Preda Nicolae, laico,
Preghiere di commento ai salmi di autori vari
secondo il codice "Vaticano Greco 783" (ff. l-96r).
Direttore: P. Miguel Arranz sj
Lo studio comprende una presentazione sommaria dal punto di vista paleografico e codicologico del codice Vaticano greco 783 (sec. XIV), un'edizione "liturgica" o "semi diplomatica" della sua prima parte (ff. l-96r) cioè il testo così come si trova nel codice, con tutto lo sviluppo interno (aggiunte e correzioni posteriori), dopo di che segue un commento del testo di circa 60 pagine. La parte più importante della tesi è rappresentata dal Commento del testo, dove si cerca di chiarire l'origine, la struttura e l'antichità delle 176 preghiere del codice Vat. gr. 783, radunate in due raccolte che attestano due strutture diverse: una costantinopolitana e una palestinese. Nate e cresciute nei confini dell'Impero Bizantino, le preghiere del codice Vat. gr. 783, come opere inedite dei Santi Padri di lingua greca "che dal secolo III in poi commentarono il Salterio", potrebbero costituire la testimonianza di una prassi antichissima del IV-V secolo, cioè la Resistenza delle preghiere sacerdotali che interrompevano la salmodia nei vari riti sia dell'Oriente che dell'Occidente cristiano. Come ritengo che l'autore delle due raccolte di preghiere del codice Vat. gr. 783 sia Niceta di Eraclea (fine XI inizio XII sec.), così suppongo che egli, durante il periodo in cui fu "professore del Salterio" alla Scuola patriarcale di Costantinopoli, abbia redatto anche varie raccolte di preghiere, basandosi forse su due tradizioni letterarie diverse: quella costantinopolitana e quella palestinese. La novità scientifica di questo studio consiste nella scoperta della seconda raccolta di preghiere del codice Vat. gr. 783 che potrebbe essere una copia tardiva di una collezione menzionata già dal famoso colofonie del codice Coisl. 213 (a. 1027), studiato da J. Duncan e J. Maj, ex alunni del Pontificio Istituto Orientale. Di questa collezione di preghiere si conosceva soltanto l'esistenza, ma essa non era mai provata. Il presente lavoro può forse gettar luce pure sull'anonimato assoluto delle "Υποθέσεις εις τους ψαλμούς" di Eusebio di Cesarea, nel senso che potrebbe in qualche modo istruirci su come fossero orininariamente le «Υποθέσεις ...» cioè titoli di preghiere.
In conclusione direi che la scoperta delle preghiere del codice Vat. gr. 783 rappresenta, a mio parere, un arricchimento del patrimonio liturgico della Chiesa Ortodossa ed una risposta alle ricerche di alcuni Professori di Liturgia del Pontificio Istituto Orientale, quali P. J. Mateos, P. Miguel Arranz e P. Robert Taft.