04 Febbraio 2012

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Le relazioni tra la Russia di Putin e la Santa Sede

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 Fausto Fasciani    (tratto da "Rivista di Studi Politici" numero 2/2008)


Le relazioni tra la Santa Sede e la Russia risalgono alla fine del Medioevo quando nel 1474 arriva a Roma Simeon Tolbusin in qualità di ambasciatore del Principato di Moscovia presso il Papa. Nei secoli successivi i rapporti diplomatici continuano, ma senza missioni stabili che invece iniziano nel 1802 per durare fino al 1917. Quella presso il Vaticano è una sede diplomatica prestigiosa tanto che ben quattro ambasciatori ed un primo segretario di ambasciata diventano successivamente ministro degli esteri dell'Impero Zarista. Con la Rivoluzione d'Ottobre le relazioni tra Vaticano ed Unione Sovietica s'interrompono per riprendere il 15 marzo 1990 con Michail Gorbacev il terzo leader comunista, dopo quelli di Polonia ed Ungheria, a prendere la decisione in tal senso. Oggi i rapporti tra Santa Sede e Federazione Russa non sono "pieni" in quanto le relazioni sono mantenute da rappresentanti con lo status di ambasciatori.
    La prima diocesi cattolica in Russia fu quella di Mogilev con sede a San Pietroburgo eretta dall'Imperatrice Caterina II nel 1772, poi riconosciuta da Pio VI°. Nel 1783 divenne metropolia alla quale afferivano cinque diocesi suffraganee che comprendevano tutta la Russia sia europea che asiatica formando così la più grande provincia ecclesiastica con poco più di un milione di cattolici. Tra l'altro vale la pena  ricordare che quando la Compagnia di Gesù fu sciolta da papa Clemente XIV, su istigazione soprattutto della corono portoghese, questa potè sopravvivere in Russia perché la zarina Caterina non riconosceva validi nei suoi territori i decreti pontifici. E così nel 1798 l'Ordine di Malta, in seguito alla soppressione disposta da Napoleone, passò sotto la protezione dello zar  Paolo I° che ne divenne Gran Maestro. Nel 1910 l'arcidiocesi russa contava 28 decanati, 245 parrocchie, 399 preti. Oggi la Chiesa cattolica russa ha una conferenza episcopale presieduta da monsignor Joseph Wert, vescovo di Novosibirsk con tre vescovi e quattro arcidiocesi (Mosca, Saratov, Novosibirsk ed Irkutsk), 225 parrocchie e 270 sacerdoti e 250 religiose quasi tutti stranieri provenienti da 22 paesi. I cattolici, la gran parte dei quali è di origine polacca, lituana e tedesca, sono seicentomila anche se alcuni studi indicano che questi potrebbero essere in realtà circa un milione e mezzo visto che tanti sono dispersi o hanno paura di dichiararsi tali.
        Vladimir Putin viene eletto per la prima volta presidente della Federazione Russa il 26 marzo del 2000 dopo una breve esperienza come primo ministro durata pochi mesi. Putin, laureato in legge ed ex funzionario del Kgb di stanza nella Germania dell'Est dopo il crollo dell'Unione Sovietica scende in politica conquistandosi l'amicizia e la stima di Boris Eltsin del quale diventa il delfino.
     Insediandosi alla presidenza Putin  afferma che le priorità del suo governo in tema di politica interna erano quelle di rifondare uno Stato forte, ristabilire la legge e l'ordine e riformare il sistema economico.
   Per quanto riguarda i  rapporti internazionali, che vedono la Russia negli anni
'90 alquanto prona alle decisioni della Nato ed alla politica estera degli Usa, all'inizio del mandato presidenziale di Putin i rapporti tra Mosca e Washington sono tesi per la decisione di quest'ultima di non rinnovare il trattato ABM (Anti Ballistic Missile Treaty) al fine di superare gli impedimenti che questo poneva nella costruzione dello scudo stellare. Gli Usa, infatti, rimproveravano ai russi non solo  la politica filo-iraniana e filo-irachena, ma soprattutto la loro forte ostilità al progetto di allargamento della Nato ai Paesi Baltici.

          

Putin e Giovanni Paolo II°


In merito alle relazioni tra il Vaticano ed il Cremlino, quest'ultimo, già dall'epoca di Gorbacev ha fatto sì che i rapporti bilaterali fossero basati sul piano politico e non su quello religioso, di sicuro più scottante a causa delle complesse questioni con la Chiesa ortodossa quali l'esistenza della chiesa cattolica ucraina di rito greco ( cosiddetta uniate) il primato del Papa e l'accusa di proselitismo rivolta dal Patriarcato di Mosca alla gerarchia ed alle organizzazioni cattoliche presenti in Russia. Ghennadi Uranov, ambasciatore presso la Santa Sede dal 1996 al 2001 racconta in un'intervista ad un mensile italiano che appena giunto a Roma ha attivato delle regolari consultazioni tra la segreteria di Stato vaticana ed il Ministero degli Affari esteri russo a livello di viceministri(1).
   D'altronde una sintonia di vedute tra la Santa Sede e la Federazione Russa si era manifestata già nel 1999 in merito all'intervento militare della Nato nel Kosovo  che i russi bollarono come  "aggressione" contro la Serbia, storico alleato di Mosca. In quell'occasione la Santa Sede espresse dei dubbi su questa azione militare giustificata dagli occidentali per scopi "umanitari". La scelta della diplomazia vaticana in senso filo-serbo fu chiaramente dettata dalla volontà di non incrinare il faticoso dialogo con le Chiese ortodosse che iniziava a dare i primi frutti. Lo stesso diplomatico russo rivela che in quei giorni ci furono contatti diretti e positivi tra la Chiesa ortodossa,  il ministero degli affari esteri russo e la Segreteria di Stato vaticana(2).
    Nel giugno 2000, appena eletto presidente, Putin, durante il suo viaggio in Italia, viene ricevuto da Giovanni Paolo II°. E' un incontro interlocutorio. Il presidente russo afferma  che il viaggio del Papa a Mosca deve "maturare" e che nel momento stesso in cui il Papa avesse fatto sapere di essere pronto il governo russo avrebbe immediatamente rivolto l'invito. Nella sostanza Putin non può fare altro che ribadire la posizione della Chiesa ortodossa russa che tiene in grande considerazione in quanto fattore di stabilizzazione della società. Il Papa non è solo un capo di Stato, ma anche un leader religioso e quindi l'invito del governo deve essere, per evidenti ragioni di opportunità politica accompagnato a  quello del Patriarcato di Mosca.
     Al contrario di Putin, il presidente ucraino dell'epoca  Leonid Kuchma, sostenuto dalla chiesa cattolica uniate e da una parte delle confessioni ortodosse in dissenso con Mosca, rivolge l'invito a Papa Wojtyla a recarsi in visita a Kiev. Malgrado la Chiesa ortodossa ucraina- Patriarcato di Mosca dia il proprio diniego, Giovanni Paolo II° decide di compiere ugualmente il viaggio  in quanto ritiene che la situazione in Ucraina sia diversa da quella della Russia vista la presenza di una chiesa cattolica forte di ben cinque milioni di cattolici di rito greco e di un milione di cattolici di rito latino. Durante la visita che si compie nel giugno 2001 il Papa incontra il Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose all'interno del quale ci sono anche i rappresentanti di chiese ortodosse che Mosca considera scismatiche e questo provoca altri attriti con il Vaticano accusato dai russi di averle così riconosciute "de facto".
    Dopo il tragico attentato alle Torri gemelle, Putin aderisce immediatamente alla coalizione antiterrorismo guidata dagli Usa. Parlando al Corpo Diplomatico accreditato a Mosca il presidente russo dichiara che è finita l'era delle contrapposizioni e che la Russia non vuole essere più considerata solo un partner commerciale, ma un alleato. Ciò è dimostrato anche dalla pacata reazione da parte russa alla decisione presa dalle repubbliche dell'Asia centrale di concedere in via temporanea agli Usa l'uso di alcune basi militari.
   Perfetta identità di vedute, poi si registra, tra la posizione russa e quella vaticana in materia di terrorismo e di intervento Nato in Afghanistan. Entrambe le diplomazie affermano che la lotta deve essere contro i terroristi e non contro interi popoli  e religioni (3). Putin in quel momento persegue un progetto chiaro: creare un triangolo Washington- Mosca- Santa Sede (4)
    Allo stesso tempo, però, la Segreteria di Stato vaticana muta il suo atteggiamento "ecumenico" nei confronti del Patriarcato ortodosso di Mosca per imboccare una politica più decisionista trasformando  in diocesi le quattro amministrazioni apostoliche cattoliche in Russia e nominando il primo arcivescovo cattolico ( simbolicamente non di Mosca, ma della Cattedrale della Madre di Dio) nella persona del bielorusso di origine polacca mons. Tadeusz Kondrusiewicz , già amministratore apostolico nella capitale russa che diventa così di fatto metropolita di Mosca e presidente della Conferenza episcopale russa. Patriarcato e Governo russi vengono informati a cose fatte suscitando nervosismo anche nelle altre Chiese ortodosse europee. La reazione è prevedibile. Il Patriarcato di Mosca interrompe le relazioni con Roma mentre le autorità civili rivolgono delle critiche alla Santa Sede sull'opportunità di questa scelta. Non solo, ma  un vescovo e quattro sacerdoti cattolici stranieri vengono espulsi dal territorio russo.
    Il Vaticano, pur ammettendo che non era mai esistito un vescovo a Mosca giustifica la sua decisione facendo riferimento al dato storico dell'esistenza della diocesi di Mogilev voluta da Caterina II.
Comunque, la Santa Sede ribadisce che l'uniatismo non è un metodo da seguire, che non vuole fare opera di proselitismo tra gli ortodossi russi e che intende continuare a sostenere la Chiesa ortodossa  in Russia nella sua missione in quanto la riconosce come "Chiesa sorella" con sacramenti validi e una valida successione apostolica (5).      Nel bel mezzo della polemica tra le gerarchie cattolica ed ortodossa Putin registra un grande successo internazionale. Il 28 maggio 2002 durante il summit Nato di Pratica di Mare viene istituito il nuovo organismo Consiglio Nato - Russia con il quale Mosca acquisisce lo status di membro consultivo senza potere di veto e di avere voce in capitolo con riguardo ai problemi della sicurezza ( antiterrorismo).
Nel novembre del 2002 a Mosca arriva un nuovo nunzio apostolico. Si tratta dell'arcivescovo Antonio Mennini un diplomatico romano che ha svolto servizio, tra l'altro, in Turchia e Bulgaria.
    Putin, comunque, è deciso a normalizzare i rapporti con il Vaticano congelati dopo l'espulsione dei sacerdoti cattolici e manda un segnale importante: nel luglio del 2003 i vertici della Chiesa cattolica russa vengono informati che l'arcidiocesi cattolica della Madre di Dio a Mosca è stata registrata presso il ministero della Giustizia preannunciando la registrazione a breve delle altre diocesi. Allo stesso tempo le autorità chiedono ai vescovi cattolici di indicare per ciascuna diocesi la "quota" di missionari stranieri che dovrebbero essere autorizzati a svolgere l'attività pastorale in territorio russo.
   Tale gesto di buona volontà da parte russa precede il secondo ed ultimo incontro che Putin avrà nel novembre dello stesso anno con Giovanni Paolo II° a Roma. Lo statista russo intercede presso il pontefice perché restituisca al patriarca ortodosso l'icona della Vergine di Kazan come gesto di riconciliazione tra le due Chiese.
La preziosa icona, scomparsa agli inizi del ‘900 da uno dei monasteri di Kazan, dopo aver cambiato diversi proprietari, è approdata in Vaticano nello studio privato del Papa che assicura Putin sul fatto che avrebbe restituito l'icona "quanto prima".
     A febbraio del 2004 il Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani si reca a Mosca dove incontra, in un clima di grande freddezza, il Patriarca Alessio II° al fine di istituire il gruppo di lavoro congiunto Vaticano- Patriarcato di Mosca sul tema del proselitismo da parte cattolica. E nel corso di una conferenza all'interno della cattedrale cattolica non manca di sottolineare il carattere di "Chiesa sorella" della chiesa ortodossa russa. Per molti analisti questo viene interpretato come un invito ai cattolici ad avere uno stile diverso nei comportamenti con il popolo russo evitando azioni di proselitismo (6).
  La riconferma di Putin alla presidenza della Federazione Russa viene accolta da un commento positivo della rivista dei gesuiti "La Civiltà Cattolica" (7)
   Nel giugno dello stesso anno  padre Igor Kovalevskij, segretario generale della Conferenza episcopale russa riconosce pubblicamente che rappresentanti della Chiesa cattolica hanno fatto degli errori che possono essere considerati proselitismo ed aggiunge che la Russia non è terra di missione dal momento che è un paese con una cultura cristiana millenaria e che il lavoro della Chiesa latina è quello di curare i cattolici. Il religioso annuncia anche che le due Chiese hanno concordato sulla necessità di consultarsi maggiormente e di iniziare un rapporto di cooperazione in campo sociale. Sono parole importanti che precedono di poche settimane l'annuncio fatto dal Vaticano alla metà  di luglio dell'intenzione del Papa di voler procedere alla restituzione dell'icona della Madre di Dio di Kazan. La mattina del 15 luglio arriva a sorpresa in Vaticano Sergei Lavrov, ministro degli esteri russo il quale, accompagnato dall'ambasciatore russo presso la Santa Sede,  incontra il Segretario di Stato Cardinale Angelo Sodano e l'arcivescovo Giovanni Lajolo, segretario per i rapporti con gli Stati. Il vicedirettore della sala stampa vaticana, padre Ciro Benedettini riferisce che "vi è stato uno scambio di vedute sui rapporti bilaterali fra la Santa Sede e la Russia e sulla situazione internazionale" aggiungendo che si sia prestata attenzione "al dialogo tra le culture", alla "collaborazione in seno alle Organizzazioni Internazionali" e del "grave problema della pace in Terra Santa ed in Iraq".
Il 28 agosto una delegazione vaticana guidata dal cardinali Kasper e Mc Carrick consegna l'icona nelle mani del Patriarca Alessio II° con un messaggio personale di Giovanni Paolo II° allo stesso patriarca ortodosso in cui si legge che "Il Vescovo di Roma ha pregato davanti a questa Icona sacra implorando che venga il giorno in cui noi saremo tutti uniti...". Nella sua risposta al Papa il Patriarca scrive che "il ritorno di questa santa icona è guardato dall'intera Chiesa ortodossa russa sia come un atto di giustizia, sia come un atto di buona volontà da parte di Sua Santità: Io credo che la sua decisione di donare l'icona mostra un sincero desiderio di superare le difficoltà esistenti nella relazione fra le nostre due chiese". Non manca comunque, nello stesso messaggio, una velata accusa di proselitismo dei cattolici in Russia quando si legge che "relazioni aperte fra i cristiani di diverse confessioni presuppongono rispetto gli uni per gli altri, conoscenza della loro storia comune e della loro sensibilità nel portare avanti azioni in territori dove altre tradizioni cristiane hanno vissuto per secoli". Ricevendo il cardinale Kasper il patriarca comunque aggiunge che quando ci sono dei problemi questi vanno "risolti immediatamente". Un chiaro invito al dialogo ed alla collaborazione.
     Nell'aprile del 2005 muore Giovanni Paolo II°e Putin è tra i pochi capi di stato a non partecipare alle esequie del papa polacco. Un'assenza pesante che riflette, però, il cambiamento che si registra nelle relazioni internazionali. Tra la Russia e gli Usa è tornato il gelo dopo le mosse dell'amministrazione Bush nei territori dell'ex impero sovietico come l'appoggio dato, anche in termini finanziari, alle forze antirusse in Ucraina e Georgia. Condoleeza Rice, segretario di Stato, in visita a Mosca definisce "insufficiente" la democrazia di Putin e in Lituania attacca la Bielorussia, alleata della Russia, definendola "ultima dittatura". Mosca sospetta da tempo che gli Usa stiano tornando ad una politica in chiave antirussa e già da tempo ha deciso di spostare il suo baricentro verso India e Cina raffreddando anche le buone relazioni con l'Unione Europea e soprattutto con Parigi e Bonn.

  

Putin e Benedetto XVI°


    Il 16 aprile, festa di S. Leone IX° il papa tedesco sotto il quale si consumò lo scisma del 1054,  viene eletto al soglio pontificio il cardinale Joseph Ratzinger che prende il nome di Benedetto XVI° e del quale si conoscono bene le attenzioni teologiche verso l'ortodossia.
 L'agenzia di stampa Itar Tass riporta con dovizia di particolari l'incontro tra il nuovo Papa ed il metropolita Kirill di Smolensk che guida la delegazione del Patriarcato di Mosca alla cerimonia di intronazione del Pontefice. I delegati ortodossi russi, nota l'agenzia, hanno partecipato al "servizio serale celebrato dal Papa", segno di particolare cordialità tra le parti e, riferisce la Itar Tass, il Papa "si è detto fiducioso che le due Chiese difenderanno insieme i valori comuni cristiani nella vita europea di oggi". L'organo di stampa russo afferma esplicitamente che il Cremlino vedrebbe bene delle aperture del Patriarcato nel quadro della comune difesa del cristianesimo in Europa.
   Il 26 aprile Putin, dopo l'Egitto, compie una storica visita in Israele dove non si era mai recato un capo di stato russo. Qui tenta di rassicurare il governo di Tel Aviv che il programma nucleare iraniano è per scopi pacifici ed offre i suoi buoni uffici per future trattative con la Siria.
    Ad ottobre è l'arcivescovo Giovanni Lajolo a recarsi a Mosca su invito del governo russo. In un'intervista ad un periodico cattolico russo il diplomatico vaticano spiega che tra la Santa Sede e Mosca si tratta di vedere come sviluppare la collaborazione su alcuni grandi temi come la pace in particolare in Medio Oriente e di coordinare l'azione all'interno di alcuni organismi internazionali quali l'Osce e l'Onu con riferimento ad alcune tematiche quali la lotta contro la fame e per la dignità della persona umana. Monsignor Lajolo, parlando alla stampa , sottolinea anche il fatto che il Vaticano non chiede privilegi in favore della Chiesa cattolica, ma il rispetto del diritto alla libertà di religione con chiaro riferimento alla legge del 1997 che la Santa Sede giudica restrittiva.
 L'8 novembre Condoleeza Rice presenta  a Washington il Rapporto sulla libertà
religiosa in 197 Stati redatto dal Dipartimento di Stato in cui si denuncia  il fatto che il Servizio Federale di Sicurezza (Fsb) considera alcuni leader religiosi delle minoranze pericolose per la sicurezza del paese e mettendo in rilievo che si arriva a negare anche il visto d'ingresso ai sacerdoti cattolici. Il segretario della Conferenza episcopale russa, padre Igor Kovalevsky  smentisce le conclusioni degli esperti statunitensi affermando che "il potere russo non compie alcuna discriminazione contro la libertà delle minoranze religiose" e che non esiste alcuna politica della Chiesa ortodossa mirante ad espellere la Chiesa cattolica dal paese.
      Segnali distensivi arrivano anche da parte ortodossa. Nel maggio del 2006 in un'intervista all'agenzia Ansa il Patriarca Alessio afferma che i rapporti tra la Chiesa ortodossa ed il Vaticano, pur rimanendo i problemi in ordine al proselitismo cattolico, all'uniatismo ed al primato petrino, con Benedetto XVI° cambieranno per "il meglio". Tali dichiarazione fanno seguito al Forum di dialogo Italia-Russa  voluto da Putin e dall'allora primo ministro Silvio Berlusconi a Roma al termine del quale il vescovo ortodosso Mark, vicepresidente del dipartimento relazioni esterne del patriarcato di Mosca dichiara che si è aperta una fortissima prospettiva di concreta "collaborazione ecumenica tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica".
    Alla fine di giugno un altro segnale importante in quanto ai cattolici viene restituita  la chiesa di san Giovanni Battista di Tsarskoe Selo, nei pressi di San Pietroburgo. Costruita ai primi dell'800 per volere dello zar Alessandro I° era stata chiusa e poi confiscata dalle autorità sovietiche fino al 1991, quando era stata riconsacrata e consegnata non ai cattolici per i quali era stata aperta, ma agli ortodossi.
    L'8 novembre ancora un altro passo da parte di Alessio che invita al Patriarcato il metropolita cattolico Kondrusiewicz il quale definisce l'incontro "di grande importanza" riferendo di un positivo scambio di idee dove "prima di tutto abbiamo constatato  che le nostre Chiese sono unite nell'affrontare le sfide del mondo contemporaneo e della secolarizzazione.....questo- aggiunge il presule cattolico- ci deve incoraggiare a testimoniare insieme i valori cristiani nella società e a risolvere i problemi più pratici legati ad esempio all'apertura di nuove parrocchie, alle attività pastorali e gli orfanotrofi". A questo proposito  il metropolita Kirill ha chiesto che la Chiesa cattolica coordini e informi il Patriarcato sulle sue iniziative per evitare "sospetti e fraintendimenti". Pochi giorni dopo è il nunzio apostolico Mennini, in occasione del compleanno del metropolita Kirill, ad affermare che "Il Papa ha ancora una volta ribadito il suo desiderio di fare tutto il possibile per il miglioramento dei rapporti e la regolamentazione del modo di interagire, con l'obiettivo di realizzare l'unione tra le Chiese. Il desiderio di cooperazione della Chiesa cattolica nel nome della riaffermazione dei valori cristiani è molto forte e sincero".
    Il Patriarcato ha poi definito "importante" il viaggio del Papa in Turchia. Il 2006 si chiude con una dichiarazione del cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano il quale, parlando ai giornalisti durante una sua visita all'Università Urbaniana, definendo "buoni" i rapporti tra il Patriarcato di Mosca e la Santa Sede,  rivela che "sono in corso colloqui, ci sono viste frequenti....d'altra parte noi non pensiamo di fare proselitismo in Russia".
    Il 2007 si apre con una dichiarazione del cardinale  Kasper il quale, affermando che le relazioni tra cattolici ed ortodossi russi sono molto migliorate, ha lodato il nunzio Mennini per "il lavoro eccellente" svolto in tal senso.
    Il clima più disteso porta a far sì che Putin il 13 marzo possa incontrare in Vaticano Benedetto XVI° su invito, fatto inconsueto questo, dello stesso Pontefice e che riceverà il presidente Bush solo nel giugno dello stesso anno.
    La visita di Putin in Vaticano segue di un mese il duro intervento fatto dal presidente russo durante la Conferenza internazionale sulla sicurezza organizzata dalla Nato a Monaco di Baviera nel quale aveva accusato gli Stati Uniti di voler dominare il mondo proponendo un'inaccettabile modello unipolare.
 Diverse le reazioni ufficiali alla notizia della visita: mentre il Patriarcato di Mosca pone l'accento sul fatto che si tratta solo di una "visita di Stato"  monsignor Mennini, in un'intervista ad un quotidiano cattolico italiano, giudica l'incontro come "un evento significativo che non potrà non avere risvolti ecumenici".
   Il comunicato della Sala Stampa vaticana riporta che nel corso del colloquio  durato 25 minuti, Papa Ratzinger ed il presidente Putin, parlando in tedesco, hanno esaminato "alcun i temi bilaterali di comune interesse, attinenti anche alle relazioni fra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa, e sono state analizzate le questioni internazionali di attualità, in particolare quelle del Medio Oriente....non si è mancato, infine, di prestare attenzione ai problemi dell'estremismo e dell'intolleranza, che costituiscono gravi minacce alla convivenza civile fra le Nazioni, sottolineando la necessità di preservare la pace e di favorire una risoluzione negoziata e pacifica dei conflitti". La visita di Putin in Vaticano si è conclusa anche con un altro piccolo, ma significativo successo: la restituzione alla Chiesa ortodossa russa della chiesa di San Nicola di Bari che l'aveva costruita con i propri fondi nel 1913 e che poi era stata acquistata, in circostanze mai chiarite, dal Comune di Bari negli anni '30.
   Dopo la visita di Putin il disgelo nel dialogo tra cattolici ed ortodossi prosegue. Il 15 giugno Alessio II°, incontrando il cardinale Peter Erdo, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa  afferma che "la cooperazione tra le nostre chiese venga arricchita dalla similarità delle posizioni su molte questioni importanti come la globalizzazione, il ruolo della religione nella società, i diritti umani e la dignità, i valori legati alla famiglia, la demografia, la bioetica e molti altri".
Il 2 ottobre, dopo essere intervenuto all'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa a Strasburgo, Il Patriarca ortodosso, discutendo con il cardinale Jean Pierre Ricard, presidente della Conferenza episcopale francese afferma che nella società attuale "vi sono tentativi di portare avanti una visione del mondo, che nella sua forza distruttiva, può essere paragonata ad una persecuzione esterna contro la Chiesa....la minaccia per il cristianesimo è quello di essere emarginato". Sulle questioni fondamentali il Patriarca vede possibile la riconciliazione tra le due Chiese. Pochi giorni dopo, il 15 ottobre, gli fa eco Putin che, nel corso di una sua visita in Germania, afferma che "le Chiese ortodosse, cattoliche e protestanti hanno alcune differenze, ma per quanto ho capito negli incontri con il Pontefice e il nostro Patriarca, la pensano allo stesso modo su questioni e valori fondamentali...non ho visto alcuna differenza nel loro atteggiamento nei confronti dei valori morali e cristiani. Questa è la base per il dibattito".
Il 29 Ottobre viene ordinato metropolita di Mosca al posto di Tadeusz Kondrusiewicz, l'italiano Paolo Pezzi, rettore del seminario cattolico di San Pietroburgo e membro della Fraternità Sacerdotale di San Carlo Borromeo, vicina a Comunione e Liberazione. Alla sua ordinazione  partecipa una nutrita delegazione del  Patriarcato di Mosca che ha molto apprezzato la nomina "conoscendo bene- dice il metropolita Kirill all'Osservatore Romano- la sua formazione sacerdotale e spirituale. Insieme - aggiunge- troveremo sempre nuove strade di dialogo e partecipazione".
Il 28 dicembre si  riunisce il gruppo di lavoro ortodosso cattolico che ha stabilito di riunirsi con cadenza trimestrale. Durante i colloqui si è parlato di una maggiore collaborazione delle Chiese in campo mediatico e della costruzione di nuove chiese cattoliche e della restituzione di quelle che non sono utilizzate per il culto. Va comunque segnalato che pochi giorni prima il metropoliti Kirill di Smolensk era tornato a chiedere di nuovo, ed in maniera imprevista, al Vaticano di abolire le diocesi cattoliche per sostituirle con amministrazioni apostoliche. A tali dichiarazioni risponde il cardinale Kasper affermando che "il Santo Padre non può e non farà un passo indietro". Ad ogni modo, la celebrazione del Natale ortodosso ai primi di gennaio vede un nuovo movimento positivo dal momento che durante la celebrazione liturgica il  Patriarca invita i proprio auguri al Papa e rivolgendosi a monsignor Pezzi, si dice pronto ad incontrarlo presto  per conoscerlo di persona e per poter studiare insieme dei progetti pastorali comuni a beneficio dei fedeli della regione di Mosca. Il nunzio Mennini, in un'intervista rilasciata a Radio Vaticana afferma che questo gesto  conferma "un trend di collaborazione che non trova spazio soltanto a livello teorico, ma anche pratico". Il 24 gennaio proprio Radio Vaticana rende noto un invito rivolto da  Benedetto XVI° al Patriarca Alessio II° a partecipare alle celebrazioni che si apriranno in giugno a Roma per l'Anno Paolino. Da parte russa, pur esprimendo gratitudine, si definisce "prematura" tale visita che presupporrebbe un incontro con il Papa che ha bisogno di una preparazione approfondita.
    Piena identità di vedute si registra tra Russia e Santa Sede anche sulla questione dell'indipendenza del Kosovo. Benedetto XVI° il 2 febbraio riceve in udienza privata Fatmir Sejdiu, presidente della Provincia Autonoma serba del Kosovo. Nel successivo comunicato emanato dalla Sala Stampa vaticana si legge che l'udienza del Papa è servita "innanzitutto per esprimere la Sua vicinanza all'intera popolazione di quella terra, in cui il cristianesimo è presente sin dai primi secoli della nostra era" ribadendo l'auspicio affinché vengano garantite "sicurezza e rispetto dei diritti di quanto abitano in quella terra, perché si allontani definitivamente lo spettro del confronto violento e sia rafforzata la stabilità europea". Più chiaro l'allarme lanciato dell'arcivescovo Eugenio Sbarbaro, nunzio apostolico in Serbia che nel corso di un'intervista rilasciata a Radio Vaticana dice "che si è in una posizione molto difficile....c'è la possibilità che si possa sfociare in un altro Medio Oriente; spero di no, ma le premesse ci sono". Circa l'aspetto religioso della questione il diplomatico vaticano afferma che "ecumenicamente è una situazione molto delicata.... pensano che l'Occidente sia contro il loro paese perché sono ortodossi; credono che dietro questa posizione possano esserci i cattolici".
     Il 21 febbraio, quattro giorni dopo la dichiarazione d'indipendenza da parte del Kosovo, ricevendo in udienza il nuovo ambasciatore serbo presso la Santa Sede  il Papa esorta "tutte le parti ad agire con prudenza e moderazione" ricordando che "l'ubicazione geografica della Serbia al confine tra la cristianità orientale ed occidentale le dà un'opportunità unica di promuovere il dialogo ecumenico, mentre la sua familiarità con l'islam....apre a ricche possibilità per il progresso del dialogo interreligioso". In merito alla questione kosovara, nel corso del vertice Nato svoltosi ai primi di aprile a  Bucarest Putin ha poi accusato l'amministrazione americana di "violare il diritto internazionale" e, non a caso, il 7 aprile anche la Chiesa ortodossa russa, per bocca del patriarca Hilarion ha chiesto in maniera esplicita alla Santa Sede  di non riconoscere l'indipendenza del Kosovo giudicandolo un "errore che l'Europa pagherà caro".



Conclusioni


 i rapporti tra la Russia di Putin e la Santa Sede sono stati e sono tuttora caratterizzati da tanti fattori politici e religiosi diversi tra loro, ma su piani sovrapposti.
  La diplomazia vaticana dall'indomani della caduta del Muro di Berlino si è sempre mossa nella direzione di favorire la costruzione di un mondo che vedesse la presenza di più attori.
 D'altronde, storicamente il Papato si è sempre contrapposto al potere unico anche quando questo era rappresentato dall'Imperatore "cristiano", mentre la Russia, che ha sempre sofferto della sindrome da "accerchiamento" accentuata oggi dalla politica di espansione della Nato verso Est, è alla ricerca di nuovi alleati. Quindi piena  sintonia tra Vaticano e Mosca, con quest'ultima che in Europa guarda con interesse al rinato asse  franco-tedesco, ma anche al rafforzamento del ruolo dei paesi del cosiddetto "Gruppo Bric" (Brasile, Russia India e Cina). C'è poi da considerare che sia la Russia che la Santa Sede assistono con forte preoccupazione all'evolversi della situazione in Medio Oriente.
    Tutta la politica estera della presidenza Putin è stata incentrata sul dialogo con l'Islam. Da qui il  rilancio della cooperazione bilaterale con i paesi arabi sia del Golfo che di quelli nordafricani oltre alla difesa della politica iraniana. Mosca di recente ha sottoscritto dei contratti di cooperazione nei settori dell'energia e della tecnologia con il Cairo ed intende fare la stessa cosa anche con Baghdad. Di più, la Russia ha istituito l'ente "Russia- Mondo islamico", presieduto dall'ex primo ministro ed ex capo dei servizi di sicurezza Evgenij Primakov. La lotta contro il terrorismo di matrice fondamentalista islamica trova nella Santa Sede un alleato importante. Da parte sua il Vaticano è conscio del fatto che la Russia e più in generale il mondo ortodosso, per ragioni storiche, sono una componente insostituibile nel dialogo interreligioso e con l'Islam in particolare. 
    Inoltre la diplomazia russa è impegnata nell'organizzazione di una conferenza sul conflitto arabo-israeliano che porti risultati migliori di quelli conseguiti ad Annapolis sotto l'egida dell'amministrazione Bush. Mosca, attraverso il "Quartetto" guidato dal cattolico ex premier laburista inglese  Tony Blair, vuole giungere ad un accordo complessivo che impegni tutte le parti in gioco compresi Giordania ed Arabia Saudita. In tutto ciò, Putin ritiene fondamentale il ruolo di Israele. Anche qui il Papa, preoccupato per la sorte delle comunità cristiane mediorientali e soprattutto di quelle della  Terra Santa strette tra guerra, fondamentalismo islamico e crisi economica, non può che appoggiare la Russia che vuole tornare a svolgere quel ruolo di tutela degli ortodossi di Gerusalemme che fu dell'Impero Zarista.
    Per quanto riguarda i rapporti tra Vaticano e Chiesa ortodossa russa, come abbiamo visto, si registra dalla morte di Papa Woityla un vero e  proprio disgelo che non significa comunque un prossimo superamento di problemi storici quali il primato petrino e la secolare esistenza della Chiesa cattolica di rito greco molto forte in Ucraina e Romania che rendono molto dura la posizione russa nei confronti del cattolicesimo romano. Di più, con la fine del blocco sovietico, la Chiesa ortodossa russa, già di per se poco avvezza al concetto di "ecumenismo", si è trovata a fare i conti con due realtà per lei assolutamente nuove: la forte secolarizzazione della società ed il massiccio arrivo nei suoi territori di missionari non solo cattolici e di altre fedi religiose, ma anche di  sette protestanti.
    Va detto che la Chiesa cattolica ha destinato molte risorse finanziarie verso l'Oriente cristiano. Esiste anche una sconosciuta "Commissione Pro Oriente", presieduta dal Segretario di Stato vaticano. A Mosca funziona un importante ospedale voluto dalla Santa Sede. I maggiori donatori sono le conferenze episcopali tedesca, statunitense ed italiana per non parlare degli sforzi dell' organizzazione "Aiuto alla Chiesa che soffre", pubblicamente ringraziata da Papa Ratzinger e dalle autorità ortodosse. Secondo alcune stime il totale degli aiuti giunti in Russia ed Ucraina ammonterebbe tra i 50 ed i 70 milioni di dollari.(8) Un importante aiuto al dialogo tra cattolici ed ortodossi russi è comunque giunto dall'opera del nunzio l'arcivescovo Antonio Mennini, vero e proprio motore dell'Ostpolitik vaticana che mira a far sì che la Chiesa cattolica russa orienti sempre più la sua pastorale nei confronti dei cattolici di origine non russa. In tal senso, a nostro parere, va letta la scelta del metropolita di Mosca, Paolo Pezzi di recarsi nella "occidentale" città di Kaliningrad, in occasione della festività pasquali, quando avrebbe potuto incontrare per la prima volta il Patriarca Alessio.
     E a proposito dell'incontro di quest'ultimo con il Papa non si esclude che ciò possa avvenire in dicembre nella sede "neutrale" di Vienna. Non a caso Putin, nel corso della sua visita in Vaticano, ha evitato di parlare con Benedetto XVI° di viaggio a Mosca, ben sapendo quanto Alessio II° voglia mantenere direttamente i suoi rapporti con gli altri leader religiosi. E Papa Ratzinger, da fine diplomatico qual è, non è immediatamente interessato a recarsi a Mosca dove il 25 marzo è stata presentata presso la cattolica "Biblioteca dello Spirito" l'edizione russa della sua enciclica "Spe Salvi" con prefazione del metropolita Kirill.
     Le due Chiese sorelle hanno la consapevolezza che  nell'attuale fase storica è necessario, anche in vista del ritorno all'unità, l'impegno comune nell'opera di    nuova evangelizzazione dell'intera Europa. La mediazione di Vladimir Putin, il "Nuovo Costantino" è stata ispirata a questo fine.

      

Note

1) Giovanni Cubeddu, "Ma a Mosca siamo preoccupati" in "30 Giorni" n°3 2001
2) Ibidem
3) Ibidem
4) Ibidem
5) Gianni Valente "Il Papa a Mosca? Non è opportuno se non può abbracciare Alessio II°" intervista al Cardinale Walter Kasper in "30 Giorni" febbraio 2002
6) Il testo del discorso è nel "Il Regno- Documenti" n° 5 marzo 2004
7)  Angelo Macchi sj " Putin rieletto presidente della Federazione Russa" in"La Civiltà Cattolica" quaderno 3693, 1° maggio 2004
8) colloquio dell'autore con una fonte ecclesiastica cattolica che ha chiesto di mantenere l'anonimato.

                                             



       Pubblicato sul n. 2/2008 della Rivista di Studi Politici dell'Istituto di Studi Politici San PioV° (Roma).
    
   



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Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Settembre 2008 13:09
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