
Visitatore,
la Luce di Cristo ti scaldi il cuore.
Cari amici,
le recenti sommosse in Medio Oriente, in particolare in Tunisia ed Egitto, proiettano sui paesi dell’antico Oriente Cristiano una ondata di grandi mutamenti, non soltanto nella guida politica di quei paesi, ma in generale nella espressione della loro stessa autocoscienza sociale, culturale e religiosa.
Guardiamo a questi eventi con grande attenzione e con preoccupazione, elevando preghiere per il benessere materiale e spirituale di quei popoli, e in particolare per la loro libertà di espressione religiosa.
Crediamo che l’armonia e la cooperazione tra cristiani e musulmani sia la chiave per il futuro non solo dei paesi del Mediterraneo, dell’Africa e dell’Asia centrale, ma del mondo intero, e specialmente della stessa Europa: non possiamo rimanere indifferenti a quanto accade nelle terre da cui il cristianesimo si è diffuso in tutte le direzioni.
La Chiesa è sempre vicina al popolo semplice, in particolare ai più bisognosi e ai sofferenti, e non ha pregiudizi rispetto ai sistemi politici ed economici, o ai leader che guidano le strutture che li governano; purché ognuno faccia la sua parte nel rispetto dei diritti della persona e delle comunità di ogni singolo paese, e del bene comune della società mondiale.
PS: Come probabilmente avete notato abbiamo cambiato e rinnnovato il layout del sito proprio in occasione della Festa dei Santi Cirillo e Metodio.
Giovanni Paolo II con la lettera apostolica "Egregiae virtutis" del 31 dicembre 1980 li ha proclamati, insieme a San Benedetto abate, patroni d'Europa.
A loro affidiamo il nostro rinnovato cammino.

Autorità e Comunione
Dal 2 al 4 febbraio si è svolta la sessione ordinaria del Sinodo dei vescovi della Chiesa Ortodossa Russa, quasi in parallelo a quella del Sinodo permanente della Chiesa Cattolica
Italiana.
I due organismi hanno un valore ecclesiologico analogo, anche se il Sinodo ortodosso (o “la” Sinodo al femminile, come amano sottolineare gli orientali, per esaltare la coincidenza tra collegialità e natura della Chiesa) si considera il vertice della struttura ecclesiastica, mentre quello cattolico è subordinato al governo del Papa e della Sede Apostolica. In entrambi i casi i vescovi hanno provveduto a dare risposte concrete alle necessità delle chiese locali e delle varie strutture pastorali, con le loro esigenze materiali e spirituali, le nomine e le definizioni funzionali necessarie allo svolgimento delle attività della Chiesa nella propria nazione o “territorio canonico”.
C’è in effetti una grande sintonia nelle espressioni ordinarie della vita della Chiesa, in Oriente come in Occidente; la Chiesa Cattolica ha ormai digerito le massicce dosi di “sinodalismo” imposte dal Concilio Vaticano II, e al di là della esposizione mediatica, il ruolo del papato romano viene sistematicamente declinato e coordinato secondo il ritmo della gestione collegiale delle Chiese nazionali e continentali. D’altra parte, la Chiesa Ortodossa ha rapidamente assunto negli ultimi venti anni, ormai libera dall’oppressione di regimi ideologicamente avversari, tutta una serie di modalità di azione ed espressione tipiche delle Chiese occidentali: una dottrina sociale legata alle vicende dell’attualità, una gestione delle strutture ecclesiastiche più moderna ed efficiente, e soprattutto una concezione della comunione ecclesiale fortemente identificata nelle figure primaziali (patriarca, metropolita, vescovo diocesano). Potremmo dire semplificando che la Chiesa Cattolica è diventata più “ortodossa”, mentre le Chiese Ortodosse hanno oggi un aspetto più “cattolico”.
Dimostrare questa tesi richiederebbe una lunga analisi, ma l’impressione può essere confermata dalla citazione delle parole del patriarca di Mosca Kirill, in chiusura del Sinodo russo: “La comunione (sobornost’) presuppone la partecipazione di un’ampia cerchia di persone, ma allo stesso tempo la custodia indefessa della verticale gerarchica dell’autorità nella Chiesa. È l’unione di queste due componenti a formare quella forza che aiuta la Chiesa, superando tutte le avversità e le peripezie storiche, ad esistere ormai da due millenni”. L’insistenza del Patriarca sulla comunione/sobornost’, secondo una classica definizione russa, si comprende infatti alla luce della seconda categoria, quella della “verticale dell’autorità” (espressione preferita del presidente Putin per definire la democrazia russa), per dare alla Chiesa la sua “forza”, cioè la capacità di conservarsi nella storia e di influire sugli eventi sociali e politici. La celebrazione della sopravvivenza della Chiesa ha un particolare significato alla luce degli eventi della storia russa del XX secolo, e insiste su un concetto particolarmente caro al patriarca di Mosca: la Chiesa deve essere coinvolta nella formazione delle strutture sociali. Questo concetto, cavallo di battaglia della Chiesa latina in tutto il secondo millennio cristiano, viene ora rilanciato dai russi come risposta alle sfide del terzo millennio; la differenza starebbe nella capacità orientale di essere presente nel mondo senza prevaricare il potere laico, come invece hanno fatto i cattolici nella storia d’Europa.
Non sappiamo dire quanto le altre Chiese ortodosse siano effettivamente allineate sulle posizioni del Patriarcato di Mosca, che si pone come punto di massima convergenza tra le tradizioni orientali e occidentali. Mentre il papa Benedetto XVI, il cardinale Bagnasco e i vescovi italiani richiamano la necessità di una condotta morale irreprensibile per chi opera responsabilmente nella gestione della cosa pubblica, il patriarca Kirill con i suoi collaboratori propongono un codice morale più rigoroso nella vita della società russa, fino a richiedere un “codice d’abbigliamento” che freni la deriva libertina dell’immagine di chi ha responsabilità pubbliche, e in generale della vita della popolazione. È l’ecumenismo della globalizzazione.
S. C.
Nunzio apostolico in Egitto: ora tocca alla gente
ROMA, venerdì, 11 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Dopo 18 giorni di proteste e attesa, il Vicepresidente egiziano Omar Suleiman ha annunciato questo venerdì in televisione che il Presidente Hosni Mubarak, al potere da 30 anni, ha rinunciato al suo mandato presidenziale e ha incaricato le forze armate di gestire gli affari dello Stato.
Mubarak ha lasciato Il Cairo per raggiungere, insieme alla famiglia, la sua residenza di Sharm-el-Sheikh. I vertici militari, intanto, hanno fatto sapere che garantiranno l'attuazione delle riforme politiche e “il pacifico passaggio dei poteri” annunciati giovedì sera in un discorso televisivo da Mubarak, ma allo stesso tempo hanno messo in chiaro che sino a quando la situazione nel Paese rimarrà caotica non verrà revocato lo stato d'emergenza e non si terranno elezioni libere e indipendenti.
In alcune dichiarazioni a ZENIT, l'Arcivescovo Michael Louis Fitzgerald, Nunzio apostolico in Egitto, ha affermato che “l'insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa è chiaro. Ogni comunità umana ha bisogno di un'autorità che la governi, ma l'autorità non trae la sua legittimità morale da se stessa. Deve agire per il bene comune, usando mezzi moralmente leciti per raggiungere questo obiettivo, e non agendo in modo dispotico”.
“Come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica, 'il bene comune comporta tre elementi essenziali: il rispetto e la promozione dei diritti fondamentali della persona; la prosperità o lo sviluppo dei beni spirituali e temporali della società; la pace e la sicurezza del gruppo e dei suoi membri'” (n. 1925).
“Spetta ai cattolici egiziani – ha aggiunto mons. Fitzgerald –, come cittadini del loro Paese, assumere la propria responsabilità nel promuovere una società in cui si dia più attenzione alla giustizia e all'uguaglianza. Lo stanno facendo, soprattutto attraverso la riflessione della Commissione Giustizia e Pace”.
Inoltre, ha sottolineato il Nunzio apostolico, “gli eventi delle ultime settimane hanno favorito un sentimento di solidarietà tra cristiani e musulmani. Bisognerebbe quindi partire da qui per intensificare il dialogo e la cooperazione nella società, come ha incoraggiato a fare il recente Sinodo per il Medio Oriente”.
[Con il contributo di Tony Assaf]
© zenit.org - 11 febbraio 2011
Occorre stare con Gesù per poter stare con gli altri
"Occorre stare con Gesù per poter stare con gli altri. È questo il cuore della missione". Lo ha ricordatoil Papa ai partecipanti all'assemblea generale della Fraternità sacerdotaledei missionari di San Carlo Borromeo, ricevuti in udienza sabato mattina,12 febbraio, nella Sala Clementina.
Cari Fratelli e amici,
è con vera gioia che vivo questo incontro con voi, sacerdoti e seminaristi della Fraternità san Carlo, qui convenuti in occasione del venticinquesimo anniversario della sua nascita. Saluto e ringrazio il fondatore e superiore generale, Mons. Massimo Camisasca, il suo consiglio, e tutti voi, parenti ed amici, che fate corona alla comunità. In particolare, saluto l'Arcivescovo della Madre di Dio di Mosca, Mons. Paolo Pezzi, e Don Julián Carrón, Presidente dalla Fraternità di Comunione e Liberazione, che esprimono simbolicamente i frutti e la radice dell'opera della Fraternità san Carlo. Questo momento riporta alla mia memoria la lunga amicizia con Mons. Luigi Giussani e testimonia la fecondità del suo carisma.
In questa occasione, vorrei rispondere a due domande che il nostro incontro mi suggerisce: qual è il posto del sacerdozio ordinato nella vita della Chiesa? Qual è il posto della vita comune nell'esperienza sacerdotale? La vostra nascita dal movimento di Comunione e Liberazione e il vostro riferimento vitale all'esperienza ecclesiale che esso rappresenta, pongono davanti ai nostri occhi una verità che si è andata riaffermando con particolare chiarezza dall'Ottocento in poi e che ha trovato una significativa espressione nella teologia del Concilio Vaticano II. Mi riferisco al fatto che il sacerdozio cristiano non è fine a se stesso. Esso è stato voluto da Gesù in funzione della nascita e della vita della Chiesa. Ogni sacerdote, perciò, può dire ai fedeli, parafrasando sant'Agostino: Vobiscum christianus, pro vobis sacerdos. La gloria e la gioia del sacerdozio è di servire Cristo e il suo Corpo mistico. Esso rappresenta una vocazione bellissima e singolare all'interno della Chiesa, che rende presente Cristo, perché partecipa dell'unico ed eterno Sacerdozio di Cristo. La presenza di vocazioni sacerdotali è un segno sicuro della verità e della vitalità di una comunità cristiana. Dio infatti chiama sempre, anche al sacerdozio; non vi è crescita vera e feconda nella Chiesa senza un'autentica presenza sacerdotale che la sorregga e la alimenti. Sono grato perciò a tutti coloro che dedicano le loro energie alla formazione dei sacerdoti e alla riforma della vita sacerdotale. Come tutta la Chiesa, infatti, anche il sacerdozio ha bisogno di rinnovarsi continuamente, ritrovando nella vita di Gesù le forme più essenziali del proprio essere.
Le diverse possibili strade di questo rinnovamento non possono dimenticare alcuni elementi irrinunciabili. Innanzitutto un'educazione profonda alla meditazione e alla preghiera, vissute come dialogo con il Signore risorto presente nella sua Chiesa. In secondo luogo, uno studio della teologia che permetta di incontrare le verità cristiane nella forma di una sintesi legata alla vita della persona e della comunità: solo uno sguardo sapienziale può infatti valorizzare la forza che la fede possiede di illuminare la vita e il mondo, conducendo continuamente a Cristo, Creatore e Salvatore.
La Fraternità san Carlo ha sottolineato, durante il corso breve ma intenso della sua storia, il valore della vita comune. Anch'io ne ho parlato più volte nei miei interventi prima e dopo la mia chiamata al soglio di Pietro. "È importante che i sacerdoti non vivano isolati da qualche parte, ma stiano insieme in piccole comunità, si sostengano a vicenda e facciano così esperienza dello stare insieme nel loro servizio a Cristo e nella rinuncia per il regno dei Cieli e ne prendano anche sempre più coscienza" (Luce del mondo, Città del Vaticano 2010, 208). Sono sotto i nostri occhi le urgenze di questo momento. Penso per esempio alla carenza di sacerdoti. La vita comune non è innanzitutto una strategia per rispondere a queste necessità. Essa non è neppure, di per sé, solo una forma di aiuto di fronte alla solitudine e alla debolezza dell'uomo. Tutto questo ci può essere, certamente, ma soltanto se la vita fraterna viene concepita e vissuta come strada per immergersi nella realtà della comunione. La vita comune è infatti espressione del dono di Cristo che è la Chiesa, ed è prefigurata nella comunità apostolica, che ha dato luogo ai presbiteri. Nessun sacerdote infatti amministra qualcosa che gli è proprio, ma partecipa con gli altri fratelli a un dono sacramentale che viene direttamente da Gesù.
La vita comune perciò esprime un aiuto che Cristo dà alla nostra esistenza, chiamandoci, attraverso la presenza dei fratelli, ad una configurazione sempre più profonda alla sua persona. Vivere con altri significa accettare la necessità della propria continua conversione e soprattutto scoprire la bellezza di tale cammino, la gioia dell'umiltà, della penitenza, ma anche della conversazione, del perdono vicendevole, del mutuo sostegno. Ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum (Sal 133, 1).
Nessuno può assumere la forza rigenerante della vita comune senza la preghiera, senza guardare all'esperienza e all'insegnamento dei santi, in particolar modo dei Padri della Chiesa, senza una vita sacramentale vissuta con fedeltà. Se non si entra nel dialogo eterno che il Figlio intrattiene col Padre nello Spirito Santo nessuna autentica vita comune è possibile. Occorre stare con Gesù per poter stare con gli altri. È questo il cuore della missione. Nella compagnia di Cristo e dei fratelli ciascun sacerdote può trovare le energie necessarie per prendersi cura degli uomini, per farsi carico dei bisogni spirituali e materiali che incontra, per insegnare con parole sempre nuove, dettate dall'amore, le verità eterne della fede di cui hanno sete anche i nostri contemporanei.
Cari fratelli e amici, continuate ad andare in tutto il mondo per portare a tutti la comunione che nasce dal cuore di Cristo! L'esperienza degli Apostoli con Gesù sia sempre il faro che illumini la vostra vita sacerdotale! Incoraggiandovi a continuare sulla strada tracciata in questi anni, volentieri imparto la mia benedizione a tutti i sacerdoti e i seminaristi della Fraternità san Carlo, alle Missionarie di san Carlo, ai loro familiari e amici.
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Centoquattro preti e quaranta seminaristi in sedici Paesi
Venticinque case in sedici Paesi del mondo, con centoquattro preti e quaranta seminaristi impegnati prevalentemente nella missione parrocchiale e nell'insegnamento, nelle scuole superiori e nelle università. È questa la realtà della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, nata venticinque anni fa dal movimento di Comunione e liberazione. A presentarla a Benedetto XVI all'inizio dell'udienza è stato il fondatore e superiore generale don Massimo Camisasca. "Al termine della nostra XI assemblea generale - ha detto nel saluto al Papa - abbiamo sentito tutti l'urgenza interiore di venire qui, nella casa del Padre, per deporre ai suoi piedi questi venticinque anni di vita. Conosciamo infatti il valore affettivo del nostro rapporto con Pietro. Portando al vicario di Cristo le nostre vite, le nostre attese, i nostri desideri più profondi, le nostre esperienze missionarie, le persone che abbiamo incontrato, rinnoviamo il nostro rapporto con il Signore e ripetiamo, con le stesse parole di Pietro: "Da chi potremmo andare? Tu solo hai parole di vita eterna"". Camisasca ha sottolineato che le radici della Fraternità affondano nell'esperienza di don Luigi Giussani, in particolare nella "sua sapienza cristiana" e nel "suo amore per Cristo e per l'uomo, indistruttibilmente congiunti". Nati venticinque anni fa "anche per la spinta missionaria data al movimento dal suo venerabile predecessore Giovanni Paolo II" - ha ricordato - i sacerdoti e i seminaristi della Fraternità vivono in comune in piccole case. "L'esperienza della comunione, di cui don Giussani è stato per noi un maestro - ha spiegato - ci ha portato, fin dall'inizio, a scegliere la vita comune e perciò la casa come luogo di irraggiamento della fede". "Sentiamo nel vostro magistero - ha detto ancora - un punto di riferimento essenziale per la nostra vita e la nostra missione. In particolare il vostro richiamo al valore affettivo della fede, la liturgia come esperienza che ci introduce alla forma definitiva della vita, la necessità di centrare la nostra esistenza ecclesiale su ciò che è essenziale, sulla fiducia in Dio che guida le nostre esistenze e non sulle logiche mondane che rischiano sempre di portare dentro di noi speranze ingannevoli e, infine, deludenti". All'incontro con il Pontefice hanno partecipato anche genitori e amici dei sacerdoti, insieme con alcuni collaboratori laici. Erano presenti, tra gli altri, monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo della Madre di Dio a Mosca, don Julián Carrón, successore di don Giussani alla presidenza di Comunione e Liberazione, e le missionarie di San Carlo, istituto femminile religioso nato recentemente dall'esperienza della fraternità e guidato da don Paolo Sottopietra.
(©L'Osservatore Romano - 13 febbraio 2011)
Il presidente Hosni Mubarak si è dimesso
Il Cairo (AsiaNews) – Il presidente Hosni Mubarak ha rassegnato le dimissioni. L’annuncio è stato dato alla televisione oggi poco dopo le 18 (ora locale) con una dichiarazione del vicepresidente Omar Suleiman. Suleiman ha detto che Mubarak ha affidato il potere al Consiglio supremo delle Forze armate.
Le sue dimissioni avvengono dopo 18 giorni di proteste da parte di centinaia di migliaia di persone.
Al diffondersi della notizia, la folla radunata in piazza Tahrir - quasi un milione di persone – hanno cominciato a gridare, fischiare, e sventolare bandiere egiziane. Anche in altre città la gente si è riversata nelle strade a festeggiare. “È una ondata irrefrenabile di gioia – dice un sacerdote ad AsiaNews – e la gente scoppia di allegria!”.
Le Chiese del Medio Oriente Identità, Testimonianza e Dialogo

Il Centro Culturale Bocca della Verità
è lieto di invitarvi al quinto incontro del ciclo di conferenze e studi
Le Chiese del Medio Oriente
Identità, Testimonianza e Dialogo
Interviene sulla richezza del patrimonio ecclesiastico della Chiesa Maronita
P. AUGUSTIN MOUHANNA
dall’Université Saint Esprit de Kaslik, Libano
Giovedì 24 Febbraio 2011 alle ore 17.30
Presso la sede del Centro Culturale Bocca della Verità, Via Della Greca, 3 nel complesso monumentale della Basilica di Santa Maria in Cosmedin
Centro Culturale
Bocca della Verità
Via della Greca,3
00186 Roma(RM)Italia
Cel.(+39) 334.6269280
E-mail info@centroboccadellaverita.com
website www.centroboccadellaverita.com
Rinuncia dell’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, cardinale Lubomyr Husar
Il Papa ha accettato, a norma del can. 126 § 2 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (CCEO), la rinuncia del cardinale Lubomyr Husar all’ufficio di arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč (Ucraina). L’amministratore della Chiesa arcivescovile maggiore sarà mons. Ihor Vozniak, arcivescovo di Lviv degli Ucraini, al quale spetterà la convocazione del Sinodo dei Vescovi della Chiesa Greco Cattolica Ucraina per l’elezione dell’arcivescovo maggiore.
© © www.radiovaticana.org - 10 febbraio 2011
EGITTO: MONS. SAKO (KIRKUK), “MEDIO ORIENTE UN VULCANO CHE FA PAURA”
Timore di un nuovo Iraq: è il sentimento con cui gli iracheni guardano alle proteste in corso dal 25 gennaio in Egitto. Non ha dubbi l’arcivescovo di Kirkuk, mons. Louis Sako, quando gli si chiede quale eco stanno avendo le manifestazioni in piazza Tahrir. Sprofondati nella divisione e nell’odio tribale e religioso, colpiti da una violenza che sembra non trovare fine, gli iracheni temono che possa accadere lo stesso anche in Egitto, “paese di grande influenza nel mondo arabo”. “Il Medio Oriente – spiega mons. Sako al SIR (clicca qui) - è un vulcano che fa paura, ci sono focolai di rivolte un po’ dovunque, anche se vanno operati dei distinguo in ordine alle cause. E’, tuttavia, una situazione preoccupante, cominciata con l’Iraq, la Tunisia, l’Egitto, e a poco a poco stiamo vedendo la Giordania, lo Yemen, la Siria. Se l’Egitto dovesse cadere in mano a forze islamiste sarà un problema per tutti e con innegabili ricadute negative per le minoranze cristiane”.
Un rischio islamizzazione del Medio Oriente, che per l’arcivescovo di Kirkuk, l’Occidente sembra non comprendere a pieno a causa della sua “mentalità” e dell’“incapacità della comunità internazionale di muoversi”. “Osserviamo adesso – dice mons. Sako - che gli Usa seguono con particolare preoccupazione la crisi egiziana. Il futuro di questa area del mondo è ignoto e fa paura. Penso al mio paese, l’Iraq: all’inizio gli Usa sono venuti parlando di democrazia, prosperità, ricchezza. Oggi l’Iraq è povero e con molti problemi. La democrazia non è un concetto esportabile. Se democrazia e libertà devono esserci, queste siano per tutti e non solo per un piccolo gruppo”. “Le manifestazioni in Egitto – conclude il vescovo caldeo – vengono seguite dagli iracheni con sentimenti di tristezza” poiché “hanno paura che l’Egitto sprofondi nella divisione etnica e religiosa avviandosi a replicare la situazione drammatica dell’Iraq. I timori di un nuovo Iraq sono evidenti”.
© SIR - 10 febbraio 2011
Verso un nuovo Iraq?
Timore di un nuovo Iraq: è il sentimento con cui gli iracheni guardano alle proteste in corso dal 25 gennaio in Egitto. Non ha dubbi l’arcivescovo di Kirkuk, mons. Louis Sako, quando gli si chiede quale eco stanno avendo le manifestazioni in piazza Tahrir. Sprofondati nella divisione e nell’odio tribale e religioso, colpiti da una violenza che sembra non trovare fine, gli iracheni temono che possa accadere lo stesso anche in Egitto, Paese di grande influenza nel mondo arabo. Non manca, certo, la speranza che le proteste possano avere un esito positivo e far guadagnare al Paese un futuro di democrazia e di giustizia sociale, ma per adesso prevale un “crudo realismo”. Il SIR ha parlato con mons. Sako proprio in questi giorni in cui la sua diocesi è stata toccata da una serie di attentati che hanno provocato 9 morti e 104 feriti.
“Ci sono forze e movimenti islamici che vogliono cambiare il Medio Oriente, creando Stati islamici, dei califfati, in cui vige la sharia – esordisce mons. Sako –. Gli attacchi a tre quartieri di Kirkuk, come in altre parti dell’Iraq sono opera di questi gruppi islamisti come Al Qaeda e Ansar al Islam. Il nostro governo non sembra in grado di garantire la sicurezza dei suoi cittadini”.
Eccellenza, dall’Egitto arrivano notizie che dicono che dall’Iraq siano partiti appelli inneggianti alla guerra santa e quindi a dare una valenza religiosa alle proteste in corso...
“Questi appelli rientrano nel tentativo di islamizzazione del Medio Oriente da parte di gruppi radicali che hanno il chiaro intento di fomentare, in questa area del mondo, un cambiamento religioso totale. Si tratta di voci che potrebbero trovare terreno fertile in Egitto e altrove e quindi non sono da sottovalutare anche perché ci sono potenze regionali i cui leader hanno definito queste rivolte il ‘risveglio dell’Islam’. Tra i manifestanti in piazza Tahrir cominciano a vedersi anche diversi fondamentalisti, molti usciti di prigione, il cui scopo è creare il vuoto per poterlo riempire di temi religiosi convinti come sono che l’Islam sia la soluzione di tutto”.
Che rischi vede per il Medio Oriente in questa fase delicata?
“Il Medio Oriente è un vulcano che fa paura, ci sono focolai di rivolte un po’ dovunque, anche se vanno operati dei distinguo in ordine alle cause. È, tuttavia, una situazione preoccupante, cominciata con l’Iraq, la Tunisia, l’Egitto, e a poco a poco stiamo vedendo la Giordania, lo Yemen, la Siria. Se l’Egitto dovesse cadere in mano a forze islamiste sarà un problema per tutti e con innegabili ricadute negative per le minoranze cristiane”.
Crede che l’Occidente abbia ben compreso questo rischio di islamizzazione del Medio Oriente?
“La mentalità occidentale non consente di comprendere a pieno questo rischio. In Oriente tutto è religioso, anche la concezione politica, non c’è separazione tra politica e religione come in Occidente dove c’è un vuoto terribile. Siamo di fronte a due estremismi: il primo è religioso, orientale musulmano, il secondo, occidentale, ed è il secolarismo che non vuole nemmeno riconoscere che la storia dell’Occidente è cristiana. Tutti i valori cristiani sono messi in disparte, confinati nella sfera privata delle persone. Non c’è violenza materiale ma questo atteggiamento è contro la democrazia. In Oriente invece è l’opposto, la religione pervade tutto”.
Cosa può fare la comunità internazionale per sostenere lo sviluppo democratico di questi Paesi in cui stanno avendo luogo le proteste?
“La comunità internazionale è incapace di muoversi. Osserviamo adesso che gli Usa seguono con particolare preoccupazione la crisi egiziana. Il futuro di questa area del mondo è ignoto e fa paura. Penso al mio Paese, l’Iraq: all’inizio gli Usa sono venuti parlando di democrazia, prosperità, ricchezza. Oggi l’Iraq è povero e con molti problemi. La democrazia non è un concetto esportabile. Se democrazia e libertà devono esserci, queste siano per tutti e non solo per un piccolo gruppo”.
Quali sono i sentimenti degli iracheni davanti alle manifestazioni egiziane contro Mubarak?
“Posso dire che sono sentimenti di tristezza. Gli iracheni hanno paura che l’Egitto, che ha un grande impatto sugli altri Paesi mediorientali, sprofondi nella divisione etnica e religiosa avviandosi a replicare la situazione drammatica dell’Iraq. I timori di un nuovo Iraq sono evidenti”.
© SIR - 10 febbraio 2011
IRAQ: PATRIARCA, DAL 2003 SONO PARTITI 65MILA CRISTIANI
(AGI) - Baghdad, 3 feb. - "I cristiani in Iraq sono non meno di 800mila, ma dal 2003 tra i 60 e i 65mila hanno lasciato il Paese": la stima e' del patriarca della chiesa cattolica-caldea, Emmanuel III Delly, intervistato dall'Agi nella sua residenza di Baghdad. Il patriarca, che parla bene l'italiano grazie agli studi e l'ordinazione a Roma, ci tiene a far sapere che il dramma che stanno vivendo i cristiani, soprattutto dopo l'attentato del 31 ottobre alla cattedrale di Nostra Signora del Perpetuo soccorso, e' lo stesso che vive tutto l'Iraq. Leggi tutto
TERRA SANTA: UN CONCORSO PER GIOVANI PIANISTI PALESTINESI E ARABO-ISRAELIANI
Trenta giovani pianisti palestinesi e arabO-israeliani hanno partecipato dal 28 al 30 gennaio, a Gerusalemme, alla XII edizione del Concorso per pianoforte “Nikolaus de la Flüe” organizzato dall’istituto Magnificat della Custodia di Terra Santa. Viaggiando sulle note di Bach e dei grandi della musica classica, i giovani, provenienti da Gerusalemme, Nazaret, Shafa-Amer, Abu Gosh, Ramle, Betlemme e Beit Shaur, per questi ultimi è stato rilasciato un visto specifico dalle autorità israeliane, hanno dato vita a quello che è oggi il più antico concorso di musica della Terra Santa il cui scopo è individuare e incentivare giovani musicisti per divulgare la musica classica occidentale anche nel contesto della società araba. La maggioranza degli iscritti faceva parte di una fascia di età compresa tra i dieci e i quindici anni, mentre quattro partecipanti non raggiungevano i dieci e uno solo aveva diciannove anni. Oltre ai premi, alcuni dei vincitori avranno l’opportunità di esibirsi nel mese di marzo a Lugano e a Ginevra, mentre altri terranno alcuni concerti in Italia a giugno. Da quest’anno, infatti, lo sponsor principale della manifestazione è l’associazione svizzera Amici del Magnificat, che ha voluto intitolare il concorso a San Nikolaus de la Flüe, patrono della Confederazione Elvetica.
© SIR - 1 febbraio 2011
Laicità, globalizzazione e povertà mettono in crisi gli Stati arabi
di Simone Cantarini
L’Egitto, il più importante degli Stati arabi rischia di crollare sotto il peso delle rivolte sociali. Altri Paesi arabi come Giordania, Siria e Yemen rischiano la stessa sorte. Francesco Zannini, esperto di Islam del Pisai spiega ad AsiaNews le ragioni delle rivolte, insite nella formazione degli Stati arabi e nella giustapposizione di modello occidentale di democrazia e islam. Per lo studioso la natura laica delle rivolte è un’occasione di cambiamento e anche una buona possibilità per i cristiani egiziani di inserirsi nella società.
Roma (AsiaNews) – L’ondata di rivolte sociali iniziate in Tunisia a metà gennaio, si è scatenata anche in Egitto, Giordania, Siria e Yemen. Al Cairo, Alessandria e in altre città egiziane dal 25 gennaio centinaia di migliaia di persone continuano a presidiare strade e piazze, chiedendo le dimissioni del presidente Hosni Mubarak. Il raiss, da trent’anni al potere, non dà cenni di cedimento e in questi giorni ha promesso riforme e un nuovo esecutivo, ma intanto ha tagliato tutte le comunicazione internet e schierato l’esercito. Dall’inizio delle proteste circa 150 persone sono morte negli scontri. Al momento ad Amman, Sana’a e altre città arabe la situazione resta sotto controllo e non si registrano gravi scontri.
Quale sarà il futuro delle delle proteste? In Egitto e negli altri Paesi gli estremisti islamici cavalcheranno la crisi istituzionale? Vi sarà un effetto domino anche nel resto del mondo islamico? AsiaNews ha chiesto a Francesco Zannini, esperto di islam e docente presso al Pontificio Istituto di studi arabi e islamici (Pisai), quali sono le ragioni che hanno scatenato delle rivolte. Secondo lo studioso, globalizzazione, crisi economica e svuotamento del fondamentalismo islamico hanno concorso a generare quella che appare come una vera e propria crisi degli Stati Arabi.
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Moldova: pubblicato il primo testo di catechesi in lingua russa e moldava
Dopo anni di intensa azione pastorale all’interno della Chiesa cattolica della Moldova, composta dalla sola Diocesi di Chisinau, è stato pubblicato il primo volume del testo di catechesi e formazione cristiana per i fedeli cattolici moldavi. L’intera pubblicazione sarà composta al termine del lavoro da ben quattro volumi, così suddivisi nei contenuti: 1. La vita della Chiesa (già scritto e stampato), 2. I Sacramenti della vita cristiana (già scritto ed in fase di stampa), 3. I dieci comandamenti (in fase di stesura dei contenuti), 4. La preghiera (da avviare). Per la stesura dei contenuti ci si è avvalsi dell’esperienza comunicativa di mons. Cosmo Francesco Ruppi, arcivescovo emerito di Lecce, il quale ha già scritto e consegnato i primi due volumi e sta lavorando per il terzo. Si è tenuto conto del fatto che la Moldova è un Paese bilingue, per cui è stata considerata la pubblicazione del testo di catechesi sia in lingua russa che in lingua moldava. Il vescovo di Chisinau, mons. Anton Cosa, ha voluto consegnare l’importante lavoro alle parrocchie della Diocesi di Chisinau ed ai singoli operatori pastorali, evidenziando il fatto che finalmente esiste uno strumento comune per la catechesi di facile divulgazione e comprensione utile per la formazione e l’evangelizzazione. Va considerato che i cattolici in Moldova rappresentano poco più dello 0,5%, per cui si tratta di una minoranza assoluta, sparsa su tutto il territorio della Moldova e della Transnistria e proveniente da diverse nazionalità. Mons. Anton Cosa ha evidenziato, presentando il Programma pastorale dell’anno, la necessità che evangelizzazione e carità debbano procedere insieme, per cui tutti gli strumenti di azione pastorale, come nel caso del testo di formazione cristiana presentato alla Diocesi, dovranno sostenere tale percorso e raggiungere ogni fedele cattolico sul territorio moldavo. Il testo di catechesi, scritto in lingua russa e moldava, ha suscitato anche l’interesse di molte Comunità cattoliche d’Europa ed in particolare di quelle italiane, che accolgono al loro interno numerosi immigrati cattolici di lingua russa e rumena, per i quali tale testo risulta essere molto importante per la formazione personale. La Diocesi di Chisinau ha espresso la propria gratitudine a mons. Ruppi per l’impegno personale nel lavoro di stesura dei contenti ed alla Fondazione Regina Pacis che in Moldova ha curato la traduzione e la composizione grafica. Il primo volume è stato consegnato e si spera di poter procedere alla consegna del secondo volume nel periodo pasquale. Entro il termine dell’anno in corso verranno consegnati ai fedeli della Diocesi anche gli altri due volumi.
© © www.radiovaticana.org - 6 febbraio 2011
Russia: preti candidati al voto
Marco Tosatti - © San Pietro e dintorni - La stampa 3 febbraio 2011
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Il Concilio dei vescovi della Chiesa ortodossa russa ha autorizzato i sacerdoti a partecipare alle elezioni in caso eccezionali. Normalmente i preti non possono essere candidati per correre nelle elezioni legislative nazionali o locali. Questa volta il Concilio, riunitosi nella cattedrale di Cristo Salvatore per discutere dei problemi piu' urgenti per la Chiesa e la società, ha approvato un documento che contiene delle riserve, come riferiscono i media russi. ''Potranno essere fatte eccezioni alla regola - si legge nel testo - solo quando l'elezione di esponenti della gerarchia o del clero in organi legislativi sarà suggerita dalla necessità di opporsi alle forze, comprese quelle scismatiche o non ortodosse, che tentano di usare il voto per combattere la Chiesa Ortodossa''. A scegliere i candidati, in questo caso, saranno il Concilio o le gerarchie locali. I sacerdoti, comunque, non potranno prendere tessere di partito, neppure se partecipano alle elezioni in ticket con una formazione politica
La croce nella roccia
di Lucetta Scaraffia
Per quanti credono - e non sono pochi - che il cristianesimo sia una religione moderna e occidentale, destinata quindi a sfociare nella secolarizzazione, sarebbe veramente utile un viaggio in Etiopia, e in particolare a Lalibela, centro religioso costruito mille anni fa come memoria e sintesi della tradizione cristiana iscritta nella terra africana. In una delle regioni abitate dalle più antiche forme umane e dove il cristianesimo è radicato fin dai primi secoli della nostra era, lasciando non solo segni indelebili nello spazio, ma anche una forte identità culturale che ha resistito a secoli di persecuzioni e di isolamento dal resto della cristianità.
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La Chiesa ortodossa e il suo impegno nel mondo odierno
Quali sono le sfide che interpellano la Chiesa ortodossa nel mondo postmoderno di oggi e come dovrebbe affrontarle?
Da questo interrogativo è partita una conferenza tenuta il 18 gennaio dal Grande Arcidiacono greco-ortodosso Maximos presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. L'incontro faceva parte di una serie di conferenze dell'Istituto gregoriano di Studi Interdisciplinari su Religioni e Culture.
Il Grande Arcidiacono Maximos ha cominciato con lo spiegare che il dialogo è un principio teologico e fondamentale sia della teologia ortodossa che di quella cattolica, fondato sulla Santissima Trinità. Ha aggiunto poi che gli ortodossi hanno la mallattia del narcisismo e dell'autoammirazione che provoca un pericoloso autoisolamento nel mondo postmoderno e globalizzato di oggi.
Ha quindi citato quattro principi teologici che travalicano gli aspetti puramente etici e psicologi e che potrebbero aiutare la Chiesa ortodossa a impegnarsi nella società postmoderna odierna.
In primo luogo, ha detto che la Chiesa ortodossa deve sfruttare il suo approccio alla comunione e alla diversità per divenire più democratica e collegiale. In secondo luogo, gli ortodossi dovrebbero prestare maggiore attenzione ai Padri Orientali che insegnarono che il Regno di Dio non è statico ma si muove verso nuove realtà, piuttosto che guardare al pensiero ortodosso classico che considera Cristo un evento che risale al passato.
In terzo luogo, ha continuato, la Chiesa deve rimarcare nuovamente che l'Eucaristia e la Comunione sono un atto comunitario, e non una specie di terapia spirituale individuale. Infine, ha detto che il dialogo di interreligioso e la globalizzazione dovrebbero essere considerati un'opportunità e non una minaccia. La tradizione ortodossa, ha affermato, offre più del
postmodernismo poiché ha una prospettiva olistica della creazione che desume dalla vita eucaristica della Chiesa.
Il Grande Arcidiacono Maximos ha detto poi che la Chiesa ortodossa non può fronteggiare da sola la globalizzazione e il postmodernismo. E ancora: che non deve ricorrere al fondamentalismo, al settarismo o all'ideologia ma abbracciare una concezione olistica che guarda all'unità nella diversità.
Grande Arcidiacono Maximos: “Come lei sa, la Chiesa ortodossa è formata da chiese locali differenti e quindi c'è l'aspetto della diversità e allo stesso tempo dell'unità – è una specie di diversità nell'unità e di unità nella diversità che non annulla però le singole particolarità”.
Attraverso il dialogo, ha concluso Maximos, la Chiesa ortodossa può e deve confrontarsi con la cultura odierna, come faceva Gesù. Infine si è detto speranzoso che questo dialogo dia frutti senza dover costringere gli ortodossi a scendere a compromessi sui loro principi fondamentali.
Grande Arcidiacono Maximos: "Penso che la teologia ortodossa possa instaurare un dialogo serio con il postmodernismo e con le idee postmoderniste come per esempio il rispetto per l'altro, senza tradire i principi basilari dell'ecclesiologia e dell'antropologia ortodosse. Per esempio, il postmodernismo promuove l'idea del rispetto del prossimo. Questa è un'idea cardine che permette di comprendere l'antropologia e l'ecclesiologia ortodosse".
© H2O news - 20 gennaio 2011
Egitto: il Patriarca egiziano copto domani non celebrerà l’Epifania in pubblico
Il patriarca dei Copti, Shenouda III, ha deciso di non presiedere alla celebrazione della festa dell’Epifania domani ad Alessandria. La decisione, anticipata dal quotidiano cairota “Al Ahram”, sarebbe stata presa dal capo della Chiesa copta per rispetto verso le persone che ad Alessandria sono ancora in lutto per le vittime dell’attentato alla chiesa dei Santi nella notte del 1° gennaio. Sarà la prima volta che il patriarca non celebrerà la messa dell’Epifania ad Alessandria. Fonti vicine a Shenouda III riprese dall'agenzia AsiaNews, attribuiscono questa decisione alla volontà di rispettare l’atmosfera di tristezza che ancora pervade gli ambienti della Chiesa ad Alessandria. Ma il patriarca, che resterà al Cairo, non presiederà neanche la celebrazione della cerimonia che si svolgerà nella cattedrale cairota di Abbassiya, e ha preferito scegliere di officiare una messa privata, non aperta al pubblico. Shenouda III, che ha 87 anni, è tornato il 17 gennaio in Egitto da un viaggio compiuto negli Stati Uniti per controllare lo stato dei suoi reni, del cuore e il progresso nel recupero dell’uso di una gamba operata nel 2008. La sua prima apparizione pubblica, di ritorno dal viaggio, avverrà domani, in occasione della sua predica settimanale del mercoledì. Anche se è la prima volta che non è presente alla celebrazione dell’Epifania ad Alessandria, il patriarca nel passato ha minacciato di non presiedere a celebrazioni religiose importanti in segno di protesta nei confronti delle autorità laiche per le discriminazioni sociali e legislative di cui soffrono i copti. Attualmente sono in corso colloqui fra la Chiesa copta e lo Stato per modificare le leggi che regolano i permessi per la costruzione di edifici cristiani in Egitto, al momento molto restrittive. (R.P.)
© © www.radiovaticana.org - 18 gennaio 2011
Metropolitan Hilarion gives Schmemann Lecture at St Vladimir’s Seminary in New York
A lecture in memory of Protopresbyter Alexander Schmemann was read on February 5, 2011, at St Vladimir’s Seminary of the Orthodox Church in America.
Since 1984, outstanding theologians and church leaders of today have been invited annually to give a lecture in memory of this prominent theologian of the 20th century. Among them were Protopresbyter Boris Bobrinskoy, dean of the St. Sergius Theological Institute in Paris, Metropolitan George (Khodr, Patriarchate of Antioch), Prof. Nikolay Lossky, Protopresbyter Vitaly Borovoy, Archbishop Demetrios of North America (Patriarchate of Constantinople), Metropolitan Kallistos (Ware, Patriarchate of Constantinople). In 2010, the Schmemann Lecture was given by Dr. Rowan Williams, Archbishop of Canterbury.
This year the Schmemann Lecture was given by Metropolitan Hilarion of Volokolamsk, head of the Department for External Church Relations. He spoke on the Theology of the Icon in the Orthodox Church.
The DECR chairman was welcomed at the Seminar’s church of the Three Hierarchs by Metropolitan Jonah of All America and Canada, Bishop Melchizedek of Pittsburgh and Western Pennsylvania, Archpriest John Behr, dean of St Vladimir’s Seminary, and other church officials. Metropolitan Hilarion was accompanied by Archbishop Justinian of Naro-Fominsk, administrator of the Patriarchal Parishes in the USA.
From the church the hierarchs proceeded to the assembly hall in which over 200 seminarians and professors gathered. Among them were Bishop Cyril of Abydos (Patriarchate of Constantinople) and Archpriest Igor Vyzhanov, representative of the World Russian People’s Council at the UN.
Archpriest John Behr greeted the gathering on behalf of the faculty and introduced the audience to the theological and church diplomatic work of Metropolitan Hilarion.
The lecture was broadcast by the Ancient Faith Radio.
After the lecture, the Primate of the Orthodox Church in America and Metropolitan Hilarion attended great vespers at the seminary’s church.
DECR Communication Service
© http://www.mospat.ru/en/ - february 6th 2011
Media accuse Patriarch Kirill of being state official by Nina Achmatova
President Medvedev addresses close of the Council of Russian Orthodox bishops. Debate continues in the media about the growing cooperation between church and state in Russia. Priests invited to stand for election in "exceptional cases".
Moscow (AsiaNews) - The growing interpenetration between the Russian Orthodox Church and political power, the public privileges which Patriarch Kirill enjoys and the proposal to establish a "civil orthodox ideology" to combat Islamic terrorism in Russia are issues at the heart of a debate on cooperation between church and state. The theme is again under the spotlight in Russian media as a series of events coincide: the Council of Russian Orthodox bishops (2 to 5 February), the second anniversary of the Patriarch Kirill’s installation and the efforts of the Kremlin to find solutions to the long standing problem of terrorism, especially after the attack on January 24th on Moscow’s International Airport Domodedovo.
Priests candidates for election
During the Council, held in the Cathedral of Christ the Savoir in Moscow, discussions were dominated by the subject of the role of the church in society. This relationship is a leitmotif that has accompanied Kirill’s mandate from the outset. So much so that, on the anniversary of his election as leader of the Russian Orthodox Church, he stressed the need for the Church to be allowed operate in society and act in the public sphere against those who, instead, would have it relegated to the margins of the nation’s life.
As if to reinforce this position, the Council has authorized priests to participate in elections even if only in exceptional cases. If, that is, "the election of members of the hierarchy or the clergy in legislative bodies is suggested by the need to oppose those forces, including those that are schismatic or unorthodox, that attempt to use the vote to fight the Orthodox Church."
The Kremlin continues to give signs of its approval. Speaking at the council, President Dmtri Medvedev reminded the religious leaders of the importance of teaching the basics of Orthodox culture and religion "in high schools, as well as the presence of clergy in the army, two of the major achievements over the last three years achieved by the Church on a social level”. The leader of the Kremlin, dealing with a country under constant threat of Islamic terrorism and a growing xenophobia against migrants from the Caucasus and former Soviet republics, the Church's presence in schools and support in the military is "fundamental in the fight against bigotry and the promotion of interethnic and interreligious dialogue".
Against terrorism, a civil orthodox ideology
One of Russia’s most renowned political analysts Vitaly Tretyakov, also addressed this issue. In an article in the newspaper Izvestia, entitled "Ideology of Terror", he proposed creating a 'civil orthodox ideology "to fight terrorists. He argues society should be based on a kind of civic ideology inspired by Orthodox values, because "without faith and ideas we can not be truly overcome extremism."
Medvedev explicitly asked the Patriarchate to help the government to "consolidate" relations with Russians in the world. Common spiritual values are "an effective factor of consolidation for the entire Orthodox world and the parishes are points of attraction for the Diaspora and help to maintain cultural and spiritual ties with their homeland," said the President. He concluded by saying that the state and the Orthodox Church will continue to cooperate actively and fruitfully for the good of the country.
The polemics against Kirill
These statements and facts are fanning the flames of controversy against Kirill. The Nezavisimaya Gazeta claims that his ambition is "more political than religious." In a lengthy analysis after the closing of the Council, the newspaper recalled that one of the first initiatives by Patriarch Kirill was the establishment of the Synodal Department for Relations between the Church and society. In truth the body, notes Nezavisimaya, "works more with the state than society, and together they watch over the public interest, mixing terrestrial and spiritual."
The Moscow Times is of the same opinion. Last weekend it devoted a front page article on the "privileges of state" received by the Patriarch. In it, a representative of the Zdravomysliye group ("Common sense"), denounces that although the Russian Constitution establishes the division between church and state, Kirill is treated like a senior civil servant. Among the privileges appear to have free use of the security services provided by the Federal Police Guard and a car with flashing blue siren, which is prohibited to all other religious leaders. Just like a senior official of the State.
© Asia News - february, 7th 2011
Egypt’s revolution belongs to the young people, not the Muslim Brotherhood by H. Boulad - S. Chafik
The real protagonists of change are young Christians and Muslims. Muslim Brotherhood trying to highjack transition. Fear and silence of Church authorities. Accounts of real "national unity". The analysis of a noted political analyst and director of the Jesuit Cultural Centre of Alexandria.
Cairo (AsiaNews) - Fr Henry Boulad, Director of the Jesuit Cultural Centre of Alexandria, and Soliman Chafik, journalist and political analyst, sent us this reading of recent events in Egypt.
Predicted, prepared, planned and preannounced, this revolution is the result of a long journey and a long gestation. The first question we must ask is who is behind this upheaval? Who are the real protagonists? The Muslim Brotherhood? Mossad? Iran? America? The West? This or that foreign agent? Or simply that the Egyptian people - a people who had endured too long, suffered too much, borne too much – a people tired of being crushed, exploited, trampled on, and who suddenly exploded?
The people ... but which people? Not the little people who always lived in fear and submission ... but some very specific categories: young people, specifically those between 25 and 35, just graduated, and still unemployed, frustrated, unemployed, homeless, without future prospects.
These young people beyond a brutalizing scholastic education, beyond empty religious slogans without substance, beyond alienating social and moral constraints, are searching for their own way to give meaning to their lives through the Internet, YouTube, Facebook and Twitter.
These young people, with eyes and ears wide open, absorb, consume, assimilate all day and all night everything that today's world offers them on the net ... the best and the worst. These young people, some of whom attend foreign schools or American university dream of openness and modernity.
These young people - open, emancipated, capable of reflection and criticism - have dreamed, organized and brought this revolution into the world. But once brought into the world, this revolution has almost immediately been latched onto by the Muslim Brotherhood, who has tried to lay claim to it, to make it a thing of their own, to steal it from the grasp of the young people who are its creators and inventors.
So on the one hand we have the young people, the real authors and protagonists of this revolution, and on the other, the Muslim Brotherhood who are trying to appropriate it ... But who else? Are their other protagonists behind the events taking place in Egypt? Certainly there the are men of power, the President in first place, who do not want to give up, leave their posts, who are clinging onto the power they have held for decades by the skin of their nails. This clique, often corrupt, bloated by privileges, rich with billions at the expense of the common people, now feel everything slipping away and are desperately trying to react and cope with the situation. Without doubt this clique is behind the brutal attack on Wednesday, February 5, when thugs equipped with knives and guns, on horseback or on camels, blindly stormed an unarmed crowd that had chosen a peaceful revolution based on dialogue and negotiation.
In fact, these brutes appear to not only to be in the pay of the old ruling clique, but also of the captains of industry, commerce and finance who for years took advantage of the "system". This mob will suffer in having to let go of power, and no doubt mobilized these bandits with neither conscience nor creed, to intimidate people and break their determination.
Are there any other players? Probably some foreign elements trying to take advantage of the situation to fish in troubled waters. But they are a tiny minority. Finally, there are the thugs, bandits and petty robbers, who looted the shops, burgled the flats, robbed passers-by ... and who would like to see the disorder continue.
Who else?
The army, of course! So far neutral, it is the only guarantor of order. The army is close to the people and an enemy of the Muslim Brotherhood, whom they will strongly oppose should they attempt to seize power. Will we have a new military dictatorship, which would bring us back to square one, namely the coup of 1952? Is it possible? Are there no other scenarios?
And the Church in all this? Catholics - hierarchy, clergy, religious and faithful - maintain a prudent silence and take refuge in their churches, masses and prayer meetings. The Coptic Catholic Patriarch breaks the silence with a statement which assures Mubarak of our support and our prayers.
The Coptic Orthodox Church, which represents the overwhelming majority of Christians in Egypt, are more divided than ever. At the level of the hierarchy, the race is on for the succession in an end of era atmosphere. For his part Shenouda, also praised the President assuring him of his prayers, in spite of a strong secularist current that rejects his statement and find that he is seriously compromising his position by taking sides. They believe he should adopt a more neutral stance so that later, they will not be accused of collaboration with the old regime. "
The majority of Christians, apart from a few activists or intellectuals, have distanced themselves from these political conflicts, and have, it seems, been encouraged to do so by a part of the hierarchy. In reality they live in fear and expect the worst should the Muslim Brotherhood take power. For the moment, thank God, there have been no inter-confessional episodes, although churches and convents are no longer protected by the police.
Let us return to the last, and first, protagonist of these events: the people themselves. Taken by surprise by the sudden disappearance of the security forces and the surprising release of prisoners, at first they gave in to panic when faced with the mob of delinquents that was released on the city. But almost as quickly they re-grouped and re-organised to face the onslaught. Civil defence committees spontaneously sprouted everywhere, deploying themselves in front of buildings, on street corners, to defend, protect families and property, to direct circulation and waste collection.
This assumption of responsibility by the people is truly remarkable and at the moment everything is being run with a surprising calm, courteousness and efficiency. In a sign of gratitude and recognition, women in the neighbourhood give meals to all those volunteers, lovingly prepared with their own hands. One of them, wanting to pay the butcher to buy meat for this purpose, was told: "Ma'am, how can I accept money for what you do for free for these young volunteers?". I had tears in my eyes listening to this lady who told me about the episode.
This "tidal wave" of solidarity at the grassroots level has generated in all levels of society, a brotherhood that has revealed the extraordinary goodness of the Egyptian people. The lady I spoke to told me this: "This is Egypt, these are the Egyptians! Not the ones stealing, robbing, looting, but all these simple-hearted people who only aspire to peace and brotherhood. "
Let us hope that the new regime will help us to build, beyond all partisan and sectarian battles, this "national unity" that seems to many a pure utopia. But I believe that the utopia of today may become tomorrow's reality if we really believe in it and if, in order to build it, we invest all our heart, intelligence and energy in it. A prophetic sign of this future harmony was the image this morning in Cairo’s central Tahrir Square of a multitude of people gathered hand in hand and chanting with one voice: "We are all one."
© Asia News - february, 7th 2011
Патриарх Кирилл рассказал о современном состоянии отношений с Римско-Католической Церковью
3 февраля 2011 г.
На заседании Архиерейского собора, открывшегося 2 февраля 2011 года в Зале церковных соборов храма Христа Спасителя, Патриарх Московский и всея Руси Кирилл выступил с докладом, в котором, в частности, рассказал об отношениях Русской Православной Церкви с различными христианскими конфессиями, сообщает Информационная служба Архиерейского собора.
Как рассказал предстоятель, Московский патриархат принимает участие в работе Смешанной комиссии по богословскому диалогу между Православной Церковью и римо-католиками, в рамках которой обсуждается один из самых сложных вопросов православно-католических отношений — роль Римского епископа. «Делегация Русской Церкви занимает на заседаниях комиссии твердую и последовательную православную позицию по данному вопросу, — подчеркнул Патриарх Кирилл. — Как показали пленарные сессии комиссии на Кипре в 2009 году и в Вене в 2010 году, обсуждение его будет непростым и длительным».
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Патриарх Александрийский призвал сограждан действовать в интересах страны Патриарх Александрийский коптов, президент Египетской епископской комиссии Антониос Нагиб выступил через международное информационное агентство МИСНА с призывом, обращенным к политикам и гражданам Египта, действовать в интересах страны. «Мы находимся на перепутье, которое может привести к положительным изменениям и более светлому будущему для новых поколений, - заявил монс. Нагиб, назначенный кардиналом на консистории, прошедшем в ноябре 2010 года, – но мы не должны недооценивать риски, исходящие из данной ситуации». Накануне выступления президента Мубарака, в котором глава правительства заявил о том, что не выставит свою кандидатуру на следующих выборах, но не собирается покинуть страну, прелат подчеркнул, что «большинство граждан поддерживают мирные изменения», и если у политиков будет возможность воплотить необходимые всем реформы, цели протеста будут удовлетворены.
Агентство SIR собрало различные свидетельства представителей христианских ближневосточных Церквей о возможном расцвете Ислама в Египте после ухода Мубарака с поста президента. Латинский Архиепископ Багдадский Жан Шлейман, например, признает, что Ислам в правительстве страны вызвал бы страх и что для Ирака последствия были бы негативными. Исламское течение затрагивает все страны, и его невозможно игнорировать. Прелат также добавил, что в случае прихода к власти радикалов христиане первыми пострадают от этого. Монс. Селим Саег, патриарший латинский викарий в Иордании, также считает, что власть в Египте может перейти в руки мусульман. По его мнению, исламисты будут заботиться о своих соотечественниках-христианах еще и затем, чтобы народное мнение и международная общественность были на их стороне. Кустод Святой Земли о. Пьер-Баттиста Пиццабалла выразил свою озабоченность не столько поворотом в сторону Ислама, сколько изменением в политике по отношению к Израилю. Он также добавил, что важная роль принадлежит мировому сообществу, которое должно продолжать инвестировать в Египет, чтобы помочь с экономическим развитием. А Патриарх греко-мельхитский Григорий III выразил свою уверенность в «стабильной внутренней ситуации» в своей стране, несмотря на то, что в Facebook появились призывы выйти на площадь с протестом в так называемый «день ярости сирийского народа».
© © www.radiovaticana.org - february 4th 2011
19 марта в Германии пройдет встреча представителей Католической и Православной Церквей 28 января 2011 г.
20 лет спустя после распада Советского Союза президент Папского совета по содействию христианскому единству кардинал Курт Кох и председатель Отдела внешних церковных связей Московского Патриархата митрополит Иларион Алфеев встретятся 19 марта в немецком городе Вюрцбурге для того, чтобы обсудить перспективы сближения католиков и православных. Leggi tutto
أنباء عن مشاركة العديد من الأقباط في التظاهرات المناوئة للرئيس مبارك
مع احتدام المواجهة بين المتظاهرين ورجال الأمن في مصر يبدو أن العديد من الأقباط لم ينصاعوا لدعوة كنيستهم للبقاء خارج ما يجري في الشارع المصري، آملين أن تحمل لهم الإطاحة المحتملة بنظام الرئيس حسني مبارك مزيدا من الحرية. هذا ما جاء في مقال نشرته وكالة الأنباء الكاثوليكية الأمريكية "كاثوليك نيوز آيجنسي" والتي أجرت مقابلة مع البروفيسور عماد شاهين أستاذ العلوم السياسية في جامعة "نوتر دايم" في الولايات المتحدة والمتخصص في الشؤون الإسلامية.
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مجلس أوروبا يدعم مسيحيي الشرق المضطهدين
روما، الجمعة 28 يناير 2011 (Zenit.org) – في 27 يناير الجاري، اعتمدت الجمعية البرلمانية لمجلس أوروبا توصية حول "أعمال العنف التي تستهدف المسيحيين في الشرق الأدنى والشرق الأوسط"، ملتزمة بشدة بالدفاع عنهم.
ننشر في ما يلي البيان الصادر عن المركز الأوروبي للقانون والعدالة الذي يسره التزام أوروبا بـ "الدفاع عن المسيحيين في الشرق الأوسط وفي المناطق الأخرى التي يقاسون فيها الاضطهاد".
ستراسبورغ، 27 يناير 2011
يسر المركز الأوروبي اعتماد الجمعية البرلمانية لمجلس أوروبا توصية حول "أعمال العنف المرتكبة بحق المسيحيين في الشرق الأدنى والشرق الأوسط". هذه التوصية وبيان أسبابها (الوثيقة 12493) أعدهما السيد لوكا فولونتي وحظيا بتصويت 125 صوتاً مقابل 9 و13 إحجاماً عن التصويت.
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مقابلة مع الأب مطانيوس حداد المخلصي، وكيل بطريرك الروم الملكيين الكاثوليك لدى الكرسي الرسولي
