale timore della maggioranza sunnita. E anche nel mondo sunnita siriano è stata sempre assai forte la Fratellanza Musulmana. È questo comprensibile terrore dell’Islam integralista e fondamentalista che spiega le parole di Monsignor Nazzaro. Ma davanti alla storia i cristiani, in particolare i loro pastori, oggi sono chiamati a riflettere. Accettare il regime baathista perché ti consente di andare a pregare senza rischiare la galera (purché non ti venga mai in mente di impicciarti nelle cose di Cesare) è stata una scelta sofferta ma logica nel passato.Una scelta di necessità che comportava la rinuncia all’idea che quel mondo potesse cambiare. E i fedeli ne hanno tratto la giusta conclusione: emigrare appena possibile.
Rispetto delle minoranze. Ecco perché a mio avviso c’è un’errore di fondo nel messaggio letto dal Papa al Corpo diplomatico a inizio anno: il problema del Medio Oriente non è la libertà di culto dei cristiani, ma il rispetto dei diritti politici, religiosi e civili delle minoranze. Oggi però si è aperta una nuova possibilità grazie al magma delle rivolte, diverse perché diversi sono i paesi e le società in cui si verificano. Questa possibilità ha bisogno che i cristiani tornino ad essere una minoranza creativa, come lo furono sul finire dell’Ottocento, quando segnarono la storia delle idee e delle opere della Nahda.
Rinascimento arabo. Il rinascimento arabo può tornare a vivere se qualcuno ci crede, se qualcuno dice ai giovani arabi che protestano che non c’è solo Facebook o Internet per formarsi e scoprire la bellezza della libertà di pensiero, ma anche il proprio passato. Sì, il passato arabo. Perché il passato inesistente e remoto invocato dai fondamentalisti (la società perfetta dei tempi del Profeta) deve aver presa e la grande opera umanista e modernizzatrice della Nahda, con i suoi movimenti femministi e le sue biblioteche no? E’ stata una consapevole scelta dei regimi cancellare la Nahda, è stata una loro scelta quella di fare del fanatismo fondamentalista la sola alternativa, con quel che segue in termini di “o noi o loro”.
Dialogo cristiano. La malattia dell’Islam nasce dalle dittature arabe, non il contrario. Ora però i cristiani d’Oriente possono, potrebbero, uscire dalle loro “catacombe” e tornare a parlare. In Siria potrebbero parlare di Costantin Zurayk: era un siriano, un cristiano, un nazionalista moderno, un progressista, un appassionato della giustizia nel progresso. Non era un uomo fuori dal mondo, era un protagonista del suo mondo, amato nel suo mondo. Poi è stato rimosso, cancellato dai libri di storia siriani come tutta la grande avventura della Nahda è stata cancellata dai libri di testo arabi. Riportare quella storia nella storia, nell’identità, nel magma delle rivolte, innervandolo nell’oggi, sarebbe il più grande contributo che i cristiani d’Oriente potrebbero dare al futuro dei loro popoli e al loro presente. L’alternativa, nascosti sotto il soffocante mantello nero di Assad, è un lento morire.
© http://www.agenziami.it/index.php - 1 aprile 2011
GERUSALEMME, venerdì, 1° aprile 2011 (ZENIT.org).- La Commissione bilaterale di dialogo formata dal Gran Rabbinato di Israele e dalla Commissione della Santa Sede per le Relazioni Religiose con l'Ebraismo ha espresso fiducia nel fatto che si firmino prossimamente gli Accordi bilaterali tra la Santa Sede e lo Stato di Israele.
Lo afferma la dichiarazione con cui è terminato il decimo incontro delle due delegazioni, svoltosi a Gerusalemme fino a questo giovedì e che ha trattato il tema della “leadership religiosa nella società laica”.
La Commissione “ha espresso la speranza che le questioni pendenti nei negoziati tra la Santa Sede e lo Stato di Israele si risolvano presto, e che gli accordi bilaterali siano rapidamente ratificati a beneficio di entrambe le comunità”, afferma la nota.
Le delegazioni hanno ammesso che il lavoro della Commissione ha avuto “influenza sul cambiamento positivo avvenuto nella percezione delle relazioni giudeo-cristiane nella società di Israele”.
Il dialogo si è concentrato sulle “sfide che affronta la società secolare moderna”, così come sulla funzione di leadership dei credenti in essa.
“Oltre ai suoi molti benefici, i rapidi progressi tecnologici, il consumismo sfrenato e un'ideologia nichilista che si basa in modo esagerato sull'individuo a spese della comunità e del benessere collettivo ci hanno portato a una crisi morale”.
Insieme ai benefici dell'emancipazione, afferma la nota, “il secolo scorso è stato testimone di una violenza e una barbarie senza precedenti. Il nostro mondo moderno è sostanzialmente sprovvisto di senso di appartenenza, significato e proposito”.
Per ebrei e cattolici, “la fede e la leadership religiosa hanno un ruolo fondamentale nella risposta a queste realtà”, per portare “speranza” e “orientamento morale”.
Entrambe le delegazioni hanno proposto la figura di Mosè come “paradigma di leader religioso che, attraverso il suo incontro con Dio, risponde alla chiamata divina con fede totale, amando la propria gente, annunciando la Parola di Dio senza paura, avendo la libertà, il coraggio e l'autorità che deriva dall'obbedienza a Dio sempre e incondizionatamente, ascoltando tutti, preparato al dialogo”.
Hanno poi sottolineato che la responsabilità dei credenti è “testimoniare la Presenza Divina nel nostro mondo”, che deve vedersi “nell'educazione, concentrandosi sui giovani e sull'impegno effettivo dei mezzi di comunicazione”, così come nel settore caritativo.
Sia per gli ebrei che per i cattolici, la secolarizzazione o laicità positiva “ha portarto con sé molti benefici”.
Se è intesa correttamente, sottolineano, “è possibile garantire una società in cui la religione possa prosperare”.
“Ad ogni modo, affinché questa focalizzazione possa essere sostenibile, deve basarsi su un maggior contesto antropologico e spirituale, che tenga conto del bene comune, che trova la sua espressione nella base religiosa dei doveri morali”.
La delegazione cattolica ha approfittato dell'occasione per “ribadire l'insegnamento storico della Dichiarazione Nostra Aetate del Concilio Vaticano II, riguardo al Patto Divino con il Popolo Ebraico”, “perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili”.
Da parte cattolica hanno partecipato i membri della Commissione della Santa Sede per le Relazioni Religiose con l'Ebraismo, tra i quali i Cardinali Jorge Mejía e Peter Turkson, il Patriarca di Gerusalemme, monsignor Fouad Twal, e il suo vicario, monsignor Giacinto-Boulos Marcuzzo, oltre a teologi di spicco come l'Arcivescovo di Chieti, monsignor Bruno Forte, e Francesco Fumagalli.
Da parte ebraica hanno partecipato il Rabbino capo, Shear Yashuv Cohen, e i rabbini David Brodman, Ratzon Arussi e David Rosen.
© ZENIT - 1 aprile 2011
مقابلة مع الشيخ جمال قطب رئيس لجنة الفتوى بالأزهر الشريف سابقا واحد علماء الأزهر (2)
حاوره إميل أمين
مصر، الاثنين 28 مارس 2011 (Zenit.org). – ننشر في ما يلي القسم الثاني من المقابلة التي أجرتها زينيت مع الشيخ جمال قطب رئيس لجنة الفتوى بالأزهر الشريف سابقا واحد علماء الأزهر. القسم الأول من المقابلة موجود على هذا الرابط.
* * *
** ألا يخيفكم حكم العسكر في مصر ؟
عندي هناك فرق عسكر قاموا بانقلاب او بمحاولة وتمسكوا بالحكم ، وعسكر كهولاء الذين من الله بهم علينا ، وتطوعوا لخدمة الشعب أمرهم مختلف ، وللأسف يريدون التعجل والعودة الى سكناتهم ، يطالبهم الشعب بالبقاء لو سنة حتى تندحر قوى الشر ، حتى يستتب الأمن ، هناك فرق بعيد بن عسكر مكثوا قرابة ستين سنة وعسكر جدد يتعجلون العودة الى سكناتهم .![]()
** هل ترى انه ربما يتوجب مد واستطالة الفترة الانتقالية لعام او يزيد حتى تستتب الأمور امنيا على الأقل ؟
أنا كثيرا ما قلت ذلك وليس ذلك مراهنة على شيء إنما طلبا لأمور لا تقدر عليها كل القوى السياسية التي أصفها من الآن بأنها متعافية يعني كادت تشفى مما أصابها من ضيق أربعين أو خمسين سنة ، فكل القوى السياسية بما فيها الأخوان وغيرهم قادرون على العطاء لأنهم قد أصيبوا بإجحاف وإبعاد عن ممارسة العمل خمسين سنة .
هذه القوى غير قادرة في لحظة ان تطهر المحليات او ان تعزل سلبيات الحزب الوطني أو تفتح باب النقابات او تفتح باب الأحزاب ، أو تعطي الصحافة حريتها ، هذا كلام ثوري وانا أمل ان تلتفت القوى السياسية النابهة وما أكثرها ، وتطلب الى الجيش ان يتم كما نقول بلغتنا العامية " يتم جميله " ويصفي ما لا تقدر عليه القوى السياسية مع ترحيبنا به ورغبتنا ان تدار الحياة السياسية من خلال قوى مدنية ، لكن المجهود المطلوب للبدء من جديد صعب عليهم في ظل ظروف البلطجة والثورة المضادة والمتربصين بأمن البلد نحن بحاجة الى إعادة تهذيب وترتيب حتى يخلو المناخ فإذا خلا فلتنطلق كل الرؤى السياسية تعمر بالكيفية التي تراها .
** حال مضت الأمور على هذا النحو هل مصر مقبلة على دولة مدنية ديمقراطية ام دولة دينية ثيؤقراطية مع كافة تبعاتها واستحقاقاتها ؟
أنا لا أرى مكانا في مصر على الإطلاق لما يسمى دولة دينية ، إذا أدت الدولة وظيفتها وأعادت هيكلة مؤسساتها ، إذا قال الناس وقال أهل القانون تعبير عن هوية الغالبية الغالبة لهذا الشعب ان الدولة او دين الدولة هو الإسلام فأنهم لا يعنون نفي الأخر ، ولا يعنون فرض عقيدتهم على الأخر ولا يعنون التدخل في شؤون الأخر ولا يعنون فرض شرائعهم على الأخر ، إنما يقولون من يتولى يراعي ان الأغلبية لا تساق ولا تدار بغير الدين .
ولذلك أنا طبعت إعلان وكتبت في بعض الصحف أقول ان المادة الثانية في الدستور لها ان تبقى ويضاف إليها فقرة تقول :" ويحمي الدستور حقوق جميع الشرائع السماوية في طقوسها وأحوالها الشخصية ".
لا حظ هنا يحمي الدستور وليس القانون ، يعني لسنا بحاجة لوثيقة بعدل الدستور ، بمعنى تبقى الكنائس حرة والمسيحيين أحرار فيما يطبقوا به شرائعه، لا تداخل ولا عدوان ولا استنكاف عند أي مسلم ان يعيش المسيحي مسيحيته ، لأنه مواطن شريك صاحب مكان في هذه الأرض لا يتقدم عليه المسلم في الدنيا بأدنى فضيلة .
** لكن الاستفتاء على تعديل الدستور الذي جرى الأسبوع الماضي لم يكن برسم سياسي وإنما برسم اصطفاف مذهبي فرق بين المسلمين وبعضهم البعض قبل ان يفرق بين المسيحيين والمسلمين .. ما السر في ذلك ؟
مثل هذه الأصوات التي دعت للفرقة لا تعبر عن المصريين ولا عن الدين وأنا أريد ان استثمر هذا الحوار وأقول ان الإسلام ليس كل ما يقال وليس كل ما ينادي به الناس ، الإسلام كتاب نزل من السماء مفتوح ومتاح ومترجم عن كل الدنيا ، وقليل جدا من الأحاديث النبوية الشريفة تشكل مفاتيح لفهم بعض التطبيقات لهذا الكتاب ، أما ما عند الفرق والمذاهب وحتى عند الأزهر فكل ذلك تعبير بشري ، لا يؤخذ به الإسلام ومثل هولاء الناس.
وهنا أحب ان انوه الى اشكالية خاصة تتعلق بهذا الفصيل الإسلامي المتمادي في أطروحاته وهو أنهم كانوا قد تورطوا وسقطوا سقوطا شنيعا في بعض الاغتيالات في فترة السادات التي تصاعدت الى قمة المنصة من فهم مغلوط للدين ثم تورطوا سياسيا ودينيا في مواجهتهم لثورة 25 يناير ، كل منهم يرى انه قد قصر ، وأهان الثورة وكان يهيب بالناس ان ترجع الى البيوت قبل ان يسقط النظام والظلم ، فكان ينادون الناس على المنابر أطيعوا أولى الأمر، ممنوع الخروج على الحاكم ، فلما سقط النظام ، أصبح هولاء القوم عرايا فهم يركبون الموجه الآن لا أكثر ، ولا عندهم فكر ولا عندهم سياسة .يريدون ان يقدموا دورا لكنهم لا فقها فهموا ولا سياسة حفظوا .
** ما رأيكم ونحن على اعتاب العقد الثاني من القرن الحادي والعشرين ونجد من يطالب الأقباط في مصر بدفع الجزية ؟
هذا كلام يعبر عن جهل بحقيقة الدين قبل حقيقة المواطنة ، هذا كلام فيه تجاوز كثير جدا جدان كلام مغلوط لأكثر من سبب و سأضرب مثالا تاريخيا يغيب عن هولاء الناس ، حينما فتح الرسول مكة كان فيها مشركين من العرب ، والمشركين في مكة لم يسلموا كلهم يوم الفتح ، وبقيت أعداد منهم لأكثر من عشرين شهر على غير إسلام أي على الوثنية فهم أنكى واشد، وكان نداء الفاتح يقول من دخل المسجد الحرام فهو آمن ومن دخل بيته فهو امن ولم تطلب الجزية كما صرحت بذلك السيرة من المشركين لأنهم أبناء وطن أصحاب وطن مثلنا فكيف تطلب من المسيحيين ؟
الجزية تاريخيا حتى يفهمها الناس هي نوع من أنواع التعبير عن الالتزام الوطني ، وليس الديني بمعنى انه إذا وجد مجتمع فيه مسلمون وغير مسلمين ، المسلمون ملتزمون بدينهم ودستورهم فإذا أرادت الدولة ان تطمئن الى الشريحة الأخرى التي لا تدين دين بالإسلام لا تكلفهم ان يتركون دينهم ولا تكلفهم أكثر مما يسمى رسوم الدمغة او الهوية للوطن لان المسلم يؤدي زكاة للدولة لبيت المال ويبقى منها ما ينفق على مرافق المجتمع والمسيحي شريك للمسلم في هذه المرافق لكن لأنه غير مؤمن بالإسلام لا يطلب منه دفع زكاة إنما كانت رسوم قليلة تعبر عن التزامه بالدولة ، جزاء تعبيرهم بالرضى عن دستور البلد وليس بدين البلد .
** هل هذا المفهوم ينسحب في أوقاتنا هذه وفي إطار المواطنة الأوسع ؟
لا ، هذا تاريخ فقط ، أما وقد وجدت الدساتير وأصبحت الجيوش تجند على أساس وطني فلا محل لمثل هذا ، هذا الطلب ليس من ثوابت الشريعة وإنما من متغيراتها ، ففي مرحلة تجاوزتها الظروف، ووجد وطن له قانون ودستور فليس هناك ما يلزم غير المسلم بسداد أي ثمن .
** هل أنت راض عن حالة المواطنة في مصر بشكلها الحالي ؟
لازالت هذه الحالة التي نتمنى ان نعيشها بشكل صحيح بحاجة الى رعاية وبحاجة الى تقوية ، والى إعلام قوي ومؤسسين دينيتين غير اللتان أشرت إليهما .
كنت أسال طوال أيام الثورة فأقول المؤسسة الإسلامية عاجزة والمؤسسة المسيحية متجاوزة اقصد الكنيسة القبطية الأرثوذكسية ، كانت تزاول عملا من أعمال الدولة وتقوم من رعيتها مقام الدولة لان الدولة ساقطة وفاشلة في أمور كثيرة وفي وقت قصرت المؤسسة الدينية الإسلامية عن واجبها الديني ولو انضبط الميزان لأحسسنا بمواطنة تفوق كل مواطنات العالم .
** هناك حالة ذعر وهلع عند كثير من الأقباط تدفعهم للتفكير في الهجرة .. هل هم على حق في مخاوفهم هذه من جراء نامي حركات الإسلامي السياسي وكيف نهدئ منها
لا لست مع من يخاف لسبب ، أصحاب هذه الأصوات لا يملكون من أمر دينهم ما يجعلهم قادة في نفوس الناس، ولا من أمر دنياهم ما يجعلهم قادرون على التحكم في مصالح الناس ومصائرهم ، وانضباط الأزهر وتقويته واسترداده لحقوقه وسيطرته على الدعوة الرسمية ، كفيل بان يضع كل إنسان أمام حجمه الطبيعي ويهدئ من روع الأقباط والمسلمين على حد سواء وإذا وجد المواطنون في مصر أزهرا قويا كل هولاء الدعاة سيختفون من على ساحة الأحداث .
دعني اضرب مثلا في ظل ضغوط السنوات المريرة السابقة ، استطاع شباب الجماعات الذين قتلوا السادات ان يرجعوا أنفسهم وهم خلف الأسوار هذا مع شدة قصور الأزهر ، فما بالك إذا قوي الأزهر ، سيجد الناس مؤاخاة ومواطنة تسبق كل العالم .
** لكن ما جرى في الاستفتاء على تعديلات الدستور اثبت ان تلك التيارات المناوئة للأزهر إسلاميا هي صاحبة التأثير الأكبر في الشارع المصري ؟
هناك أمور في الشكل وأمور في المضمون ، هذا الاستفتاء كان متعجلا ، ولم يأخذ حقه في الدعاية والتأهيل الإعلامي الكافي ، أنا على ثقافتي ودرايتي ، لم أجد قولا رسميا حتى يوم الاستفتاء يقول لي ان هذه المواد التسع أو العشر ستصبح إعلانا دستوريا ، هذا لم يصدر عن القوات المسلحة الرسمية ولم يركز عليه الإعلام وقوى هذه الشبهة ان المواد بقيت تناقش وعرضت للاستفتاء بأرقامها في الدستور القديم ومعنى ان تعالج مواد كأنك ستحي بقية هذه القائمة فكثير من الناس لم يفهم ان تصحيح هذه المواد سيصبح دستورا قائما بذاته .
هذا الفهم الخاطئ تسبب في حالة الاستقطاب الطائفي الذي رايته، وكثير من الناس صدرت لهم تعليمات من قيادة دينية عليكم ان ترفضوا وتفاجأ الجميع بهذا الفصيل( الأقباط) على غير العادة ففوجئوا لناس على غير العادة يمضون الى الاستفتاء في طوابير مجمعة قد يكونوا تجمعوا للتجديد والحرية في المناخ لكن التقط الناس إشارات مذهبية فكان لابد للطرف الأخر ان يقول نعم ما دام الند سيرفض.
.وللأسف الشديد أطراف الاستقطاب لم يكونوا على مستوى المسؤولية الدينية ولا على مستوى المواطنة .
** هل معنى ذلك ان هناك خطا بنيوي في الخطاب الديني الإسلامي والمسيحي على حد سواء في مصر ؟ وإذا كان ذلك كذلك فكيف له ان يعالج ؟
لا شك ومازال قائما الى الآن . والعلاج لابد ان يعاد الى الأصول ،هذا تحدي كبير جدا لما؟
لأنك حينما تريد ان تصحح أخطاء خمسين أو ستين سنة تريد يدا قوية لأنك تواجه جيلا كاملا بلغ الستين من عمره لا يعرف إلا هذه الممارسة ، فما لم تكن قويا مسنودا لا تستطيع وهنا التحدي الأكبر ، رجال يزاولون دعاواهم ويحتلون مناصبهم لحماية الخطأ أو الدعوة إليه ، فتصحيح هذا الأمر يتطلب قدرة ان تضع الأمور في نصابها وان تضع النقط على الحروف حتى يفهم الناس ان هذه المؤسسة لا تنطق رعاية لحاكم ولا أملا في مكسب ولا يخرج عنها إلا ما ينفع الناس ويرضى الرب وهذا تحد كبير جدا للمؤسستين المسيحية والإسلامية .
** ما رأيكم في قيام أحزاب سياسية على أسس ومرجعيات ديني إسلامية أو مسيحية ؟
قل ان أجيب أقول لو ان المواطنين وجدوا في دولتهم مؤسسات دينية قوية لرغبوا وانصرفوا عن أي حزب ديني وأقول بل حتى عن أي جمعية دينية ، إذا وجد المسيحي وجبته الشهية فيما يقال في الكنيسة لن يذهب الى حزب ديني او جمعية دينية ، وإذا وجد المسلمون شهيتهم الدينية على المنبر وفي المؤسسة وفي الأزهر وفي وسائل الإعلام المحترمة لن يعيروا التفاتا الى جمعية او حزب .
أما وان المؤسستين الدينيتين أحوالهما كما ذكرنا، فلا ملجأ للناس إلا الجمعيات والأحزاب ، لا بد وان نقوي المؤسستين حتى يصبح ادعاء حزب سياسي ديني او جمعيه دينية دعوى بغير ضرورة أو دعوه لا تجد لها جماهير بين الناس .
أما وان وهناك عجز في الدولة لا يجد المواطن مؤسسة دينية تنصح الحكومة وتردها لابد ان يبتكر آلية ينصح بها الحكومة ويردها .
** أطلق المرشد العام للإخوان المسلمين الأيام القليلة المنصرمة دعوة للالتقاء مع شباب الأقباط لإسقاط حاجز الخوف بين الجانبين ... ما رأيكم في هذه الدعوة وفرص نجاحاتها ؟
الحقيقة هذا الجيل من قيادات دعوة الأخوان أنا اقدر قدرته ، وانضباطه وسعيه وأمانته ، ان أؤيد مثل هذه اللقاءات وأقول من عندي ان الأخوان شانهم شان غيرهم من المتدينين ليسوا هواة للعمل الديني لكن وجدوا عجزا فقاموا بسداده ، واصل الجماعات الدينية في العالم كله ما هو ؟ لماذا أنت تنشئي جمعية خيرية من الأصل لرعاية الفقراء ؟ أليس لان الدولة مقصرة في مراعاة الفقراء ، وهكذا تنشا جمعيات تدريس الأديان لان الحكومة لا ترعى مؤسسات دينية قادرة على تدريس التدين وتوصيله بشكل صحيح ، المؤسسات الدينية على الجانبين الإسلامي والمسيحي في مصر انطلقت من عجز واضح في مؤسسات الدولة .وأنا لا أخاف من أي تيار ديني إسلامي أو مسيحي أبدا ، إنما أخاف من عجز الدولة واهترائها، كلما ازدادت مؤسسات الدولة عجز كلما اتسع المجال لتشققات .
** الحوار بين أتباع الأديان ما هو رأيك فيه سيما في ظل الأزمات التي حطت به مؤخرا ؟
الحوار في طبيعته قبل الديني مبدأ أنساني وتواصل، الإسلام دعا اليه بآية واضحة لا تحتاج الى تأويل أو تفسير " وجعلناكم شعوبا وقبائل لتعارفوا ، لن يأتي التعارف إلا بالتواصل ولن يأتي التواصل إلا بالحوار . الحوار هو أداة إنسانية رفيعة المستوى بحاجة الى شفافية وقدرة وتكافؤ، إذا وجد ت هذه أنا أظن سيستغنى الناس عن كثير من أظافرهم وعن كثير من الأسلحة التي في أيديهم .
** تساؤلانا الأخير بالعامية المصرية " مصر رايحه على فين " ؟ وما هي أمنياتك القلبية لمستقبلها ؟
لقد أصبح الباب مفتوحا لان تذهب مصر الى مكانة إنسانية ودولية رائعة ، إذا وجد على العتبات المفتوحة من يضبطون الحركة ومن يتقنون حقوق الناس ، وضوابط التحرك ، أما التطوع والإقبال على العمل دون دراية او تخصص او مهنية فذلك يأتي بخسائر أكثر بكثير وقد تكون معوقات ، الأبواب مفتحة لعالمية جديدة تشترك فهيا مصر و تنهض من كبوتها وتؤدي دورها العالمي ، في الحوار الإنساني الراقي الظاهر على الساحة الآن .
© ZENit - 28 march 2011
Moscow (AsiaNews) – After a trial year, "Foundations of religious culture and ethics" will be taught in all Russian schools throughout the country next year, the Russian Ministry of Education announced at a press conference held on March 23 in Moscow with representatives of the four major religions. According to authorities and religious leaders, especially from the Russian Orthodox Church, the trial year was a "success", but nobody was able to respond to journalists questions with exact figures on the course participants and the degree of satisfaction.
"A large number of students chose courses on religion - said Archpriest Vsevolod Chaplin, chairman of the Department for the Church's relations with society at the Patriarchate of Moscow - and this did not cause any inter-religious conflict, but instead we notice a change in the morale among the children who attend them”.
Banned during the Soviet era, religion made a comeback in schools in April 2010, but only in some regions, with an initiative strongly supported by the Patriarch of Moscow and blessed by the Kremlin, which aims to a cement national identity on shared values . Students of primary and secondary schools may choose to study between the history of one of the four traditional religions - Orthodox Christianity, Islam, Judaism and Buddhism - or more general courses on "foundations of religious culture" or "fundamentals of public ethics" . So far the lessons were held for only one semester of the school year, but the Orthodox Church has asked that in2012 they be extended over the year.
Elena Romanova who heads the Ministry of Education office for the teaching of religion, explained that the problems still remain, one regarding textbooks, they are "prepared with too much haste”, and teachers, who need a" further training".
For the Moscow Patriarchate the matter is literally one of life or death. Chaplin explained the usefulness of religion courses in schools, the fact that if a real "moral revolution” does not take place in Russia, “the country will not survive for much longer”. "Moral education does not only instill information - he said - if a young person grows stronger from the moral point of view in an environment devoid of morals, there are chances that he or she can at least partially change things. Only in this way, generation after generation, will we overcome the morally abnormal mentality of our post-Soviet era society. "
The study of religion in schools raises many perplexities among minority faiths who believe the project a Kremlin attempt to affirm Orthodoxy as the key pillar of national identity.
© www.asianews.it - 28 marzo 2011
MOSCA, 28. L'istituzione di un nuovo organismo collegiale al fine di svolgere regolari consultazioni tra i presidenti di tutte le commissioni sinodali: l'ha decisa nei giorni scorsi il sinodo della Chiesa ortodossa russa, riunitosi a Mosca sotto la presidenza del Patriarca Cirillo. L'idea di un Consiglio ecclesiale supremo - questo il nome della nuova struttura - risale al 1917, quando il Consiglio ecclesiale di tutta la Russia stabilì la creazione di un organismo simile, idea poi tramontata a causa della "rivoluzione d'ottobre", a cui seguirono decenni di persecuzioni per la Chiesa ortodossa, da parte del regime sovietico.
A febbraio il Consiglio episcopale, venendo incontro al desiderio del Patriarca Cirillo, ha ripreso in mano il progetto; nella prossima riunione verrà approvata la relativa normativa e si conoscerà la composizione ufficiale del Consiglio ecclesiale supremo. Ne dovrebbero comunque far parte diciotto membri: tra essi, il metropolita di Volokolamsk, Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, l'arciprete Vsevolod Chaplin, responsabile del Dipartimento sinodale per le relazioni tra Chiesa e società, e Vladimir Legoida, capo del Dipartimento per l'informazione, unico laico. I membri verranno nominati da Cirillo, che presiederà anche il nuovo organismo.
Il sinodo ha provveduto inoltre alla nomina dell'igumeno Filarete (Bulekov), fino ad ora rappresentante della Chiesa ortodossa russa al Consiglio d'Europa, a vice-presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne. Al suo posto, a Strasburgo, andrà l'igumeno Filippo (Riabykh), attuale vice-presidente del dicastero.
La riunione ha affrontato diversi temi: dalla vita interna del Patriarcato alle relazioni esterne, dai rapporti tra Chiesa e società all'educazione teologica (al riguardo è stato approvato un piano di sviluppo dell'insegnamento religioso). All'esame del sinodo anche le procedure, più uniformi e trasparenti, relative alla perdita dei titoli e all'interdizione dei chierici. Presi in considerazione inoltre gli emendamenti al testo concernente le lettere di ordinazione, tenendo conto delle decisioni prese a febbraio dal Consiglio episcopale riguardo il clero celibatario.
Il sinodo ha poi deciso la creazione di due nuove diocesi nel Caucaso settentrionale: si tratta della diocesi di Pjatigorsk e ?erkessk, che includerà parrocchie del Territorio di Stavropol' e delle Repubbliche di Cabardino-Balcaria e di Kara?ajevo-?erkessia, e della diocesi di Vladikavkaz e Maha?kala, che comprenderà parrocchie presenti in Ossezia settentrionale-Alania, Dagestan, Inguscezia e Cecenia.
E sempre dei giorni scorsi è l'annuncio che sessanta nuove chiese saranno presto costruite a Mosca su terreni liberi del Comune. A dare la notizia è stato lo stesso sindaco di Mosca, Sergey Sobianin, dopo un incontro con il Patriarca Cirillo. Il primo edificio potrebbe sorgere in prossimità del teatro Dubrovka, dove, nell'ottobre 2002, morirono centotrenta persone tenute in ostaggio da un commando armato ceceno. La chiesa verrà edificata in memoria delle vittime. "Salutiamo questa decisione senza precedenti", ha commentato il portavoce del Patriarcato, padre Vladimir Vigiljanskij, secondo cui, nella capitale russa, c'è una chiesa ortodossa ogni venticinquemila abitanti contro una media di una per diecimila abitanti nel resto del Paese. Dopo ottant'anni di ateismo sovietico, ha detto ancora il portavoce, "Mosca conta oggi trecentocinquanta chiese ortodosse, ossia un numero cinque volte inferiore rispetto a prima della rivoluzione bolscevica" del 1917. Il Patriarcato si assumerà per intero il costo dei lavori. Le sessanta nuove chiese - parte delle duecento che Cirillo si è impegnato a costruire nella capitale - potranno accogliere, ciascuna, fra i cento e i cinquecento fedeli.
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